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    è in politica da più di cinquant’anni. È stato dirigente comunista, sindaco di Salerno, deputato, ministro, presidente della , ora è di nuovo sindaco di Salerno. Il suo rapporto con la politica è così consolidato che fra cinquant’anni anche i suoi figli saranno in politica da più di cinquant’anni. Non so nulla di cose campane ma immagino che per resistere tanto a lungo tanto in alto non bastino le buone idee. Bisogna amare il potere, le sue maschere, i suoi interessi. Occorre muovere le leve, curare le filiere, praticare mille forme di scambio non sempre gradevoli alla vista. A un certo punto De Luca è diventato l’epitome dei cacicchi, ovvero degli accumulatori di potere locale di cui la segretaria del Pd Elly Schlein era decisa a liberarsi. Effettivamente di De Luca si è liberata, ma lui è ancora là. Avrà pensato che i democratici passano ma i De Luca restano, e così si è fatto rieleggere nella sua città d’origine.

    Perché De Luca è un caso di scuola di politico di governo. Da quasi quarant’anni comanda, amministra, cura il consenso. Diciamo pure, un caso di scuola di politico di potere.

    Immagino che tra i lettori di non siano molti i simpatizzanti di Vincenzo De Luca. E però. Che tempo viviamo? Personalmente sono convinto che abbia ragione Tomaso Montanari quando dice che il genocidio di Gaza è “il fatto più importante della nostra epoca”. Viviamo il tempo del genocidio di Gaza. Non capita spesso che i discrimini etici e politici siano così perfettamente allineati, così chiari, netti, abbaglianti. Si sta di qua o di là. Perché se i palestinesi di Gaza vivono il tempo del genocidio, noi qui, in Italia, in e in Occidente, viviamo il tempo della pavida accettazione del genocidio. Mentre a Gaza ammazzano tutti, la gran parte dei nostri politici di governo e di potere balbetta di “unica democrazia”, “diritto all’autodifesa”, “due popoli, due stati”.

    Vincenzo De Luca è uno dei pochi uomini di potere ad aver preso sul serio il genocidio di Gaza.

    Un Paese nostro alleato annienta un popolo inerme e incenerisce ogni presidio di diritto internazionale, e le nostre autorità ripetono formule vuote come se dovessero liberarsi di una seccatura. È uno spettacolo orrendo che fa scandalo ormai in tutte le lingue della nostra Unione. Ecco, Vincenzo De Luca è uno dei pochi uomini di potere ad aver preso sul serio il genocidio di Gaza. Quando parla non balbetta, se interviene (e interviene spesso) lo fa con convinzione, rabbia, determinazione.

    Si sta di qua o di là. Perché se i palestinesi di Gaza vivono il tempo del genocidio, noi qui, in Italia, in Europa e in Occidente, viviamo il tempo della pavida accettazione del genocidio.

    Non so se De Luca si attivi per Gaza su altri canali, io lo incontro su Instagram. Sono mesi che posta giudizi perentori su Israele, totalmente privi di quell’insensato pudore istituzionale che fa parlare di “critiche” al governo di Benjamin Netanyahu.

    Lassù, ai piani alti della nostra politica, non hanno ancora capito che “criticare” un governo per un genocidio è quasi come appoggiarlo. Perché, sebbene il termine “critica” si utilizzi spesso a sproposito, la è che le critiche si rivolgono solo agli amici.

