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Lunedì 11 agosto a Tel Aviv il sacerdote Don Nandino Capovilla, parroco a Marghera (Venezia), esponente dell’associazione Christi Italia da sempre attiva nel movimento pacifista e nonviolento, si è visto negare l’ingresso in Israele dalle autorità di frontiera, per ragioni di non meglio specificata nazionale. Era parte di un gruppo che, guidato dal vescovo di Venezia presidente di Italia Giovanni Ricchiuti, avrebbe dovuto partecipare a un tradizionale pellegrinaggio di giustizia e pace interreligiosa e fra laici, parte del progetto “Ponti, non muri” di cui Capovilla è un coordinatore. Capovilla è da sempre molto schierato a fianco del popolo palestinese, molto critico nei confronti dell’operato di Israele, trasparente e controcorrente nelle sue posizioni. Prima di essere rimpatriato nel cuore della notte, ha trascorso qualche ora in trattenimento amministrativo. Dall’inizio di gennaio di quest’anno, Israele ha reso molto più severi i criteri di ingresso nel territorio nazionale, riservandosi il diritto di respingere la richiesta già dal Paese d’origine – è necessario compilare un modulo di richiesta ingresso prima della partenza – o all’arrivo in aeroporto. Una misura che spesso diventa punitiva nei confronti di persone che hanno espresso idee critiche nei confronti del o del regime di apartheid nei confronti dei palestinesi.
La notizia dell’espulsione di Capovilla ha suscitato immediate prese di posizione e solidarietà da parte di tutto il mondo impegnato nel , nella e nella cooperazione (non altrettanto da parte delle istituzioni). Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina, in una tavola rotonda ha spiegato cosa questa vicenda significa in relazione alle sorti del popolo palestinese: la volontà di isolare ancora di più i palestinesi, di impedire che arrivi loro la solidarietà del mondo. Ringraziandola, pubblichiamo qui integralmente il suo intervento.

L’espulsione di Don Nandino Capovilla da Israele è uno degli ennesimi crimini che Israele sta commettendo, l’ennesima violazione del diritto internazionale. Ma, soprattutto, rivela il piano di isolare completamente il popolo palestinese da ogni relazione con l’esterno. Impedire l’ingresso ai volontari, a chi professa la fede nell’umanità e nella giustizia, nelle relazioni sociali con tutti e tutte, significa che vogliono isolare i palestinesi, vogliono lasciarli soli, alla mercé non di un governo democratico israeliano, ma di un governo che rappresenta le tribù, le tribù di Israele. fa appello ad Amalek: deve distruggere i nemici, squarciarli, eliminarli tutti. È una società malata quella di Israele. Dobbiamo salvarla da sé stessa. Ma soprattutto dobbiamo salvare il popolo palestinese dal genocidio a , dall’orribile pulizia etnica in tutta la Palestina; fermare i messianici fondamentalisti, che dicono che quella terra è loro per diritto divino. Basta. Basta ingiustizie: fermiamo Israele. Sanzioni: Israele deve uscire da tutte le istituzioni internazionali. I nostri governi dovrebbero chiudere ogni ambasciata con Israele, ma soprattutto non vendere più armi.

Don Nandino non si fermerà. Come non ci fermeremo noi che crediamo profondamente nell’umanità, nei valori universali, in chi ha detto, dopo la Seconda guerra mondiale, “Mai più a nessuno, mai più a nessuno”. Salviamo il popolo palestinese, salviamo Gaza, salviamo la Cisgiordania, ma tutti i paesi coi quali Israele fa la guerra. Basta riarmo. Questa Europa deve continuare – se mai l’avesse fatto – ad abbracciare il diritto internazionale, non a farlo morire sotto le di Gaza. Don Nandino continuerà, noi continueremo; non possiamo fermarci, non possiamo permetterci il lusso della disperazione, dell’impotenza.
Siamo tanti, siamo forti, uniamoci, e insieme diciamo “dal fiume al mare, tutte, tutti liberi e uguali”.

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