In un luogo martoriato dalla guerra, dove il suono dominante era quello della distruzione, un’altra voce cercava di farsi sentire: la voce del colore. Noura Al-Qasasia, un’artista visiva della Striscia di Gaza, ha studiato segreteria e design di moda. Disegnare per lei era solo un hobby. Ma con lo scoppio della guerra tutto è cambiato.
La pittura è diventata un mezzo di sopravvivenza. Man mano che gli eventi si intensificavano, Noura ha iniziato a documentare le sue esperienze con i colori. Le emozioni erano troppo intense per essere espresse a parole, così ha scelto di disegnare e dipingere.
Paura, ansia, tristezza… Tutto si è trasformato in immagini colorate.
Ma non si è fermata lì.
Dopo il primo cessate il fuoco, si è resa conto che ciò che stava vivendo era condiviso da centinaia di bambini e ragazzi intorno a lei. Emozioni represse, una pressione che non trovava sfogo. Fu allora che decise di condividere la sua esperienza con tutti loro.
I primi laboratori iniziarono nel parco comunale, uno dei pochi luoghi che conservava ancora un barlume di vita. La presenza di alberi e spazi verdi era sufficiente a dare ai bambini un senso temporaneo di sicurezza. In seguito, i laboratori si sono spostati al mare. Lì, dove lo spazio rimaneva aperto e il cielo era più vasto della guerra. Li ha chiamati “Breathe and Paint”: respira e dipingi.
Noura ha scelto il mare perché era l’unico luogo che non poteva essere distrutto, un luogo che rimaneva silenzioso e invisibile, eppure incarnava il significato della continuità.
Tra il rumore delle onde, i bambini hanno iniziato a disegnare, a volte ridendo, a volte in silenzio… Ma alla fine, stavano esprimendo sé stessi. In quei momenti, l’arte non era solo un’attività; era un mezzo di sopravvivenza.
Io, Hamed, in qualità di fotoreporter e regista, stavo cercando una storia in mezzo a tutta questa distruzione, ma ho trovato qualcosa di diverso. Ho trovato la speranza. Attraverso il mio obiettivo, ho visto piccoli volti traboccanti di talento. Bambini che suonavano, disegnavano, cercavano di liberare la loro energia a modo loro. Ho visto Gaza in modo diverso… Un luogo traboccante di talento che cerca di sopravvivere nonostante tutto. Nonostante sia una città sfinita.
Questi laboratori sono tentativi di vita. A Gaza, dove tutto è sotto assedio, l’arte rimane uno spazio libero. Uno spazio che non può essere bombardato.

Sono nato nel 2001 e sono di Gaza. Regista e direttore di fotografia, ho lavorato a lungo come media producer per numerosi canali TV e agenzie. Non mi sarei mai aspettato di diventare un fotografo di guerra. Mi sono avventurato nel periodo difficile che stiamo attraversando per raccontare ciò che le persone vivono qui, e produrre storie e documentari sulla realtà umana di Gaza.






































