Una condanna in appello a 6 anni per violenza sessuale, e pochi giorni dopo in campo in Serie B, come capitano della sua squadra. Lui si chiama Manolo Portanova, a giugno compirà 26 anni, e da quasi cinque è sotto processo per uno stupro di gruppo ai danni di una studentessa. Si è sempre professato innocente, e il suo avvocato ha già annunciato un ricorso in Cassazione, ma nel frattempo continua a giocare con la Reggiana: la cui dirigenza e i tifosi emiliani sono esplicitamente schierati dalla sua parte.
Il caso risale alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021, quando Portanova avrebbe abusato della ragazza, all’epoca 21enne, assieme ad altre tre persone: suo fratello minore William (all’epoca dei fatti minorenne), lo zio Alessio Langella e un amico, Alessandro Cappiello. La ragazza e Portanova avevano iniziato a frequentarsi da un paio di settimane, e quella sera si erano incontrati in una festa a Siena: si erano appartati in una stanza, e successivamente erano stati raggiunti dagli altri tre uomini. Secondo la ragazza, il rapporto di gruppo che ne sarebbe seguito non era stato, da parte sua, consensuale, e così ha sporto denuncia contro i quattro.
Il caso non ha fatto molta notizia fino al dicembre 2022, quando Portanova non è stato condannato in primo grado a sei anni di prigione. A quel punto, la sua squadra dell’epoca, il Genoa, ha smesso di convocarlo per le partite e il mese successivo, durante la finestra del calciomercato invernale, ha cercato di venderlo al Bari. Il trasferimento è però sfumato a causa di una protesta dei tifosi pugliesi, così Portanova è rimasto confinato ai margini della squadra fino al termine della stagione. In estate è stato richiesto dalla Reggiana, che lo ha ottenuto in prestito per due anni, formalizzandone poi l’acquisizione a pieno titolo nell’estate del 2025.
Nonostante la condanna in primo grado, Portanova ha giocato regolarmente in Serie B in questi anni con il club emiliano, di cui di recente è anche diventato capitano. Il suo ingaggio ha creato polemiche a livello politico, a Reggio Emilia, ma all’interno del mondo sportivo il calciatore ha trovato un ambiente a lui decisamente favorevole. Nel luglio del 2023, dopo il suo arrivo, gli ultras del gruppo Teste Quadre hanno realizzato uno striscione durante un’amichevole che diceva “Nella vita come allo stadio… fino al terzo grado nessuno è condannato”. L’ottobre successivo, il presidente del club, Carmelo Salerno, ha ribadito il proprio sostegno a Portanova, giustificandosi così: “I modelli per i giovani devono essere i genitori, la famiglia, il Papa, non i calciatori”.
Questo caso ha messo in luce un cortocircuito nel sistema del calcio italiano e sollevato delle perplessità sulle iniziative in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si tengono ogni anno a fine novembre. Nelle ultime stagioni, Portanova è sempre stato in campo in queste occasioni con il segno rosso sul volto, simbolo della campagna, sebbene già condannato in primo grado. Era di nuovo in campo domenica 19 aprile 2026, con la fascia da capitano al braccio, appena tre giorni dopo la conferma in appello della condanna a sei anni, e ha giocato anche lo scorso 1° maggio in occasione del derby con la Reggiana. Le attiviste di Non Una di Meno Modena hanno, in quella circostanza, affisso uno striscione per contestarlo che è stato rimosso da alcuni tifosi dopo neanche due ore. Hanno inoltre raccontato di essersi opposte alla rimozione e di aver ricevuto in cambio insulti sessisti, minacce e atti osceni.
Le istituzioni calcistiche non prendono posizione
Fin dalla sentenza di primo grado, la Procura generale dello sport ha cercato di ottenerne la squalifica, ma il caso si è chiuso il 13 marzo 2024, quando la Corte d’Appello della FIGC (la Federcalcio italiana) ha sospeso il giudizio sul giocatore, in attesa della sentenza definitiva del processo penale.
