La Proposition de loi Yadan — ufficialmente intitolata “Proposition de loi visant à lutter contre les formes renouvelées de l’antisémitisme” — è il testo con il quale la dottrina sionista cerca, entrando a gamba tesa, di diventare obbligo di legge, criminalizzando qualsiasi dissenso politico ed equiparando la lotta contro il regime di apartheid israeliano al terrorismo, nel nome del solito – ormai svuotato di qualsiasi senso, sia storico sia attuale – contrasto all’antisemitismo.
Nonostante i cittadini francesi abbiano dato vita in tempo record a una petizione ufficiale al Parlamento per bloccarne l’iter, che ha raggiunto in pochissime settimane la cifra record di 700mila firme, la Commissione Leggi, ieri 15 aprile 2026, ha deciso di non prendere in considerazione questa forma di espressione popolare, e di non concedere un dibattito formale, procedendo spedita verso l’esame del testo.
Caroline Yadan, una sionista estremista
Deputata macronista, eletta fra i Francesi all’estero nella circoscrizione che comprende anche Israele oltre a Italia, Grecia, Turchia, Cipro, Malta e Palestina, Caroline Yadan è una sostenitrice esplicita e fervente di Israele e si è distinta per i numerosi atti di persecuzione contro le personalità più esposte nella lotta contro il genocidio dei palestinesi. Nel febbraio 2026, ha promosso e fatto firmare da oltre 60 parlamentari una lettera indirizzata al governo francese per chiedere la revoca immediata del mandato ONU di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, definendo le sue dichiarazioni «retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite». Ha sporto denuncia contro la deputata europea franco-palestinese Rima Hassan, chiedendo la revoca della sua immunità parlamentare per «apologia del terrorismo e istigazione all’odio razziale». Rima Hassan è stata arrestata, e poi rilasciata, all’inizio di aprile del 2026, per il retweet di una citazione di uno storico militante per la resistenza palestinese degli anni ’70 del ‘900. Yadan ha anche preso le distanze dal suo stesso partito e dal presidente Macron riguardo all’iniziativa di riconoscere lo Stato palestinese, definendola dannosa per il Medio Oriente e per la Francia.
Le sue azioni hanno ottenuto effetto: i macronisti la assecondano nel suo estremismo, e di fatto stanno cooperando con l’estrema destra per portare a casa una delle leggi più autoritarie e liberticide mai ideate sul suolo francese, ed europeo, da che siamo in democrazia. Una legge spalleggiata dal Rassemblement National lepenista, e dalle più importanti associazioni della comunità ebraica, in particolare il Conseil Représentatif des Institutions juives de France. L’alleanza di ferro fra estremisti di destra, estremisti liberali e comunità ebraiche filo-israeliane si conferma dunque un trend internazionale, che vige in tutto il mondo occidentale, in Francia tanto quanto in Italia e altrove.
Cosa dice la legge
Depositata a novembre del 2024, la legge Yadan è poi stata ampiamente emendata. Nella versione adottata dalla Commissione Leggi il 20 gennaio 2026, il testo si compone di quattro articoli fondamentali.
Il primo articolo modifica la legge del codice penale francese che punisce l’apologia del terrorismo, puntando all’equiparazione di fatto fra resistenza e terrorismo, e dunque a punire qualsiasi opinione di sostegno alla resistenza come apologia di terrorismo.
Ecco il raffronto fra la versione attuale e come sarebbe modificata dalla legge:
| Versione attuale | Versione modificata |
| Il fatto di incitare direttamente ad atti di terrorismo o di fare pubblicamente apologia di tali atti è punito con cinque anni di reclusione e 75.000 € di multa. Le pene sono portate a sette anni di reclusione e a 100.000 € di multa quando i fatti sono stati commessi utilizzando un servizio di comunicazione al pubblico online. Quando i fatti sono commessi tramite la stampa scritta o audiovisiva o la comunicazione al pubblico online, si applicano le disposizioni particolari delle leggi che regolano tali materie per quanto riguarda la determinazione delle persone responsabili. | Il fatto di incitare pubblicamente, anche in modo implicito, ad atti di terrorismo o di fare pubblicamente l’apologia di tali atti, di minimizzarli o banalizzarli in modo eccessivo, è punito con cinque anni di reclusione e 75.000 € di multa.Il fatto di presentare atti di terrorismo come atti di legittima resistenza costituisce una circostanza aggravante. *Le pene sono aumentate a sette anni di reclusione e a 100.000 € di multa quando i fatti sono stati commessi utilizzando un servizio di comunicazione al pubblico online. Quando i fatti sono commessi tramite la stampa scritta o audiovisiva o la comunicazione al pubblico online, si applicano le disposizioni particolari delle leggi che regolano tali materie per quanto riguarda l’identificazione dei responsabili. |
Il secondo articolo introduce un nuovo reato all’interno di quelli di istigazione alla violenza previsti dalla legge sulla libertà di stampa. Il reato introdotto è quello di utilizzo dei mezzi di comunicazione, compresi volantini, cartelloni, manifesti, discorsi pubblici, oltre che attraverso i media, per “incitare pubblicamente, in violazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione e degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, alla distruzione di uno Stato riconosciuto dalla Repubblica francese”.
La dicitura “uno Stato riconosciuto dalla Repubblica francese” comprende, sulla carta, anche lo Stato di Palestina. Paradossalmente, invece, non avendo mai la Francia riconosciuto, per esempio, Taiwan, per esempio, come Stato indipendente, chiunque negasse l’autodeterminazione dei cittadini taiwanesi non incapperebbe nel minimo reato.
