Thursday 02/07/2026, 17:19
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Mohammed Ma’rouf non ha neanche sei anni. Un anno fa è sopravvissuto a un attacco aereo israeliano. Di lui ha scritto su Instagram la fotografa Haneen Salem, con cui Hamed Sbeata si è recato a visitarlo: “si è presentato oggi davanti a me fuori dalla sua tenda […], con il corpo fragile, il viso pallido, le cicatrici del fuoco ancora impresse nella sua pelle esattamente come le ho viste un anno fa, quando le fiamme hanno divorato il suo piccolo corpo all’interno di una scuola per a Jabalia dopo un brutale attacco aereo”. Oggi Mohammed è sfollato a . Dal giorno in cui è sopravvissuto all’attacco non ha più parlato.

© Hamed Sbeata
© Hamed Sbeata
© Hamed Sbeata
© Hamed Sbeata

Da quel giorno, Mohammed non ha più pronunciato una sola parola; “Il suo silenzio è diventato un muro che lo separa dal mondo, e il suo sguardo è affogato in un dolore troppo grande per il linguaggio. I suoi occhi nascondono un urlo che non ha mai trovato una via d’uscita e l’innocenza dei suoi lineamenti è stata rubata troppo presto”, ha scritto . Al trauma per il bombardamento e l’ustione, ora si è aggiunta la . La giornalista , durante l’iniziativa “Gaza: Il silenzio che urla” a Milano, il 14 luglio scorso, raccontando la sua esperienza di chirurga cardiopediatrica volontaria a ha detto: “Un’intera generazione di di Gaza si è vista scippare l’“. L’infanzia di Mohammed è finita con quel bombardamento. A soli sei anni ha lo sguardo di un adulto, la tristezza di un anziano. Questo è ciò che vivono i bambini e le bambine, oggi, dentro il cimitero a cielo aperto che è diventata Gaza. La loro infanzia è finita per sempre, per volere e complicità di intere generazioni di adulti di tutto il mondo che stanno consentendo alla prosecuzione delv . Generazioni di donne e uomini la cui miseria etica e la cui ignavia politica, se mai arriverà a essere raccontata, non sarà comunque mai raccontata abbastanza.

Author

  • Hamed Sbeata

    I was born in 2001 and am from Gaza. A director and cinematographer, I have worked extensively as a media producer for numerous television channels and agencies. I never expected to become a war photographer. I ventured into the difficult period we are currently experiencing to tell what people are living through here, and to produce stories and documentaries about the human reality of Gaza.

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