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“From today, Italy too has its own Mahmoud Khalil.” To draw this parallel It is Luigi Daniele,
Professore Associato di diritto internazionale all’Università del Molise e parte del Centre for Rights and Justice dell’università di Nottingham, mentre commenta la vicenda che in questi giorni sta interessando Mohamed Shahin, l’imam della moschea Omar Ibn Khattab di via Saluzzo a Torino, colpito da un provvedimento di espulsione dall’Italia. Khalil was arrested by US immigration last March., senza che avesse commesso reati, ma per la sua attività nell’organizzazione delle proteste studentesche a sostegno della . Una dinamica che ha, in effetti, più di un tratto in comune con quanto accaduto in Italia a Shahin.

Nella notte tra il 23 e il 24 novembre, infatti, Shahin è stato prelevato dalla sua abitazione e trasferito nel Cpr di Caltanissetta con un decreto di espulsione firmato dal ministro : un provvedimento motivato da “ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo”. Il suo permesso di soggiorno di lungo periodo è stato revocato. Al centro dell’atto amministrativo ci sono alcune frasi pronunciate il 9 ottobre scorso durante una manifestazione per la Palestina, interpretate dal come una legittimazione dell’attacco del 7 ottobre 2023.
Le frasi incriminate – viste come apologia dell’operato di Hamas – riportate nel decreto sono quelle che seguono: “Ho detto chiaro e questo lo ribadisco e vorrei dirlo ad alta voce, che noi siamo, io personalmente, sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Noi non siamo qui per essere con la violenza, ma quello che è successo nel 7 ottobre 2023 non è una violazione, non è una violenza”.

Nella stessa occasione, continua il decreto, ma senza riportare virgolettati riconducibili a Shahin, l’uomo avrebbe “legittimato lo sterminio di inermi cittadini israeliani, contestualizzandolo nella sequela di conflitti che dal 1948 a oggi ha segnato i rapporti tra Israele e i paesi arabi confinanti”. Shahin, come ricostruisce il provvedimento, ha esortato i giornalisti presenti a riportare integralmente il suo messaggio precisando “di non prendere un pezzo di quello che ho detto, e andare a dire ai [che] gli imam della moschea di via Saluzzo sostiene Hamas, per non dimenticare queste dodici guerre che hanno ucciso migliaia, migliaia e migliaia di palestinesi”.

How do I build you the criminal?

The decree then describes Shahin as a “radicalised” man, a “bearer of fundamentalist and antisemitic ideology”, close to the Muslim Brotherhood and in contact with “individuals known for a violent vision of Islam”, a “sufficiently serious threat to state security”, who is feared to be able to “facilitate terrorist organisations or activities, including international ones, in various ways”. A profile considered “a concrete, current and serious threat”, such as to outweigh, in the balancing of interests, his family ties and the twenty years spent in Italy. “The dramatic and painful events in the Gaza Strip cannot in any way legitimise incitement to hatred, foster intolerance, nor justify acts of violence of an antisemitic nature”, the decree concludes. Shahin's presence in Italy is finally described as “entirely incompatible with the democratic principles and ethical values that inspire the Italian system and demonstrates a total lack of social and cultural integration in the host country”.
Di tutto questo quadro, però, fanno notare gli avvocati che difendono Shahin, Gianluca Vitale e Fairus Ahmed Jama, non vi è traccia nei fascicoli giudiziari: l’uomo è incensurato e l’unico procedimento conosciuto riguarda una denuncia per blocco stradale durante un corteo dello scorso maggio, reato introdotto dal decreto Sicurezza, che è venuta fuori proprio all’emanazione del decreto. Tutto sembra essere partito da an article published by La Stampa become the pretext for a parliamentary question from Augusta Montaruli, in which the MP asks the ministry for checks and defines those phrases as a justification for violence, the dissemination of hate messages, and a serious danger to public order and national security.
On 11 October, Urged by Ansa, Shahin è tornato sulla polemica: non una giustificazione dell’attacco, ma un tentativo, ricostruito in modo non corretto dall’articolo de La Stampa, di inserire quella data in una “storia di violenze precedenti, guerre e occupazione”. L’imam si è espresso also on his Facebook profile with a post dated 12 OctoberAs a person of faith, I tried to transform that pain (for the Palestinian genocide, editor's note) in azioni pacifiche, in dove non ho mai appoggiato iniziative violente, di danneggiamento alla proprietà, e ho cercato sempre di promuovere l’ordine pubblico tra i manifestanti. Il supporto alla violenza e al terrorismo non ha mai trovato spazio né nella mia vita né in quella della islamica di San Salvario. Anzi, mi sono sempre fatto promotore dei valori sanciti dalla Costituzione italiana, con incontri in moschea dedicati alla lettura della stessa e con iniziative rivolte a condannare gli attentati compiuti negli ultimi decenni”.