    De Luca non critica. Denuncia, stigmatizza, prova orrore. Più Gaza è avvolta nel silenzio e più lui ne denuncia l’ignominia. Nel suo ultimo post ha valicato un’altra soglia, e si è scagliato contro il “governo nazista” di Israele. De Luca è un uomo di potere, di buon senso, pare che nemmeno in gioventù simpatizzasse per tesi radicali. Nelle sue intemerate sul genocidio non denuncia il , non invoca lo smantellamento della . Eppure parla del “governo nazista” di Israele. Non come farebbe uno storico attivista propal, ma così, come ne parlano milioni di persone nel mondo. Nei suoi brevi video, Vincenzo De Luca solleva lo scandalo delle stragi, della vita violata, dei massacrati. Lo fa con il suo classico stile da sceriffo, come quando durante i tempi del Covid diceva ai festeggianti “vi mandiamo i carabinieri con il lanciafiamme”. E in milioni lo seguono, in decine di migliaia si spellano le mani. Sembra incredibile che un uomo di potere, così chiaramente abituato a comandare, possa stare dalla nostra parte. Che possa chiamare azzeccagarbugli chi ancora dibatte sulla parola genocidio, o possa appellarsi al sentimento di umanità per ricoprire di vergogna gli assassini di decine di migliaia di civili. Che possa insomma ricordarci un tempo, non molto tempo fa, in cui tutto questo avrebbe suscitato repulsione in tutti, non solo in noi.

    Si potrebbe obiettare che De Luca attacca Israele perché sa che questo gli porta consenso, che in Campania l’avversione per gli stragisti è più pronunciata che altrove, che così ha vinto le e le vincerà ancora. Ma questo vale per tutti. È almeno un anno che i sondaggi mostrano come la stragrande maggioranza degli italiani trovi insopportabile il comportamento di Israele a Gaza. Ma allora perché, da von der Leyen a Meloni a Tajani e giù andare, in così pochi attingono a questo consenso a portata di mano? Evidentemente perché a legare i nostri governanti a Israele ci sono vincoli più importanti del consenso. Gli stessi vincoli culturali, economici, imprenditoriali, militari che impediscono ai nostri mainstream di prendere posizione, e che, dopo due anni e mezzo di genocidio, ancora impongono al Corriere della Sera di intervistare il presidente israeliano Isaac Herzog senza porgli una singola domanda sui massacri di Gaza (e sul massacro di quasi trecento colleghi!).

    È almeno un anno che i sondaggi mostrano come la stragrande maggioranza degli italiani trovi insopportabile il comportamento di Israele a Gaza. Ma allora perché, da von der Leyen a Meloni a Tajani e giù andare, in così pochi attingono a questo consenso a portata di mano?

    Quante ne avrebbe da raccontare De Luca. Quante ne avrà fatte in vita sua. Eppure ha deciso di non rispettare quei vincoli. Con i suoi post furibondi fa capire che c’è un limite a tutto, anche alla brama di potere, al suo esercizio, alla sua oculata gestione. E che quello che succede a Gaza quel limite lo supera di molto.

    Ovviamente Vincenzo De Luca non è l’unico politico a essersi schierato dalla parte della sofferenza palestinese contro la crudeltà israeliana. Ma è uno dei pochissimi uomini di potere ad avere bruciato tutti i ponti con il conformismo criminale che ha permesso e permette il genocidio. Nei post in cui non si occupa di Gaza, De Luca parla soprattutto di sicurezza e inveisce contro ladruncoli, senza dimora, rovistatori della spazzatura. È un vero pezzo di potere di questa nostra Italia 2026. Ma è un un pezzo di potere che su Gaza la pensa, la sente e la soffre come noi. E se Gaza oggi è il discrimine (lo è), è giusto che la sua rivolta generi consenso, entusiasmo e ulteriore rivolta. Speriamo che altri cacicchi ne seguano presto l’esempio.


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    Autore

    • Raffaele Oriani

      Raffaele Oriani (Trieste, 1965), giornalista, è stato caporedattore del mensile Reset, redattore di Iodonna-Corriere della Sera e per 12 anni collaboratore del Venerdì di Repubblica da cui si è allontanato in dissenso rispetto alla copertura dello sterminio di Gaza da parte del gruppo Repubblica. Tra i suoi libri: A nord. Volti e storie dal tetto d'Europa (Editori Riuniti, 2000), I cinesi non muoiono mai (Chiarelettere, 2009), Gaza, la scorta mediatica (People editore, 2024), Hassan e il genocidio (People editore, 2025), Il popolo meraviglioso (People editore, 2025).

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