venerdì 08/05/2026, 1:45

«ll genocidio del popolo palestinese continua e viene esportato anche in altre aree della regione come il Libano e con la guerra in Iran. Questo avviene con la piena complicità dell’Italia, complicità negata a più riprese dagli esponenti di governo tra cui la stessa Presidente del consiglio Giorgia Meloni»: sono le parole con cui, nel corso di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 5 maggio nella Sala stampa della Camera dei deputati, Laila Awad, Coordinatrice nazionale dei Giovani Palestinesi d’Italia, ha sottolineato la catena di responsabilità italiane non solo nel massacro del popolo palestinese, ma anche nel moltiplicarsi dei fronti di guerra scatenati da Israele nell’area. Responsabilità negate a più riprese dai membri dell’esecutivo, ma minuziosamente documentate invece nel dossier Made in Italy per l’industria del genocidio —  di cui avevamo scritto su Kritica.it all’indomani della sua prima presentazione — elaborato da People’s Embargo for Palestine, Palestinian Youth Movement, Giovani Palestinesi d’Italia, The Weapon Watch, in collaborazione con European Legal Support Center. Rapporto in base al quale la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto.

Armi, carburante e bugie di Stato

Gli interventi succedutisi nella conferenza stampa hanno delineato un sistema di violazioni sistematiche delle leggi nazionali e internazionali, evidenziando il ruolo di aziende come Leonardo ed Eni — partecipate dallo Stato — e la necessità di un embargo militare totale per porre fine alla partecipazione italiana a crimini di guerra.

«È la stessa premier ad aver dichiarato che le esportazioni di armi si erano interrotte dopo il 7 ottobre 2023, che solo ordini autorizzati prima di quella data venivano valutati caso per caso e che sarebbero stati inviati solo materiali con certezza non utilizzabili contro i civili. Il governo ha mentito. Come comprova il nostro dossier, da ottobre 2023 almeno 416  spedizioni di materiale militare e 226 chilotonnellate di carburante, parte integrante del progetto militare e coloniale israeliano, sono state inviate dall’Italia a Israele». Awad ha citato i numeri del rapporto e, a nome dei Giovani palestinesi d’Italia, ha chiesto azioni concrete immediate alle autorità italiane perché queste ultime non perseverino in dinamiche che contravvengono al quadro giuridico italiano e internazionale.

Porti italiani, carichi sospetti e una legge aggirata

In merito a quest’ultimo e agli obblighi che il governo ha in merito all’esportazione e al transito di armamenti verso Israele, Agnese Valenti — Senior legal officer dell’ELSC (European Legal Support Center), ONG che dal 2019 fornisce assistenza legale al movimento per la Palestina —, oltre alla Convenzione sul genocidio che il nostro Paese ha ratificato, ha ricordato anche gli obblighi previsti dalla legge 185/90 — che disciplina i materiali destinati a uso militare o di polizia, includendo anche i prodotti dual-use —, ma anche quelli imposti dal decreto legislativo 221/2017 che impone la preventiva autorizzazione dell’UAMA (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento presso il Ministero degli Affari Esteri) per il transito sul territorio italiano. È proprio su quest’ultimo punto che la questione assume tratti di estrema gravità. Valenti ha citato l’azione legale promossa da ELSC e BDS Italia — sezione italiana del movimento a guida palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele — per segnalare carichi sospetti nei porti di Gioia Tauro e Cagliari. A seguito delle denunce, alcuni container sono stati bloccati durante le ispezioni. Il Ministero dei Trasporti ha dichiarato che saranno sottoposti a regime di ammissione temporanea e potranno ripartire solo a seguito dell’autorizzazione postuma dell’UAMA. Una procedura che configurerebbe già una violazione penale, dal momento che l’autorizzazione deve essere sempre preventiva. 

Per la prima volta, alcuni container per Israele sono stati bloccati

Relativamente ai carichi sospetti, Giorgio Salerno — rappresentante della sezione Embargo del BDS Italia — ha invocato una vera e propria “intifada legale” che possa ristabilire giustizia non solo nei confronti di attivisti e attiviste, ma più in generale nel quadro della lotta per una Palestina libera e autodeterminata che postula il blocco della macchina genocidaria di Israele. I porti italiani su questo piano sono nodi cruciali. 

Salerno ha dichiarato che nei giorni scorsi all’europarlamentare Mimmo Lucano è stato impedito di ispezionare i carichi bloccati nello scalo di Gioia Tauro, nonostante l’invio di una richiesta scritta, e ha ricordato come, grazie all’azione congiunta di diverse realtà della società civile, siano in tutto 24 i container diretti a Israele che sono stati bloccati. «Non era mai accaduto nel mondo», ha sottolineato il referente di BDS, rimarcando tuttavia la necessità che l’attenzione sul tema resti alta, in modo da ottenere il sequestro giudiziario dei carichi e impedire che arrivino a destinazione nei porti israeliani. Dai tracciamenti risulta, infatti, che una nuova nave della compagnia italiana MSC, la Luanda VIII, dovrebbe imbarcare i cinque container attualmente fermi a Gioia Tauro e trasportarli verso Israele. «Il governo non ha alcuna intenzione di adempiere ai suoi obblighi e sequestrare il carico. Per questo abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Palmi», ha concluso Salerno. 

Le armi che arrivano a Israele grazie alle decisive complicità occidentali sono anche impiegate per per mettere in atto quello che è ormai tragicamente noto come “giornalisticidio”, ha ricordato nel corso dell’evento Wael Al Dahdouh, caporedattore di Al Jazeera a Gaza, che ha ricordato le cifre impressionati del massacro: 262 giornalisti i giornalisti uccisi dall’inizio degli attacchi e oltre 800 quelli feriti. Israele colpisce deliberatamente chi documenta la verità nel silenzio delle nostre autorità, la cui inerzia è stata denunciata anche da Stefania Ascari. La deputata 5 Stelle ha parlato di «vero e proprio atto di guerra contro l’Italia» nel sequestro degli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Avila e Saif Abu Keshek, avvenuto su una barca battente bandiera del nostro Paese e ha concluso: «L’unica ragione per cui le leggi non vengono applicate è perché qualcuno sta facendo profitto sul genocidio».

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