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Una «sperimentazione» che «rappresenta una risposta concreta alle nuove sfide della sicurezza e segna un passaggio di grande rilevanza per la Difesa italiana e per l’Alleanza Atlantica». Con queste parole il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presentato la Task Force X – Central Mediterranean, il programma con cui la NATO, in queste settimane, sta sperimentando nel Salento nuove tecnologie militari, sistemi autonomi e piattaforme senza pilota.
Il progetto di una struttura continua di sperimentazione sulle armi
Dal 22 giugno fino a oggi 10 luglio, infatti, il poligono di Torre Veneri, nel Leccese, e le acque dell’Adriatico meridionalUna «sperimentazione» che «rappresenta una risposta concreta alle nuove sfide della sicurezza e segna un passaggio di grande rilevanza per la Difesa italiana e per l’Alleanza Atlantica». Con queste parole il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presentato la Task Force X – Central Mediterranean, il programma con cui la NATO, in queste settimane, sta sperimentando nel Salento nuove tecnologie militari, sistemi autonomi e piattaforme senza pilota.
Dal 22 giugno, infatti, il poligono di Torre Veneri, nel Leccese [già al centro di più inchieste in passato per la presenza sia di uranio impoverito, infine esclusa, sia di inquinamento da metalli pesanti, ndr], e le acque dell’Adriatico meridionale sono diventate il banco di prova di una delle più avanzate esercitazioni tecnologiche dell’Alleanza Atlantica. Ma il ministro guarda già oltre l’iniziativa che dovrebbe concludersi il 10 luglio. L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare l’iniziativa in una «struttura continua», dove «Forze armate, industria della difesa, ricerca e innovazione possano sviluppare insieme le tecnologie del futuro».
Promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT) e guidata dallo Stato Maggiore della Difesa, coinvolge unità militari di Italia, Stati Uniti, Croazia, Slovenia e Lettonia e si aggiunge alle già avviate iniziative Task Force X Baltic e Task Force X Arctic. Come emerge dal comunicato congiunto tra NATO e Ministero della difesa, sul terreno operano oltre cento sistemi senza pilota – droni aerei, terrestri, navali e subacquei – affiancati da velivoli radar, piattaforme di intelligence e sistemi di sorveglianza. I test in corso rappresentano al meglio la progressiva normalizzazione della dialettica e delle politiche belliciste che hanno già abbondantemente preso piede all’interno dei confini europei.
Esperimenti sul “fianco sud”
Durante il vertice dell’Aja del 2025, i Paesi membri hanno concordato un percorso di incremento degli investimenti in armamenti (ribadito anche ad Ankara nei giorni scorsi), mentre la Commissione europea ha presentato nuovi strumenti finanziari destinati a rafforzare l’industria militare del continente. In questo quadro, l’iniziativa salentina rappresenta il primo esperimento del nuovo modello operativo dell’Alleanza sul cosiddetto “fianco sud”. Uno dei tasselli della trasformazione della postura militare euro-atlantica in un’ottica profondamente bellicista e prona innanzi all’industria bellica.
D’altronde, le stesse fonti militari confermano la presenza di aziende impegnate nella sperimentazione operativa, «con l’obiettivo di accelerare il trasferimento delle innovazioni tecnologiche verso le forze armate». È proprio questa integrazione tra apparato militare, ricerca e imprese che Crosetto ha indicato come il futuro della difesa italiana, immaginando una struttura permanente dove sviluppo tecnologico e sperimentazione possano procedere insieme. La corsa agli armamenti, insomma, non solo è già iniziata da tempo ma propaga i suoi effetti sui territori nazionali, trasformandosi in suoni, immagini e mutamenti reali nelle vite di un Paese – l’Italia – del tutto asservito e al contempo promotore della crescente militarizzazione del continente europeo.
«La Task Force X segna un ulteriore passaggio nella trasformazione del Mediterraneo in un laboratorio permanente della NATO, dove vengono sperimentate tecnologie e dottrine destinate ai futuri scenari di guerra», dichiara a Kritica.it Antonio Mazzeo, giornalista e analista. «I war games sono sempre più spesso occasioni per testare sul campo sistemi destinati alla futura produzione e commercializzazione», continua. Per Mazzeo non è casuale nemmeno la scelta del luogo. Gran parte delle attività si svolgono infatti nel poligono di Torre Veneri, lungo un tratto della costa salentina caratterizzato da un elevato pregio ambientale e già interessato da esercitazioni militari.
L’iniziativa si inserisce in una geografia ormai consolidata della presenza militare nel Mezzogiorno, che permette di parlare di una vera e propria «questione meridionale bellica».
Sicilia, Sardegna e Puglia ospitano alcune delle principali infrastrutture strategiche italiane e statunitensi nel Mediterraneo. In Sicilia si concentrano la Naval Air Station di Sigonella, il sistema satellitare MUOS di Niscemi e, in futuro, come dichiarato, avrà sede presso l’aeroporto di Trapani-Birgi il primo e unico centro di addestramento di piloti F-35 fuori dagli Stati Uniti. Proprio Sigonella è tornata nelle ultime settimane al centro del dibattito politico dopo che il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato che circa 500 velivoli statunitensi sarebbero decollati dalle basi americane in Italia, compresa quella siciliana, a supporto dell’operazione «Epic Fury» contro l’Iran. Dichiarazioni che hanno spinto il Ministero della Difesa italiano a precisare che l’operazione era esclusivamente statunitense e che dai territori italiani sarebbero partite soltanto missioni di supporto tecnico e logistico, nel rispetto degli accordi bilaterali che vietano il lancio di attacchi militari dal suolo nazionale. La Sardegna, invece, ospita i poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca, tra i più estesi d’Europa, e oggi anche il Salento assume un ruolo centrale nella sperimentazione delle future capacità operative della NATO.
Secondo Mazzeo, è proprio osservando insieme questi elementi – la concentrazione di basi, l’intensificarsi delle esercitazioni, l’integrazione tra industria e forze armate e la scelta del Sud come piattaforma privilegiata – che è possibile comprendere la portata della Task Force X.
«Più che una semplice esercitazione, rappresenta un passaggio nella trasformazione del Mediterraneo in uno spazio permanente di sperimentazione militare. Ed è proprio questa prospettiva a rendere necessario un confronto pubblico sulle conseguenze politiche, sociali e ambientali di una presenza militare sempre più estesa nei territori del Mezzogiorno».
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CREDITI FOTO: NATO