A quasi cinque anni dai fatti, Portanova è nel frattempo apparso a sostenere la propria innocenza su Rete 4, durante il programma Quarto Grado del 15 aprile 2023, accompagnato dal padre Daniele (ex calciatore professionista a sua volta) e dal proprio avvocato. Dopo la sentenza d’appello, Daniele Portanova ha rilasciato un’intervista esclusiva alla nota emittente Sportitalia, ribadendo l’innocenza del figlio. Poi, il 20 aprile, il padre dell’accusato ha anche pubblicato su Instagram degli screen di messaggi privati della denunciante, in cui sono rivelati dettagli intimi del tutto irrilevanti per il processo.

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Da un punto di vista strettamente legale, è perfettamente legittimo che Portanova continui a giocare, non avendo ancora ricevuto una condanna definitiva. Il suo caso, però, non può non mettere in crisi la serietà con cui il calcio italiano affronta la tematica della violenza di genere: in prima fila quando c’è da partecipare a iniziative di carattere assolutamente generale, ma incapace poi di tradurre questi principi nel concreto.
Tutt’altro che un caso isolato
Nel turno dei campionati del 25 novembre 2024, dedicato appunto alla lotta contro la violenza sulle donne, erano scesi in campo ben quattro giocatori con condanne in primo grado per stupro. Oltre a Portanova, Michael Liguori del Padova (3 anni e 4 mesi), Gianni Manfrin della Virtus Verona e Santiago Visentin del Cerignola (entrambi a 6 anni). In più, avevano giocato pure Carmine Cretella del Padova, all’epoca sotto processo e poi condannato a due anni, e Demba Seck del Catanzaro, in prestito dal Torino. Il caso di quest’ultimo è tra i meno discussi, eppure tra i più preoccupanti: denunciato per revenge porn, si è salvato perché il pm incaricato del caso, Enzo Bucarelli, ha depistato le indagini (in quanto tifoso del Torino, club per cui giocava Seck all’epoca) e ha poi convinto la vittima a ritirare le accuse in cambio di un risarcimento. Seck non ha quindi subito alcun processo, mentre Bucarelli è stato recentemente condannato in appello a 1 anno e 9 mesi.
Quello di Manolo Portanova non è dunque un caso eccezionale, ma solamente la punta dell’iceberg. Proprio questo mese sono stati rinviati a giudizio tre ex giocatori del Bra, accusati di aver violentato una ragazza dopo la festa per la promozione in Serie C della squadra, nell’estate del 2025. Tutti i giocatori citati fin qui stanno continuando a giocare regolarmente, tranne due: Manfrin è stato condannato in Cassazione, assieme agli altri suoi colleghi imputati, nell’ottobre del 2025, e si trova dunque in carcere. Tra di essi c’era anche Santiago Visentin, contemporaneamente sotto processo a Belluno per un altro stupro di gruppo, ma il difensore italo-argentino ha lasciato l’Italia prima della sentenza definitiva, e risulta attualmente latitante.
Il guaio è che la situazione di Visentin non è del tutto una novità. All’inizio del 2022, il noto calciatore brasiliano Robinho è stato condannato dalla Cassazione a 9 anni per una violenza sessuale commessa a Milano nel 2013, quando giocava nel Milan. Nel frattempo, però, l’attaccante si era trasferito all’estero, e al momento della sentenza definitiva si trovava in Brasile, paese che non consente l’estradizione dei propri cittadini. Solo nel marzo 2024 Robinho, dopo oltre due anni dalla condanna, è stato arrestato in Brasile, dove ora sta scontando la pena.

Nato a Novara nel 1989, cura dal 2017 Pallonate in Faccia, blog dedicato alle connessioni tra calcio e politica. Ha scritto di questi temi su Domani, InsideOver, Linkiesta, Il Manifesto, Il Post, Rivista Undici, l’Ultimo Uomo e Valigia Blu. È autore dei libri “Storia Popolare del Calcio. Uno spot di esuli, immigrati e lavoratori” (Ultra Sport, 2020), “La Coppa del Morto. Storia di un Mondiale che non dovrebbe esistere” (Ultra Sport, 2022) e “Il calcio è politica: Lo sport come antidoto al nazionalismo” (People, 2025).

