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«L’aula è stata vuota solo per una ventina di minuti, si sono intrufolati mentre noi eravamo fuori e quando siamo tornati l’abbiamo trovata in questo stato». Poster strappati, la bandiera della Palestina, appesa al muro, trafugata, una scritta blu fatta con la bomboletta che recita “AULA BIBAS” con accanto una stella di Davide. L’aula 6, ribattezzata Aula Gaza, nella sede dell’ex Facoltà di Lettere dell’Università di Roma Tre, è l’unica, in tutto l’ ateneo, a conduzione libera degli e delle studenti.
Occupata durante le mobilitazioni contro il genocidio in Palestina, è stata oggetto delle attenzioni dell’Amministrazione, che aveva deciso di riappropriarsene per “mancanza di aule”. I ragazzi e ragazze della lista di Cambiare Rotta, che si occupano della gestione dell’aula, in risposta a questa decisione, hanno prima organizzato un’assemblea aperta per discutere sul futuro dell’aula e hanno poi dato inizio a un’occupazione durata 3 settimane, che ha spinto l’Amministrazione a fare marcia indietro sullo sgombero, optando per una cogestione dello spazio, in vista di una collocazione diversa.
Il 27 aprile scorso, ignoti sono riusciti a introdursi nell’aula – il cui ingresso è inquadrato da telecamere di sorveglianza – e a vandalizzarla, rivendicando chiaramente la radice sionista dell’azione.
All’attacco non è seguito immediatamente un comunicato da parte della Dirigenza ma il mattino seguente, chi è entrato in aula ha trovato una squadra di imbianchini pronta a cancellare le tracce dell’incursione. «Stamattina presto avevano già pitturato l’aula», dichiarano i primi ad arrivare, «non sia mai che si venga a sapere quello che è successo…». Durante la riqualificazione si discute dell’ accaduto, non nascondendo l’indignazione per la mancata presa di posizione dell’Ateneo. «Un responsabile per il coordinamento degli spazi, quando gli abbiamo detto il fatto, ci ha risposto “beh ve lo potevate aspettare, estremismo chiama estremismo. Voi avete occupato l’aula…”»
Infatti, anche se nel comunicato dei direttori dei dipartimenti di via Ostiense 234, rilasciato il 28 aprile, si stigmatizza l’accaduto e lo si definisce “un’azione sconsiderata, contraria ai principi di democrazia e non violenza che dovrebbero sempre contraddistinguere la comunità di Roma Tre”, non si fa alcun accenno alla matrice sionista dell’assalto, preferendo omettere lo schieramento politico e ideologico dei colpevoli.
Resistere all’assedio: dalle aule autogestite al racconto critico della Storia
Il 29 aprile, i componenti di Cambiare Rotta hanno deciso di rispondere all’elusività dell’Amministrazione organizzando una manifestazione nel giardino dell’ex facoltà di Lettere che si è presto trasformata in corteo ed ha attraversato le vie del quartiere fino a Parco Schuster, dove c’era ad aspettarli un presidio organizzato dall’ANPI in solidarietà alle persone colpite da un attentato sionista al termine delle celebrazioni per la Festa della Liberazione.
Quello che è successo a Roma Tre non è un caso isolato né un’eccezione. Dopo alcune ore dalla riqualificazione dell’ Aula, da Cambiare Rotta dell’Università La Sapienza denunciavano un secondo attacco a un’aula autogestita, questa volta nella sede del dipartimento di Filosofia a Villa Mirafiori, questa volta indirizzato direttamente agli studenti e alle studentesse presenti all’interno.
Negli ultimi mesi, nella Capitale, sono rimpallate notizie di attacchi sionisti a simboli della resistenza antifascista e antisionista, prima ai danni di militanti dell’ANPI, poi con l’irruzione nelle due aule autogestite che si sono distinte per l’impegno nella diffusione dei valori della resistenza palestinese, infine con il duplice attacco al locale La Cantina a Garbatella, in cui era programmato un incontro con Alberto Fazolo, autore del libro “La Brigata Ebraica. Una storia ‘controversa’ dal 1944”, e che è stato oggetto di atti vandalici con chiaro intento intimidatorio.
