I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania occupata hanno partecipato alle elezioni comunali, la prima volta per Gaza dopo quasi due decenni senza. È stata anche la prima votazione per la Cisgiordania, dall’inizio della guerra genocida di Israele contro Gaza.
Questo passo fondamentale arriva in un momento particolarmente delicato, mentre Gaza cerca di ricostruirsi dopo il cessate il fuoco e la Cisgiordania si trova ad affrontare un futuro sempre più incerto e instabile.
Le votazioni si sono svolte nella Striscia di Gaza centrale, con Deir al-Balah scelta come sede elettorale in quanto una delle poche aree non gravemente danneggiate durante la guerra. Sabato 25 aprile 2026, circa 70.000 aventi diritto hanno espresso il proprio voto a Deir al-Balah, mentre circa un milione di elettori ha partecipato in tutta la Cisgiordania.
In Cisgiordania, la maggior parte dei voti elettorali è sostenuta dal movimento Fatah del presidente Mahmmoud Abbas o da partiti individuali. Non vi è stata alcuna partecipazione ufficiale del movimento Hamas; l’ultima volta che ha partecipato ufficialmente è stato nel 2006, quasi due decenni fa.
Per molti anni, le elezioni per scegliere i rappresentanti palestinesi sono state rinviate o annullate; nel 2006 Hamas ha battuto Fatah e la fazione guidata dal presidente Abbas. Questa volta a Gaza e in Cisgiordania la situazione è più chiara e seria: gli elettori devono soddisfare i seguenti requisiti prima di recarsi alle urne: essere cittadini palestinesi, avere almeno 17 anni, essere residenti presso l’autorità locale di registrazione da almeno sei mesi prima delle elezioni e avere piena capacità giuridica.
Perché le elezioni locali sono importanti
I cittadini palestinesi voteranno per eleggere i rappresentanti dei consigli comunali per un mandato di quattro anni. I consigli comunali devono gestire i servizi quotidiani nelle aree, quali acqua, elettricità, servizi igienico-sanitari e infrastrutture locali. Aspetti molto importanti per i cittadini della Cisgiordania, ma ancora di più per i palestinesi di Gaza, poiché vivono in una situazione di guerra, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, che non ha comportato alcun reale cambiamento sul campo.
Al di là del loro ruolo amministrativo, le elezioni locali hanno anche un significato politico. Riflettono il desiderio dei palestinesi di avere voce in capitolo nel plasmare il proprio futuro e di affermare il proprio diritto a scegliere i propri rappresentanti. Sebbene non possano risolvere le sfide politiche più ampie né porre fine alla crisi in corso, rimangono un’espressione significativa in circostanze difficili.
“Spero che inizieremo a vedere dei cambiamenti sul campo”, mi ha detto Mohussian Abu Saqar mentre si recava a votare alle elezioni di Deir al-Balah, a piedi a causa della mancanza di mezzi di trasporto adeguati a Gaza. “Forse è troppo tardi per tenere le elezioni quando molte persone a Gaza sono state uccise, ma vedremo”, ha aggiunto.
Seguendo le diverse opinioni su queste elezioni locali dall’Italia, dove mi trovo ora, vedo che molte persone a Gaza sono totalmente deluse dal ritardo nel compiere questo passo, mentre altre si aggrappano alla speranza di avere più opportunità di votare e decidere i propri rappresentanti. Chi mostra un cauto ottimismo, vede le elezioni locali come un’opportunità per ricostruire le infrastrutture danneggiate, le strade e gli spazi pubblici, e per migliorare le condizioni di vita. Secondo quanto riferito, molti elettori hanno raggiunto i seggi elettorali a piedi o utilizzando mezzi di trasporto improvvisati, motivati dalla possibilità di plasmare un futuro migliore (anche per questa ragione a votare sono andate solo circa 16mila persone delle 70mila aventi diritto, ndr).
La commissione elettorale ha dichiarato che l’obiettivo è quello di collegare politicamente Gaza e la Cisgiordania in un unico sistema di governo. L’Unione Europea ha descritto il voto come un “passo cruciale verso una più ampia democratizzazione e un rafforzamento della governance locale”.
Anche diversi Paesi arabi hanno espresso il loro sostegno a questa visione. Le Nazioni Unite hanno definito il processo «credibile». «Per molti palestinesi, questo voto rappresenta più di un’elezione, è visto come un atto di esistenza politica», ha riferito l’ONU.
Molti concordano su questo aspetto fondamentale: molti, tranne Israele.
A Deir al-Balah erano in lizza diverse liste elettorali, tra cui “Pace e Costruzione”, “Deir al-Balah ci unisce”, “Il futuro di Deir al-Balah” e “Rinascita di Deir al-Balah” (alla fine la lista di Fatah ha conquistato 8 seggi su 15, vincendo dunque con un margine molto stretto; Hamas non ha partecipato direttamente alle elezioni, ndr) . Ogni lista comprendeva circa 15 candidati, con una rappresentanza minima di donne in conformità con i requisiti elettorali locali.
Allo stesso tempo, queste elezioni hanno dovuto affrontare sfide logistiche, poiché Israele ha negato l’ingresso di materiali elettorali come l’inchiostro indelebile, necessario per consentire agli elettori di votare correttamente. Nonostante questa mancanza, i palestinesi a Gaza hanno trovato una soluzione a questo problema e hanno utilizzato invece l’inchiostro utilizzato per le vaccinazioni; un messaggio chiaro, non lasceremo che nessuno ci impedisca di scegliere i nostri rappresentanti e il modo di vivere le proprie vite.
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CREDITI FOTO: ANSA/ALI ALI DEF – Una donna anziana mostra il dito macchiato d’inchiostro dopo aver votato alle elezioni del Consiglio legislativo palestinese, nelle prime ore del mattino di mercoledì 25 gennaio 2006, nel campo profughi di Al Shatea a Gaza City.

Scrittrice palestinese, si è trasferita in Italia per completare la sua laurea in lingue. I suoi articoli sono stati pubblicati su The Intercept, Al Jazeera English, TRT World, Drop Site News, The Independent, Truthout, PRISM e altre piattaforme. Si concentra su questioni sociali, resilienza, identità e speranza nel contesto della guerra e dell’occupazione.

