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Una domanda ricorrente nel dibattito politico italiano è quella se il governo di estrema destra capitanato da Giorgia Meloni possa/debba essere definito “fascista”. La discussione su questo argomento risulta spesso capziosa e strumentale, un po’ come quella se sia corretto definire “genocidio” l’operato dello nei confronti del popolo palestinese. 

Per quanto riguarda l’utilizzo del termine “genocidio” in relazione all’azione israeliana a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, la risposta è semplice: sì, la comunità internazionale sta assistendo ad un genocidio, a meno che non si vogliano considerare carta straccia le caratteristiche individuate già negli anni 40 del secolo scorso dal giurista polacco di origine ebraica , che nel 1944 coniò il termine “genocidio”. Il lavoro di Lemkin – che fu anche consulente per l’accusa nel Processo di Norimberga – portò nel 1948 all’adozione da parte dell’ della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, che definisce la fattispecie giuridica del genocidio e che entrò in vigore nel 1951.

La Convenzione ha fatto propri gli elementi individuati da Lemkin come integranti il delitto di genocidio, la cui fattispecie giuridica è la seguente:

Ciascuno dei seguenti atti effettuato con l’intento di distruggere, totalmente o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:

  1.  Uccidere membri del gruppo;
  2.  Causare seri danni fisici o mentali a membri del gruppo;
  3.  Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
  4.  Imporre misure tese a prevenire le nascite all’interno del gruppo;
  5.  Trasferire forzatamente bambini del gruppo in un altro gruppo.

Appare difficile sostenere seriamente che questi elementi non siano ben presenti nella Striscia di Gaza e negli altri da Israele.

Di che parliamo?

Qui bisogna intendersi. Se si pensa di definire “fascista” l’operato del governo Meloni con riferimento all’estetica del ventennio, siamo fuori strada. Non sono immaginabili l’imposizione di un dress code in camicia nera e fez e nemmeno la reintroduzione del “sabato fascista”, con tanto di salto nel cerchio di fuoco. Nel primo caso, si infliggerebbe un duro colpo alla fiorente industria della moda “made in Italy”, mentre nel secondo si incontrerebbero difficoltà insormontabili dovute all’invecchiamento della popolazione. Almeno allo stato attuale, poi, sembra di difficile realizzazione un sistema a partito unico, che scontenterebbe prima di ogni altro la potente famiglia Berlusconi, giustamente gelosissima del proprio partito fatto in casa.

Per individuare le reali caratteristiche del nuovo fascismo può essere di grande utilità la lettura del saggio di Umberto Eco “Il fascismo eterno”. Come spiega l’autore nella prefazione del suo breve saggio, pubblicato da La nave di Teseo, “Il fascismo eterno è stato pronunciato in versione inglese a un simposio organizzato dai dipartimenti di italiano e francese della Columbia University il 25 aprile 1995, per celebrare la liberazione dell’Europa”. 

Nel testo vengono descritte una quindicina di caratteristiche di quello che Eco chiama, appunto, fascismo eterno o Ur-Fascismo ed è l’analisi di queste caratteristiche ad aiutarci nella definizione dell’operato del governo Meloni (e non solo) come pienamente ascrivibile alla categoria dell’Ur-Fascismo.

La prima caratteristica del fascismo eterno è il culto della tradizione, che non manca certamente nella retorica governativa. Ne consegue il rifiuto del modernismo, inteso come avversione verso l’Illuminismo e il razionalismo, che conducono inevitabilmente alla negazione delle società basate su Blut und boten, cioè su “sangue e terra”, ed anche qui direi che tale retorica abbonda nella propaganda razzista dei camerati di governo.

Il disaccordo è tradimento

L’ostilità verso ogni manifestazione di spirito critico è altro elemento costituente dell’Ur-Fascismo, per il quale il disaccordo è tradimento, poiché “l’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza”. E qui basterebbe ricordare l’atteggiamento della Presidente Meloni nei confronti della stampa e il martellamento ossessivo sulla “sicurezza” come problema principale del Paese, anzi, della Nazione, secondo il lessico giorgiano.

Naturalmente, l’Ur-Fascismo fa leva sulla frustrazione individuale e sociale presente in società complesse come quelle in cui viviamo, fatte di disuguaglianze sempre più accentuate e di declino/proletarizzazione delle classi medie. “A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. È questa l’origine del nazionalismo”.

Saltando alcuni capitoli della narrazione di Eco, si arriva ad un punto quantomai attuale e pregnante, se solo si pensa che è stato scritto più di trenta anni fa: “L’Ur-Fascismo parla la neolingua. La neolingua venne inventata da Orwell in 1984, come la lingua ufficiale dell’Ingsoc, il Socialismo Inglese, ma elementi di Ur-Fascismo sono comuni a forme diverse di . Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintesi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk show”.



A dieci anni dalla scomparsa del filosofo-semiologo, sarebbe necessario prendere sul serio le sue riflessioni. Inequivocabili tracce di fascismo eterno si ritrovano nella stretta attualità della nostra vita quotidiana. Come definire altrimenti i provvedimenti contenuti nell’ultimo (ennesimo) “”? Termini quali “fermo preventivo” e “blocco navale” dovrebbero far inorridire qualunque persona dotata di un minimo di coscienza democratica, così come il tentativo di stravolgere per via referendaria ben sette articoli della Costituzione repubblicana dovrebbe rendere evidente a tutti la natura di un governo il cui azionista di maggioranza mantiene amorevolmente nel proprio simbolo la fiamma tricolore degli eredi politici della di Salò. Ma la nostra opposizione parlamentare non sembra consapevole della gravità della situazione, tanto che sulla “sicurezza” capita spesso di sentire discorsi simili a quelli governativi da parte di esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.

Bisognerebbe avere il coraggio di dire che l’attuale destra di governo persegue – con metodi diversi e adeguati ai tempi – gli stessi obiettivi della destra eversiva degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Allora erano le nelle piazze e nelle stazioni e la strategia della tensione a seminare paura, insicurezza e tensione nella vita sociale, oggi lo stesso fine viene perseguito attraverso i media, i giornali e quei talk show di cui parlava già trenta anni or sono Umberto Eco. Non si tratta solo di distrarre l’attenzione dai problemi reali del Paese, ma di orientare la sensibilità di massa verso una dimensione di paura e insicurezza che porti al sostegno verso il progressivo smantellamento delle conquiste sociali e democratiche, in direzione di quelle forme di autocrazia che sono già realtà, o lo saranno presto, in gran parte del nostro mondo. Siamo ad un passo dall’affermazione dell’Ur-Fascismo. È ora di prenderne coscienza, di lasciarsi alle spalle le capziosità strumentali, come nel caso del genocidio in atto. È tempo di opposizione e di una nuova .

Author

  • Germano Monti

    As a former social worker, a firm Marxist, a human rights activist, and someone who loves Ireland and Palestine. In a nutshell, a scallywag.

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