Prendere le distanze: la complicità con la filiera bellica e Roma Tre Etica
Mentre nel caso de La Sapienza la rettrice Polimeni ha reso pubblica la volontà dell’ateneo di non recidere completamente il legame accademico ed economico con le università di Israele, nonostante alcuni dipartimenti avessero già ufficializzato la rottura degli accordi di collaborazione, la posizione della governance di Roma Tre non è, ad oggi, altrettanto chiara.
L’Università, infatti, con una mozione del Senato Accademico del 17 settembre scorso, ha sì invitato tutti i dipartimenti a non stipulare nuovi accordi e a sospendere quelli in essere con università ed enti di ricerca israeliani, ma solo “nel caso in cui questi ultimi abbiano espresso esplicitamente (attraverso i propri canali di comunicazione ufficiali e istituzionali) il proprio consenso o il proprio sostegno in relazione alla campagna militare messa in atto dal Governo israeliano nella striscia di Gaza”, tralasciando quindi non solo quelli che, pur nascondendo le proprie posizioni sul genocidio a Gaza, lo alimentano di fatto con programmi di ricerca a sostegno dell’esercito israeliano, ma anche tutti gli atenei che sostengono indirettamente l’espulsione del popolo palestinese dalla Cisgiordania e dalla Palestina storica, così come gli attacchi dei coloni ai civili.
Inoltre, secondo i componenti del collettivo di Roma Tre Etica, nato con lo scopo di fare pressione sull’ateneo per rompere ogni legame con istituzioni che supportano il genocidio a Gaza e combattere la militarizzazione dell’università e che conta al suo interno personale docente, di ricerca e amministrativo, non ci sarebbe stato nemmeno un particolare impegno da parte dell’Amministrazione a sospendere gli accordi già siglati con gli atenei israeliani.
Senza la richiesta di accesso civico generalizzato agli atti da parte del collettivo, non saremmo mai venuti a sapere che l’ateneo ha in attivo due protocolli di mobilità studentesca con la University Ben Gurion of Negev, nel deserto del Naqab, e la Reichmann University – IDC Herzliya, entrambe note per il loro sostegno all’IDF e alle campagne d’occupazione a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est.
Nell’aggiornamento al Libro Bianco “Roma Tre, Israele e la filiera bellica”, rilasciato il 13 maggio scorso, si apprende, infatti, che nel caso della Ben Gurion University l’ateneo sosterrebbe economicamente i soldati del IDF, incoraggiandone il trasferimento nel deserto del Naqab e la graduale ebraicizzazione dell’area, espellendo i palestinesi autoctoni, mentre la Reichmann University, a partire dal 7 ottobre 2023, ha avviato programmi di sostegno allo studio per studenti soldato dell’IDF di stanza a Gaza e predisposto una Public Diplomacy Situation Room: una squadra di 180 studentə volontarə che hanno il compito di “segnalare discorsi d’odio anti israeliani” e di “ smascherare le bugie di Hamas […] e rivelare l’uso da parte di Hamas di immagini della guerra civile siriana del 2016 e di altre zone di combattimento, che ha descritto come tratte dagli eventi a Gaza”, come si può leggere nella pagina dedicata del loro sito web.
Il report di Roma Tre Etica punta il dito contro l’Amministrazione, denunciandone pubblicamente la promiscuità con l’industria bellica, in primis con la Leonardo Spa con cui l’ateneo ha all’attivo una convenzione per tirocini, due borse di dottorato per i corsi di Economia Aziendale e Scienze Politiche e un progetto di ricerca con Ingegneria Civile e poi con le sue emanazioni più dirette: la Fondazione Leonardo Ets, il cui presidente Luciano Floridi ha tenuto una lectio magistralis per l’apertura dell’anno accademico il 20 marzo scorso, e la Fondazione MED-OR , il cui comitato scientifico, si legge nel report, conta ben 4 membri appartenenti al corpo docente (incluso lo stesso rettore Massimiliano Fiorucci). «Il numero più alto in assoluto per un università», mi racconta un membro di Roma Tre Etica «peggio di noi soltanto la Luiss, ma quella – mi ricorda sarcasticamente – non prende fondi pubblici».
