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Mohammed Ma’rouf non ha neanche sei anni. Un anno fa è sopravvissuto a un attacco aereo israeliano. Le fiamme hanno divorato il suo corpo mentre si trovava dentro una scuola divenuta un rifugio per sfollati, a Jabalia. Dal giorno in cui è sopravvissuto all’attacco non ha più parlato.
L’infanzia di Mohammed è finita il giorno del bombardamento. A soli sei anni ha lo sguardo di un adulto, la tristezza di un anziano. Questo è ciò che vivono i bambini e le bambine, oggi, dentro il cimitero a cielo aperto che è diventata Gaza, per volere e complicità di intere generazioni di adulti di tutto il mondo che stanno consentendo alla prosecuzione del genocidio palestinese. Generazioni di donne e uomini la cui miseria etica e la cui ignavia politica, se mai arriverà a essere raccontata, non sarà comunque mai raccontata abbastanza.







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