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Settantotto anni fa, la si abbatté sulle città e sui villaggi della , lasciando dietro di sé una capillare che ha segnato intere generazioni. Più di 500 villaggi e città furono completamente distrutti, eppure la palestinese ne ha conservato i nomi, mantenendoli vivi nella coscienza comune. Circa 750.000 palestinesi furono costretti a fuggire sotto la minaccia delle armi e dei massacri, tra cui quelli di e Tantura, che misero in luce la crudeltà sistematica inflitta ai civili e un piano deliberato per allontanare il popolo palestinese dalla propria terra.

Fotografie e documenti storici illustrano la portata della distruzione e dello sfollamento di massa. I vicoli si trasformarono in mattatoi umani; centinaia di palestinesi furono uccisi in atti di violenza strategici, progettati per svuotare le aree dei loro abitanti originari. A Tantura, i residenti si arresero dopo esecuzioni di massa, solo per essere rinchiusi in gabbie e fucilati. La loro resistenza continua a risuonare nei campi palestinesi, dove i palestinesi preservano la loro identità e la loro storia.

The story of us all, the memory of us all

In un’intervista esclusiva, il giornalista Azzam Al-Rais racconta a Kritica della Palestinian and the bond with the land: “The Nakba is not just a historical event or an image of displacement and destruction. It is the story of every Palestinian in the diaspora. We preserve the details of our homes and villages and pass them on to new generations to affirm that the right of return remains alive. Each generation learns from the one before it that calm non è una scelta; è un dovere verso la terra e la storia”. Al-Rais aggiunge: «La forza palestinese deriva dal riconoscere la verità e dal mantenere la memoria collettiva dei luoghi che i nostri antenati si sono lasciati alle spalle. Le nostre storie sono raccontate attraverso case abbandonate, documenti e gli alberi che hanno assistito agli eventi della Nakba. Viviamo con questo ricordo ogni giorno e lo instilliamo nelle nostre generazioni affinché rimanga vivo, fungendo da salvaguardia dell’identità del popolo palestinese».

Gli effetti della Nakba continuano a farsi sentire nelle città, nei villaggi e nella diaspora, con l’obiettivo di preservare l’identità palestinese nonostante lo sfollamento. Migliaia di palestinesi hanno vissuto nella diaspora, conservando i dettagli delle loro vite e dei loro ricordi, mentre si aggrappavano al sogno di tornare a Gerusalemme, Jaffa e . La loro resilienza dimostra che la Nakba non è un evento fugace, ma una serie di realtà che fanno parte della storia vivente del popolo palestinese.

The Palestinian key has become a symbol of identity and connection to the land, a sign representing trust and attachment to the right of return. Historical images – of destroyed alleyways, abandoned homes and land – confirm that the Nakba continues to affect every Palestinian, shaping generations' memories. Today, the calm takes new forms, from popular protests to of the history of every village and city, keeping the Palestinian cause alive in consciousness and daily practice.

It's my story too

Ricordo i miei anni d’ alle elementari, quando commemoravamo il Giorno della Nakba a scuola. Indossavamo l’abito palestinese ricamato da mia nonna e portavamo striscioni con i nomi dei nostri villaggi d’origine, sentendo ad ogni passo un profondo legame con la terra dei nostri antenati e la nostra ricca storia. Il mio villaggio d’origine, Al-Masmiya, era la casa della mia famiglia e di molte altre che furono per lo più sfollate a Gaza. Mio nonno ha mantenuto vivo il sogno del ritorno, stabilendo la sua famiglia in Iraq prima di tornare a Gaza nel 1995, desiderando essere sepolto nella sua terra natale. Oggi vivo a Gaza e ho vissuto le guerre fin dall’infanzia: dal 2008 al 2012, poi nel 2014, nel 2021 e gli eventi del 2023. Con ogni esperienza difficile e ogni fase di bombardamenti e di escalation, il mio senso di appartenenza e la mia identità si sono rafforzati. Ho trascorso gran parte della mia vita in tempi difficili, eppure il mio amore per la Palestina non è mai diminuito. Il mio orgoglio di palestinese e di rifugiata cresce di giorno in giorno, circondata come sono dai ricordi dei miei antenati e dalle esperienze del mio popolo, fiduciosa che arriverà il giorno del ritorno e della liberazione, e che riprenderemo ad abitare i nostri villaggi e le nostre terre, riportando la vita e la dignità in ogni angolo della Palestina.


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CREDITS: Middle East Monitor

Author

  • Eman Abu Zayed

    Translator and writer from Gaza. Collaborates with various magazines including Kritika and il manifesto.

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