Fondazione Rome Technopole: verso un sapere sempre più armato
L’Università, come gli altri atenei pubblici e privati del Lazio, partecipa al progetto Fondazione Rome Technopole, di cui è capofila La Sapienza, dato che la rettrice Polimeni ne ricopre il ruolo di presidente. La Fondazione nasce come un aggregatore di università, istituti di ricerca e aziende e ha come mission la costruzione di “un solido ecosistema regionale dell’innovazione, che permetta al Lazio di consolidare la propria posizione nel panorama industriale e scientifico rafforzando la competitività e favorendo lo sviluppo sostenibile”. Molte delle imprese che ne fanno parte appartengono al settore bellico e/o alla cybersecurity, tra cui ovviamente Leonardo Spa, Avio, MBDA (azienda di punta del Career Day 2026 di Roma Tre per il corso di Ingegneria Civile), Bv Tech e altre.
Il progetto, finanziato con fondi PNRR, è stato prorogato oltre la scadenza originale del 2026, grazie anche, come sottolinea il report di Roma Tre Etica, al ReArm Europe, il piano di rafforzamento della difesa comune europea, che prevede un investimento complessivo di 800 miliardi di euro.
Da questo quadro emerge come Roma Tre stia portando avanti quello che i membri di Roma Tre Etica definiscono un graduale “accreditamento” presso aziende e imprese del settore bellico e del cybertech, intrecciando una rete di complicità e accordi più subdola e molto più difficile da contestare rispetto a quelle costruita (e dichiarata pubblicamente) da altri atenei.
Una realtà che fa a pugni con la narrazione che l’ateneo vuole dare di sé come luogo inclusivo e a difesa dei diritti di ogni persona: un’immagine impegnata sui temi della parità di genere, con l’apertura del Centro Antiviolenza Sara di Pietrantonio, ma anche della legalità, con l’intitolazione di 12 aule a vittime di mafia in occasione della XXIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Libera e, infine, con la pubblicazione del Rapporto 2026 di Amnesty International, edito per la prima volta dalla casa editrice d’ateneo, la Roma Tre Press.
Roma e Roma Tre: l’ombra del sionismo e il silenzio delle istituzioni
Il collettivo Restiamo Umani ha documentato e ricostruito le dinamiche dei numerosi attacchi sionisti che hanno attraversato i quartieri di Ostiense, Marconi e Monteverde a partire dal 7 ottobre 2023, attacchi che, come documenta la loro inchiesta, sono stati rivolti a tutte le realtà associative e studentesche che dimostravano solidarietà al popolo palestinese e denunciavano la complicità del nostro governo con quello israeliano. Gli attacchi sono tutti riconducibili alle frange sioniste più estreme della comunità ebraica romana, con la rivendicazione di alcuni degli stessi da parte della cosiddetta Brigata Vitali, una squadraccia a cui apparterrebbe anche Eitan Bondi, il ragazzo che ha sparato a due militanti dell’ANPI il 25 aprile.
Ciò che è emerso dall’inchiesta è, come dicono i membri di Restiamo Umani in un’intervista rilasciata su Dinamo Press, l’impunità di cui godono i responsabili degli attacchi e la diffidenza, se non una vera e propria ostilità, rivolta invece nei confronti delle vittime, cittadini, anche minorenni, abbandonati dalle istituzioni e ignorati dalle forze di polizia.
In questo contesto geografico, sociale e politico che si è andato a delineare nel tempo la responsabilità dell’Università di Roma Tre davanti alla cittadinanza è ancora più significativa. L’università, per il ruolo che ricopre come presidio di cultura che è costruito sui valori dell’antifascismo (e quindi dell’ antisionismo), deve difendere questi valori e rispondere delle proprie azioni non solo davanti alla comunità studentesca ma alla comunità tutta, sia essa quella del quartiere dove le sedi dell’università insistono – che è anche il luogo dove questi valori sono più minacciati – o che invece corrisponda all’insieme di persone che ripongono ancora fiducia in questa istituzione, che vi siano iscritti o meno.
È arrivato il momento che Roma Tre capisca davvero da che parte voglia stare e, questa volta, mantenga la parola data.
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