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«Secondo le nostre proiezioni, entro il prossimo anno l’Alleanza avrà la capacità di produrre circa 4 milioni di proiettili di artiglieria all’anno. Quasi il doppio rispetto al 2026». Quello che annuncia Mark Rutte, segretario generale della NATO, non è soltanto un numero, è un’indicazione di marcia. Questo è lo show finale a favore di telecamere e taccuini, ma al vertice di Ankara (6-8 luglio 2026) le decisioni che contano vengono prese nel Summit Defence Industry Forum. Lì i protagonisti sono l’industria, la finanza, i fondi di investimento. Centinaia di miliardi di dollari e un cambio di paradigma: la difesa diventa un asset strategico su cui l’Occidente costruirà lo sviluppo economico dei prossimi decenni. Le armi diventano il nuovo modello produttivo.
Non è un’accelerazione dovuta alle guerre (Ucraina, Medio Oriente, Iran), è il compimento di un processo iniziato almeno da un quinquennio. Ve lo mostriamo attraverso i documenti di uno dei Paesi guida della Nato: il Regno Unito. Cominciamo dalla fine.
Whitehall, 11 giugno 2026
Governo laburista. John Healey si dimette da ministro della Difesa. Il Tesoro gli ha appena messo davanti i conti del Defence Investment Plan: 298 miliardi di sterline in quattro anni, la cifra più alta mai stanziata, 74 miliardi nel solo 2027-28, il 2,7% del PIL entro fine decennio. Secondo Healey non bastano. Poche ore dopo si dimette anche il sottosegretario Al Carns: il piano, dice, “è costruito per combattere l’ultima guerra, non la prossima”.
Downing Street nomina Dan Jarvis, ex paracadutista in Irlanda del Nord, Kosovo, Iraq, Afghanistan. Tre settimane dopo Jarvis firma lo stesso documento. Il testo si apre con un’ammissione: 47 su 49 dei progetti guida, ereditati dai conservatori, sono in ritardo o fuori budget. Prosegue con una frase che nessun ministro della Difesa ha mai scritto prima. La Defence Industrial Strategy, si legge, «ha ridefinito la base industriale della difesa britannica in modo da includervi istituzioni accademiche, aziende con sede nel Regno Unito, banche e altre società di servizi finanziari, aziende di beni e servizi tecnologici, imprese hi-tech e sindacati». Healey e Jarvis litigano su quanto, non su cosa.
Westminster, 8 settembre 2025
Facciamo un passo indietro. Healey sale alla Camera dei Comuni con un documento. Sulla copertina sta scritto The UK’s Modern Industrial Strategy. Sotto: Defence Industrial Strategy. Più in giù, l’espressione che diventerà la sintesi della nuova strategia: Making Defence an Engine for Growth: “fare della difesa il motore della crescita”.
I numeri della prima sezione, infatti, non parlano di armi o eserciti. La difesa puntella oltre 460mila posti di lavoro nel Regno Unito, 24mila apprendisti del Ministero, 28,8 miliardi di sterline spesi con imprese britanniche. Quasi il 70% dei posti di lavoro è concentrata nel Nord/Ovest, la parte più povera del Paese. La sola Defence Nuclear Enterprise tiene in piedi una filiera di oltre 3.000 aziende e 48.000 addetti, 65.000 entro il 2030. Il documento chiama tutto questo «dividendo della difesa». Noi potremmo definirlo warfare.
La strategia elenca sei obiettivi. Il secondo è interessante: rendere il mercato della difesa il più competitivo possibile. Competizione, è la stessa parola che quattro anni prima descriveva lo scontro tra Londra e Pechino. Qui descrive i fornitori in gara per un contratto.
