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“Da un poeta si ha il diritto di aspettarsi la semplice decenza” è il titolo di un articolo che pubblica su Tribune, il 28 gennaio 1944, rispondendo alla missiva di un lettore, scritta in difesa della figura di . Un’occasione per una riflessione, tanto sintetica quanto ficcante, sul nesso fra opera e artista. La traduzione di tutti i brani della rubrica Orwell è a cura della traduttrice letteraria Anna Martini.


Abbiamo ricevuto una lettera in difesa di Ezra Pound, il poeta americano che si è convertito alla causa di Mussolini qualche anno prima della e ha condotto una vivace propaganda dalla radio di . L’autore della missiva, in sostanza, afferma che a) Pound non si è venduto semplicemente per denaro e b) quando ti imbatti in un vero poeta, puoi anche permetterti di ignorare le sue opinioni politiche.

Ora: è certo che Pound non si sia venduto unicamente per denaro. Mai nessuno scrittore lo fa. Chiunque metta il denaro al primo posto, sceglierebbe un mestiere più redditizio. Ma io ritengo probabile che Pound si sia venduto, in parte, per il prestigio, le lusinghe e per una cattedra universitaria. Nutriva l’odio più avvelenato per la come per gli , dove sentiva che i suoi talenti non erano stati apprezzati appieno, e ovviamente credeva che in tutti i paesi di lingua inglese fosse in atto una congiura contro di lui. Inoltre, in varie ingloriose circostanze, l’erudizione posticcia di Pound è stata smascherata, cosa indubbiamente difficile per lui da mandar giù. A metà degli anni Trenta, Pound cantava ormai le lodi del “Capo” (Mussolini) su un certo numero di giornali inglesi, compreso il trimestrale di Mosley[1]British Union (cui collaborava anche Vidkun Quisling[2]). Al tempo della guerra di Abissinia, Pound era ferocemente anti-abissino. Intorno al 1938 gli italiani gli hanno assegnato una cattedra in una loro università, e a guerra iniziata ha ottenuto la italiana. Che a un poeta, in quanto tale, si debbano perdonare le opinioni politiche, è una questione differente. È ovvio che non si dovrebbe affermare: “X la pensa come me, dunque è un bravo scrittore”, e da una decina d’anni la critica letteraria onesta è consistita in larga misura nel contrastare questa visione. Io, personalmente, ammiro diversi scrittori (Céline, per esempio) che sono passati al , e molti altri la cui visione politica mi trova fortemente contrario. Ma da un poeta si ha il diritto di aspettarsi la semplice decenza. Non ho mai ascoltato le trasmissioni radiofoniche di Pound, ma mi è capitato più di una volta di leggerle nei rapporti di monitoraggio della , ed erano intellettualmente e moralmente disgustose.

L’antisemitismo, per esempio, semplicemente non è una dottrina da persona adulta. Chi segue questo tipo di orientamento deve sopportarne le conseguenze. Ma con il nostro lettore condivido la speranza che le autorità americane non prendano Pound e non lo fucilino come hanno minacciato di fare. Questo, infatti, gioverebbe tanto al suo nome che potrebbe passare un secolo intero, prima di poter stabilire spassionatamente se nelle tanto discusse di Pound ci sia davvero qualcosa di buono.


[1] Oswald Mosley, fondatore della British Union of Fascists, formazione politica fascista e ultranazionalista attiva dal 1932 al 1940. (NdT)

[2] Ufficiale dell’esercito e fondatore nel 1933 del partito fascista norvegese. (NdT)

Author

  • “Tea and Tobacco,” George Orwell photographed by his friend Vernon Richards, 1945. Source: Orwell Archive, University College London, ORWELL/T/2/E/3.

    Pseudonym of Eric Arthur Blair (1903–1950). Born in India to a family of lower-middle-class British officials, he died of tuberculosis at just 46 years old. A writer, journalist, literary essayist, and politician, his writings underpinned the century of utopias and dystopias in which he lived, thanks to a critical insight and an ideal courage free from any doctrine or dogma, in pursuit of intellectual truth.

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