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«Un nuovo metodo per ottenere un potere della mente sulla mente, in una misura finora senza precedenti». Così Jeremy Bentham descriveva nel 1791 il Panopticon: una struttura circolare in cui i detenuti, rinchiusi lungo la circonferenza, possono essere osservati in ogni momento da una torre centrale senza sapere se qualcuno li stia davvero guardando. È l’idea di una sorveglianza permanente che finisce per trasformarsi in disciplina psicologica. Più di due secoli dopo, quel modello appare nei documenti progettuali del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPRO) che il vuole costruire a Castel Volturno, in provincia di Caserta.

In the papers, published by Invitalia per conto del Ministero dell’interno, si parla di moduli abitativi disposti radialmente, passerelle sopraelevate per la sorveglianza dall’alto, recinzioni alte fino a sei metri, filo spinato. Il centro dovrebbe sorgere nel Parco umido La Piana, sessantatré ettari di area protetta affidata al Reparto biodiversità dei carabinieri forestali. La gara pubblicata da Invitalia vale oltre 43 milioni di e prevede la realizzazione di una struttura da 120 posti entro circa diciotto mesi. Nella risposta all’interpellanza parlamentare presentata dal Movimento 5 Stelle, il Governo ha difeso il progetto sostenendo la necessità di dotare la di un CPR e ricordando che queste strutture rientrano tra le opere strategiche per la sicurezza nazionale, sottoposte a un regime derogatorio speciale anche sul piano urbanistico ed edilizio. 

Il riferimento al Panopticon ha riportato i CPR al centro del dibattito pubblico, come era già accaduto con il protocollo Albania o dopo rivolte, incendi e suicidi all’interno dei centri. Ma la non è una misura emergenziale né una novità politica: è una presenza stabile nell’ordinamento italiano dagli anni Novanta, anche se continua a muoversi in una zona grigia dove la privazione della libertà personale avviene in assenza di reato e attraverso un sistema che molti giuristi ritengono incompatibile con le garanzie previste dall’articolo 13 della Costituzione.

Detainees without having committed an offence

«Il trattenimento amministrativo è l’unica forma di privazione della libertà personale che avviene in assenza di reato», spiega Giulia Mentasti, assegnista di ricerca in diritto penale all’Università Statale di Milano. I CPR entrano nell’ordinamento con la legge Turco-Napolitano del 1998, che istituisce i Centri di permanenza temporanea e assistenza (Cpta) per trattenere le persone straniere destinatarie di un’espulsione non immediatamente eseguibile. Negli anni, il sistema cambia nome e si irrigidisce progressivamente: la Bossi-Fini del 2002 amplia il ricorso alla detenzione amministrativa, nel 2008 i centri diventano Cie, Centri di identificazione ed espulsione, mentre il del 2017 introduce l’attuale definizione di CPR. Parallelamente si allungano anche i tempi massimi del trattenimento, arrivati oggi fino a diciotto mesi, il limite massimo consentito dalla direttiva europea Rimpatri.

Formally, CPRs should only serve to enable repatriation when documents, identification, or agreements with the country of origin are lacking. «In theory, it's a residual measure,» observes Mentasti, continuing: «In practice, the person is deprived of their liberty not because they have committed an offence, but to facilitate expulsion.» The researcher recalls Article 13 of the Constitution, according to which any limitation of personal freedom must be regulated by law in the “cases and ways” provided. However, «while for prison there is a very detailed penal system, for CPRs there isn't.».

Personal freedom is inviolable.
No form of detention, inspection, or personal search is permitted, nor any other restriction of personal liberty, except by reasoned act of the judicial authority and only in the cases and in the manner provided for by law.
In exceptional cases of necessity and urgency, strictly indicated by law, the public security authority may adopt provisional measures, which must be communicated within forty-eight hours to the judicial authority and, if the latter does not validate them within the subsequent forty-eight hours, they shall be deemed revoked and shall cease to have any effect.
Any physical and moral violence against persons subjected to restrictions of liberty, in whatever way, is punishable.
The law sets the maximum limits for pre-trial detention.

Italian Constitution, Article 13.

Le condizioni concrete del trattenimento vengono infatti regolate da disposizioni amministrative del ministero dell’Interno e dai regolamenti interni dei singoli centri. Anche il controllo giurisdizionale rappresenta un’anomalia: la convalida del trattenimento spetta al giudice di pace. «È l’unico caso nel nostro ordinamento in cui sulla libertà personale decide un giudice onorario e non un magistrato togato».

Col tempo i CPR hanno assunto sempre più i contorni di un carcere parallelo per migranti, la cui selezione dei detenuti avviene attorno a un fumoso criterio di “pericolosità sociale”. «Di fatto nei CPR ci vanno persone considerate socialmente pericolose», spiega la ricercatrice, aggiungendo che la scarsità dei posti concentra il trattenimento soprattutto su persone straniere già passate dal carcere o coinvolte in procedimenti penali, spesso per reati legati alla marginalità sociale. Molti vengono trasferiti direttamente dal carcere ai centri dopo avere già scontato una pena o una misura cautelare: «Il CPR diventa una prosecuzione della detenzione penale senza le garanzie previste dall’ordinamento penitenziario, senza di sorveglianza e dentro strutture affidate in larga parte a gestori privati». Il risultato, secondo la giurista, è un sistema che finisce per associare immigrazione irregolare e pericolosità sociale, concentrando il controllo quasi esclusivamente sui corpi migranti e producendo una forma di dentro strutture formalmente amministrative ma sostanzialmente carcerario.