Poi arriva un riquadro sull’andamento di Borsa. Ad agosto 2025 l’indice FTSE All-Share Aerospace & Defense (quello che monitora le società quotate del settore) è cresciuto del 70% rispetto al 2024, cinque volte in più dell’agosto 2020. Il Ministero della Difesa si equipara a un titolo azionario. Annuncia una Defence Finance and Investment Strategy per l’inizio del 2026, obiettivo: dimezzare il divario con gli Stati Uniti negli investimenti di venture capital. Fra i nodi che quella strategia dovrà sciogliere: «la percezione della difesa come investimento non etico e cosa si può fare per cambiarla». Al diavolo la coscienza.
Londra, estate 2025
Tutta questa pianificazione è frutto di un gruppo di lavoro, il Defence & Economic Growth Taskforce. Lo compongono, fra gli altri, Rachel Reeves (Cancelliere dello Scacchiere) e John Healey (allora Ministro della Difesa). Ma il rapporto che il think-tank sforna porta il logo di Oliver Wyman (società globale di consulenza strategica con sede a New York) e le firme di Lisa Quest (sempre della Oliver Wyman ) e di Rain Newton-Smith, direttore generale della Confindustria britannica. Il testo definisce il settore difesa «un’opportunità generazionale» e propone di farne «non solo uno scudo per la nazione, ma un potente motore per il nostro rinnovamento economico».
La raccomandazione 3.1.1 si rivolge a banche, fondi pensione e gestori patrimoniali britannici: rivedano le esclusioni interne agli investimenti nella difesa. A marzo 2024, si legge, fra i fondi ESG domiciliati in Europa e nel Regno Unito (strumenti di investimento che selezionano aziende o emittenti valutandone l’impatto Ambientale, Sociale e di Governance) solo 29,8% aveva una qualche esposizione in aerospazio e difesa. La raccomandazione 3.1.3 invita il Tesoro a elaborare principi di «capitale fidato». Lo Stato britannico chiede ai mercati di rimuovere i filtri etici che loro stessi si erano dati.
Londra, giugno 2025
2 giugno – Il Ministero della Difesa pubblica la Strategic Defence Review, il piano per i prossimi dieci anni delle forze armate britanniche. Si fissa un obiettivo per il 2035: fare del Regno Unito una potenza della difesa trainata dalla tecnologia, capace di vincere attraverso l’innovazione costante al «ritmo del tempo di guerra». Lo spartito ha già il suo slogan.
10 giugno – Il cancelliere presenta la Spending Review. Alla Difesa vanno 73,5 miliardi di sterline entro il 2028-29, una crescita reale del 3,6% l’anno: la più alta fra tutti i dicasteri. Le voci: 15 miliardi in questa legislatura per un programma di testate nucleari sovrane, «che – si sottolinea – sosterrà oltre 9.000 posti di lavoro»; 6 miliardi per le munizioni, incluse almeno 6 nuove fabbriche di esplosivi e propellenti; oltre 4 miliardi per sistemi autonomi e sciami di droni.
23 giugno – La Modern Industrial Strategy inserisce la difesa fra gli otto settori prioritari per la crescita del paese, accanto alle scienze biologiche e alle tecnologie pulite. Fra le storie di successo cita l’investimento da 250 milioni di sterline dell’americana Vishay nel polo dei semiconduttori composti di Newport, in Galles. Come Vishay sia arrivata a Newport il documento non lo dice. Ve lo raccontiamo noi.
Newport, 2021-2024
Governo conservatore. Il capannone è stato costruito nel 1980 per la Inmos, produce semiconduttori di vecchia generazione. Nel 2021, quando l’olandese Nexperia — proprietà della cinese Wingtech — ne rileva il controllo, la fabbrica è a corto di investimenti da anni. Mesi prima il consiglio di fabbrica ha scritto al ministro Kwasi Kwarteng chiedendo protezione: gli operai temono il fallimento, non il compratore. Kwarteng lascia fare.