La libertà di opinione ed espressione politica dei cittadini francesi riguardo alla politica internazionale risulta dunque vincolata alle decisioni diplomatiche prese dai loro governi. Un indipendentista basco, corso o catalano che non riconoscessero legittimi gli Stati contro i quali si battono diventerebbero automaticamente terroristi, in base a questa legge, anche non avendo mai preso parte ad alcun atto terroristico.
Il dibattito politico viene così ucciso. Non ci sarà più la possibilità di discutere di argomenti scottanti, complessi, compreso per prendere le distanze da alcune idee, o per ritenere alcune opinioni aberranti. Ma aberrante non significa criminale.
Il terzo articolo della Loi Yadan consente alle associazioni antirazziste riconosciute di costituirsi come parte civile per tutti i reati a sfondo razzista, non più soltanto per quelli che comportavano il crimine specifico nei confronti di una vittima. In sostanza, le associazioni di pressione e lobby hanno la possibilità di costituirsi direttamente come parte lesa anche verso i reati d’opinione stabiliti dalla legge Yadan stessa. L’aggravante razzista non riguarda più solo la vittima di un delitto, dunque non è più solo a difesa del cittadino in quanto tale, ma diventa una componente ideologica.
Il quarto articolo, infine, amplia la fattispecie del reato di negazionismo nei confronti dei crimini contro l’umanità. Non di tutti, però, ma solo di quelli considerati tali dalla legge sulla libertà di stampa. Ecco quale sarebbe la sua nuova formulazione, nel caso che la legge passasse:
“Saranno puniti […] coloro che avranno contestato, con uno dei mezzi di cui all’articolo 23, l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità quali definiti dall’articolo 6 dello statuto del tribunale militare internazionale allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945 e che siano stati commessi sia dai membri di un’organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell’articolo 9 di detto statuto, sia da una persona riconosciuta colpevole di tali crimini da un tribunale francese o internazionale. Tale reato sussiste qualora vi sia negazione, minimizzazione o banalizzazione eccessiva dell’esistenza di tali crimini.”
Minimizzare o “banalizzare eccessivamente” i crimini nazisti sarà un reato. Minimizzare, negare, banalizzare eccessivamente il genocidio palestinese, o quello bosniaco, o quello degli uighuri , o quello commesso contro le tribù native americane, non sarà un reato.
La dicitura “banalizzazione eccessiva” è poi talmente vaga che potrebbe passare come una banalizzazione eccessiva anche il paragrafo appena precedente a questo.
Addio alla libertà d’espressione
La loy Yadan nella versione originaria era un testo ancora più violentemente repressivo e liberticida di questo. Il Consiglio di Stato aveva emanato un parere consultivo zeppo di avvertimenti sui rischi di violazione della libertà di espressione e di opinione, e sottolineato che il diritto vigente consente già di sanzionare gli atti antisemiti.
Vale la pena notare che nel testo di legge, eccettuato il titolo della legge testa, in verità non si parla mai di antisemitismo in quanto tale, né si fa diretto riferimento alla definizione dell’IHRA.
Anche per questa ragione, più che con l’attuale DDL Romeo in discussione alla Camera dopo il voto al Senato – legge che non prevede profili penali e agisce su tutt’altro piano rispetto a questa –, il raffronto con le leggi italiane andrebbe fatto con il DL Sicurezza, che ha ampliato in modo talmente sconsiderato la fattispecie terroristica da rendere reato anche il cosiddetto “terrorismo della parola”, come nel caso della condanna inaudita comminata al cittadino palestinese Ahmad Salem dal Tribunale di Campobasso, solo perché aveva sul suo telefono alcuni video della resistenza palestinese, girati migliaia di chilometri da dove si trova, in un Paese che sta subendo un’occupazione illegale e un genocidio.
Come ha detto il giudice antiterrorismo Marc Trévidic, che si è occupato dei processi per gli attentati a Charlie Hebdo e al Bataclan: “Il terrorismo è un metodo, non sono opinioni”. Non secondo il nuovo corso autoritario degli Stati europei. “La libertà d’espressione diventa una libertà sorvegliata con il braccialetto elettronico”, ha dichiarato il giudice a L’Humanité.
La legge Yadan consente la criminalizzazione di ogni forma di dissenso politico riguardo alla condotta e alle lotte per l’autodeterminazione dei popoli; di fatto lo circoscrive al solo perimetro stabilito dall’azione diplomatica dei governi, impedendo di esprimere le proprie opinioni, battersi per le proprie convinzioni, equiparando le idee a crimini, cioè mettendo sullo stesso piano la parola e i fatti; amplia inoltre a dismisura la possibilità delle lobby e dei gruppi di pressione identitari più potenti di zittire e schiacciare la libertà di azione politica dei propri avversari. Per questo è anche una legge pericolosa, che rischia di infiammare l’odio sociale nella realtà francese, creando un grave attrito fra comunità filo-israeliana e una cittadinanza che, a livello popolare, è fra le più sensibili sul Pianeta alla lotta e alle sofferenze del popolo palestinese, come dimostra anche il successo inaudito della petizione contro la legge Yadan e di quella rivolta alle istituzioni europee per revocare gli accordi UE-Israele.
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CREDITI FOTO: Europalestine

Giornalista, fondatrice di Kritica.it. Puoi leggere suoi articoli e saggi su MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. Ha vinto diversi premi fra cui il Premio Luchetta – Stampa italiana nel 2022.