A man of peace, a beacon in his neighbourhood

Anche la realtà torinese e la testimonianza di chi lo conosce stride con il profilo descritto dal ministero dell’Interno e nelle ultime ore si stanno moltiplicando gli attestati di solidarietà e le richieste di immediato rilascio della società civile. Descritto come un “uomo di pace e dialogo”, Mohamed Shahin è arrivato in Italia nel 2004, ha 47 anni, origini egiziane, è sposato e padre di due bambini. Nel capoluogo piemontese è noto come figura di dialogo interreligioso e presenza costante nelle iniziative del quartiere di San Salvario. Da anni sostiene cause a favore dei diritti palestinesi e ha una lunga storia di critica pubblica al regime di Al Sisi; proprio la sera della manifestazione incriminata, durante l’oratoria ha elogiato l’ex presidente egiziano Morsi «eletto dal popolo palestinese e ucciso dai sionisti in carcere», in contrasto con l’attuale presidente, «sionista, dittatore, criminale». Ed è proprio questo, sostengono gli avvocati, a rendere pericoloso un suo eventuale rientro in Egitto. Durante la convalida davanti al giudice di pace di Torino ha chiesto protezione internazionale; la richiesta però sarà ora valutata in Sicilia, circostanza che obbliga alla sospensione del decreto di espulsione. Ma gli avvocati di Shahin sono scettici, con molta probabilità verrà rigettata (was then effectively rejected, ed.).

The solidarity of the political, associative, and religious world

“If he goes to Egypt, he will certainly be tortured, we don't know if he will also be killed. And it is quite bizarre that the country of Giulio Regeni, where Patrick Zaki lives, does not realise that Egypt is that kind of place. Right now, it is forbidden to send a person like him to Egypt,” explained lawyer Vitale during a protest in front of the prefecture of Turin the morning after Shahin's arrest, where hundreds of people gathered, moved and in tears.
The city's response to what happened was immediate: pickets outside the prefecture and public appeals from many Turin-based organisations. Representatives from the Democratic Party, Five Star Movement, and the Alliance of Greens and Leftists have called for Shain's immediate release, supported by associations, and have presented a first joint written question. Five Star MP Stefania Ascari has therefore presented a second written parliamentary question. It states: “it appears necessary to clarify whether the measure was adopted on the basis of actual and documented security assessments or if it was a disproportionate decision, adopted in a context of strong political pressure.”.

A letter signed by Sermig, the Waldensian Church, the Diocesan Commission for Dialogue, Islamic communities, and Bishop Derio Olivero it was addressed to President Mattarella and Minister PiantedosiWe have learned with astonishment and concern of the arrest of Mr. Mohamed Shahin. The measure would have been carried out following some public statements by Mr. Shahin on October 7th – statements that the imam had already corrected. The potential expulsion of Shahin would put at risk not only years of fruitful peaceful coexistence, due to a measure of such gravity, but also the long and shared civil project in which the imam was personally involved, along with his community of faithful, both in the San Salvario district and in the city of Turin. The mosque in via Saluzzo has always been open and collaborative, hosting initiatives that have involved all communities, secular and religious. Among these, a dialogue meeting no later than last October 16th – a week after the demonstration of the controversial words – which had involved the Catholic church, the Waldensian church, the synagogue, and the mosque together., summarised in a statement which reads: “Da sempre impegnati nel dialogo e nell’accoglienza, non disconoscendo le differenze che ci caratterizzano, intendiamo proseguire nella pratica dell’ascolto e della conoscenza reciproca. Ci impegniamo altresì a contrastare ogni forma di odio, intolleranza, , antisemitismo, islamofobia e xenofobia, nella convinzione che occorra porre sempre in atto ogni tentativo per giungere a una soluzione pacifica dei conflitti che insanguinano il mondo. Crediamo che l’esempio della convivenza che da anni caratterizza la presenza delle nostre comunità in questo quartiere  possa essere una buona pratica anche per altre realtà e rimaniamo disponibili all’incontro e alla collaborazione di altre persone e comunità che vogliano affiancarci in questo cammino di pace e solidarietà nel nostro quartiere e nella nostra Città”.