L’8 luglio 2021 Boris Johnson scavalca il proprio ministro e ordina una revisione, affidandola al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Stephen Lovegrove. Aprile 2022, conclusione: nessun rischio per la sicurezza nazionale, la tecnologia dell’impianto ha vent’anni. Un mese dopo il governo richiama retroattivamente l’operazione usando per la prima volta il National Security and Investment Act, entrato in vigore a gennaio. Diciassette settori sensibili, potere di annullare acquisizioni già concluse a prescindere dalla nazionalità del compratore.
Il 16 novembre 2022 l’ordine è definitivo: Nexperia deve cedere l’86% della fabbrica. Toni Versluijs, direttore del sito, testimonia in commissione parlamentare: 160 milioni di sterline già investiti, 500 dipendenti che avevano accolto l’acquisizione come uno scampato fallimento. Un centinaio perde subito il lavoro. Nel novembre 2023 arriva Vishay (società statunitense di componenti elettronici): 177 milioni di dollari per un impianto che Nexperia aveva pagato 63 milioni di sterline due anni e mezzo prima.
Quando la National Semiconductor Strategy del maggio 2023 elenca i casi in cui un chip diventa un problema di sicurezza — ricerca sensibile, semiconduttori composti, asset usati per la difesa — Newport non rientra in nessuno dei tre. Il documento non nomina mai la Cina. Parla di stati ostili e attori maligni. Il mercato è ufficialmente un affare di sicurezza.
Londra, marzo 2021
Boris Johnson firma il Global Britain in a Competitive Age. Nelle centoundici pagine, competition compare decine di volte e ognuna significa una cosa sola: competizione sistemica fra democrazie e stati autoritari. La capacità di sviluppare scienza e tecnologia, scrive Johnson, sarà una misura sempre più importante del potere globale, in grado di conferire vantaggi nell’ordine: economici, politici e militari.
Nel 2023 Rishi Sunak aggiorna il testo con l’Integrated Review Refresh. La fusione pubblico-privato adesso ha un nome: Economic Security Private-Public Sector Forum, tavolo permanente fra governo e imprese. Il National Security Strategic Investment Fund si allarga. La National Wealth Fund (lo strumento di finanza pubblica) riceve l’indicazione di valutare investimenti in tecnologie a duplice uso: civile e militare.
Torniamo al 2025
A metà novembre 2025 Brad Greve, direttore finanziario di BAE Systems (leader globale nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza informatica) sussurra agli analisti due parole: record backlog, 84 miliardi di sterline di ordini arretrati, vendite a 30,7 miliardi, mai così alte. Fra i contratti, cinque fregate Type 26 alla Norvegia per 10 miliardi e venti Typhoon alla Turchia per 8.
A Rosyth, in giugno, gli operai di Babcock hanno fatto uscire dal capannone di assemblaggio la HMS Venturer, prima delle cinque fregate Type 31. L’azienda gestisce Skynet, la rete di satelliti militari britannica. Chiude l’anno con un dividendo cresciuto del 30%. Fra i rischi principali elencati nel bilancio, uno riguarda i fondi «con politiche ESG estremamente rigide», si sa che troppi limiti fanno male al business.
Lo stesso 13 novembre QinetiQ (azienda globale di ingegneria e tecnologia per la difesa e la sicurezza) annuncia un portafoglio ordini record da 4,8 miliardi, una crescita del 134%, trainata dall’estensione quinquennale del contratto per i poligoni di prova britannici. L’associazione di categoria ADS (Aerospace, Defence and Security) certifica per il 2024 un fatturato settoriale di 36,4 miliardi di sterline e 181.500 occupati diretti.
Newport-Ankara, 2026
Nello stesso capannone disegnato quarantacinque anni fa, gli operai di Vishay producono transistor al carburo di silicio. Al vertice NATO di Ankara, Erdogan omaggia i colleghi con una Magnum 357 personalizzata. L’ha prodotta la MKE, principale industria meccanica e chimica statale. Anche la Turchia si è allineata al nuovo corso.
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