A privatised system

Inoltre, a differenza delle carceri, il sistema CPR è quasi del tutto privatizzato. «La gestione del CPR viene bandita», racconta di No ai CPR, rete nazionale di attivisti, medici, giuristi e associazioni che monitora le condizioni interne dei centri e diffonde online testimonianze, accessi ispettivi, documenti e denunce. «Gli enti gestori privati assumono direttamente medici, infermieri, psicologi e operatori sanitari, mentre la sicurezza resta affidata a un assetto ibrido condiviso con le forze di polizia» spiega. Negli anni diverse inchieste giudiziarie hanno riguardato proprio gli appalti dei centri, le condizioni materiali di trattenimento e la gestione sanitaria. «Quello che succede nei CPR non l’avremmo conosciuto senza il della società civile», sostiene Cocco. According to data cited by ActionAid, In 2024, over 7,000 people were transferred to Italian CPRs.

Dentro gli allegati di gara del CPR di Castel Volturno è presente un documento definito “cross check”, in cui il Ministero dell’interno confronta il progetto con le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura. È qui che il linguaggio amministrativo si fa più esplicito: si parla della necessità di «assicurare la possibilità di confinamento degli ospiti in casi particolari», di controllare i movimenti interni senza “interferenze”, di garantire una vigilanza «ad ampio spettro» attraverso la passerella sopraelevata. Nei documenti del Viminale il lessico della sicurezza si sovrappone continuamente a quello della detenzione penitenziaria, pur trattandosi formalmente di persone che non stanno scontando alcuna pena.

For Cocco, this is precisely what makes CPRs places «intrinsically pathogenic and psychopathic.» Not only because of the material conditions, but because of the continuous uncertainty they produce: people held without knowing when they will be released, if they will be repatriated or where they will be taken, without being able to invoke any protection instead provided for those detained for criminal purposes. «You are there and you don't know if you will be repatriated or not. Repatriations, moreover, are carried out in less than 50 per cent of cases.».

The No to CPRs denuncia da anni autolesionismo, sedazione farmacologica, abuso di psicofarmaci e deterioramento psichico diffuso all’interno delle strutture. «Almeno il 70 per cento delle persone trattenute ha uno psicofarmaco in terapia», sostiene Cocco, parlando di una «deriva manicomiale» favorita anche dalla gestione privatizzata dei servizi sanitari interni. Nei CPR, aggiunge, lavorano medici assunti direttamente dagli enti gestori privati che vincono gli appalti del Ministero dell’interno: «Questo crea una condizione di dual loyalty. On the one hand, you have a duty to protect the patient, and on the other, you are economically dependent on the operator and work within a structure controlled by the police.

Attorno al progetto di Castel Volturno si è formata una protesta che va oltre l’ politica. Il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha parlato della necessità di investire sul rilancio del territorio e non su nuove strutture detentive; l’arcivescovo di Caserta e Capua Pietro Lagnese ha criticato apertamente il CPR; associazioni territoriali e realtà cattoliche hanno denunciato il rischio di trasformare un’area già segnata da marginalità sociale in un nuovo spazio di confinamento. Ma per Cocco il problema non riguarda soltanto Castel Volturno: «Il CPR è patogeno per qualsiasi territorio».

Meanwhile, the Government is stepping up the expansion of the network. During Question Time in the Chamber of Deputies on 27 May, the Minister of the Interior, Matteo Piantedosi, announced the launch of procedures for six new CPRs: one in Campania — in all likelihood the one at Castel Volturno — two in Trentino-Alto Adige, one in Calabria, one in Tuscany and one in Emilia-Romagna. The minister took credit for the increase in repatriations and described the CPRs as facilities intended almost exclusively for individuals posing a danger to society: «90%» of those detained, he stated, «have been charged with drug offences», whilst some have previous convictions for robbery, violence, firearms offences or offences against the person. This narrative further reinforces the association between irregular immigration and social danger already highlighted by Mentasti, according to whom administrative detention ends up functioning as a selective mechanism focused primarily on migrants who have already been through the criminal justice system. At the same time, however, the figures cited by the Ministry of the Interior also reveal the increasingly structural nature of the system: the CPRs are no longer presented as residual and exceptional measures, but as a stable infrastructure to be expanded on a national scale.


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CREDITI FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO – 22 maggio 2026. Attivisti della “Rete Torinese contro tutti i CPR” partecipano alla manifestazione in ricordo di Moussa Balde, il giovane originario della Guinea morto suicida il 23 maggio 2021, presso il CPR di corso Brunelleschi a Torino.

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Author

  • Dario Morgante

    Born in Messina in 1998, he holds a law degree with a specialisation in criminal and environmental law. He is currently studying at the “Lelio Basso” School of Investigative Journalism in Rome and focuses on Palestine, repression, and social justice.

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