Arci Torino highlights the arbitrary nature of the measure: “If such a justification were confirmed (that of the expulsion order, ed.), we would be facing a genuine punishment for an opinion crime, not a threat to security. This story once again shows a distorted use of state tools to suppress dissent.

Anpi also immediately expressed its view, with a Statement from the Nicola Grosa Centre. “We are concerned about what this arrest could mean for our neighbourhood; it would put at risk years, not only of peaceful coexistence, but of common planning. And we have our doubts, which we hope will be dispelled, that the objective might perhaps be precisely to isolate a community, the Islamic one.”.

Per la , il caso mostra “l’uso di strumenti amministrativi come forma di repressione del dissenso”. Il quartiere di San Salvario ha organizzato un presidio permanente “senza bandiere”, per difendere non una posizione politica, ma un membro della comunità “che ha contribuito alla convivenza”. Anche Torino Pride interviene: “A questo uomo si applica un trattamento estremo per aver espresso opinioni, magari provocatorie, ma opinioni. È un reato d’opinione?”. E il movimento transfemminista Torino: il corteo del 25 novembre, avvenuto poche ore dopo il prelievo dell’imam, ha più volte ricordato la vicenda con cori e slogan di sostegno, deviando anche il suo percorso per passare davanti al centro di preghiera gestito da Shahin.

Il movimento torinese per la Palestina, noto come coordinamento Torino per Gaza, di cui Shahin fa parte, denuncia come l’espulsione sia una mossa politica per colpire chi si batte per fermare il genocidio: “Sappiamo che Mohamed non è un caso, ma una chiara volontà politica: fermare chi in questi anni si è mobilitato contro il genocidio in Palestina. Mohamed è stato preso di mira non solo per il suo impegno politico ma anche perché Imam di una moschea di Torino. Ancora una volta, la propaganda islamofoba diventa strumento per zittire chi alza la voce e rifiuta di abbassare la testa. L’obiettivo è chiaro: fermare il grosso ed eterogeneo movimento per la Palestina”.

Thought crime

“Colpire uno per educarne cento”, hanno ricordato i manifestanti in piazza. Shahin è di certo l’anello debole del movimento non avendo la italiana, è sceso in piazza per due anni, sostenendo che la lotta anche nelle manifestazioni di città non deve passare dalla violenza: “Per me il grosso obiettivo è che il popolo palestinese conquisti la sua libertà. Dobbiamo essere dolci, calmi, sorridenti. Nessun tipo di violenza verrà mai accettato”, aveva dichiarato l’imam a La Stampa. “Mohamed ha sempre saputo di essere più attaccabile e ricattabile di altri a causa della sua fede, del colore della sua pelle, alla mancanza della cittadinanza, ma nonostante questo non si è mai sottratto dall’esporsi in difesa dei più deboli, delle persone più in difficoltà, dal suo quartiere di appartenenza fino a chi in Palestina subisce la brutalità del genocidio”, si legge nel comunicato del comitato nazionale per la sua liberazione che si è costituito a Torino. Il movimento BDS parla di provvedimento politico che “colpisce il diritto al dissenso e mette in discussione la tutela dei diritti fondamentali nel nostro Paese.”

The affair is set within an international climate where statements concerning the war in Gaza have frequently generated controversy. This was the case for UN Secretary-General António Guterres, who was criticised by Israel for speaking of “attacks that do not occur in a vacuum”. However, many public figures have been accused of relativising or improperly contextualising the violence of 7 October, and consequently, of inciting hatred and terrorism, as well as antisemitism. “The date of 7 October is used as the beginning of everything and to justify everything that has come after, the genocide itself. This is not a measure for Italian citizens and for the safety of Italian citizens,” explains Luigi Daniele. “Demonstrations against international crimes are legitimate, and if they are expressed through democratic dialogue, they are a prevention of terrorism. The expulsion measure against Shahin, however, encourages and exacerbates conflict in order to intimidate an entire world of mobilisations. If this applies to him today, tomorrow it will apply to all of us.”.

(article updated by the editorial staff on 29 November at 13:08)


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Author

  • Rita Rapisardi

    Rita Rapisardi is a freelance journalist. Her work is published in L'Espresso, Domani, il manifesto, and Corriere della Sera. She covers news from Turin for Radio Popolare.

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