lunedì 01/06/2026, 19:22

A Roma convivono due città che sembrano appartenere a continenti diversi. La prima è quella dei rendering patinati, dei grandi investimenti immobiliari, degli studentati internazionali, degli hotel di lusso, della “rigenerazione urbana” e dei miliardi legati al Giubileo. È la Roma che parla il linguaggio della riqualificazione, dell’attrattività globale, della trasformazione europea della Capitale.

Poi c’è l’altra città. Quella che compare anche nell’ultima serie di Zerocalcare, “Due spicci”. Una Roma dove interi quartieri sono sottoposti a una pressione criminale permanente. Dove lo spaccio non è più soltanto microcriminalità diffusa ma una struttura organizzata che controlla piazze, palazzi e strade con modalità che ricordano sempre più scenari sudamericani: vedette, turnazioni, staffette, fortini blindati, sequestri, torture, estorsioni, controllo degli accessi, intimidazione sistematica del territorio.

Il punto impressionante è che queste due città convivono nello stesso spazio urbano. Tanto per rimanere nell’esempio più recente, se la serie di Zerocalcare si svolge nella Roma criminale e periferica, l’evento – pagato da Netflix – che l’ha presentata in pompa magna a fine maggio ha avuto luogo a Circo Massimo, nel cuore della Roma specchiata, rigenerata e turistizzata.

Tant’è: mentre il centro e alcune aree semicentrali attraggono capitali internazionali e operazioni immobiliari miliardarie, vaste periferie romane continuano a essere raccontate quasi esclusivamente attraverso cronache di arresti, sequestri e operazioni antidroga.

Negli ultimi mesi le operazioni delle forze dell’ordine hanno mostrato una geografia criminale estesa e ramificata che attraversa tutta la città: Tuscolano, San Basilio, Quarticciolo, Casilino, Ostia, Primavalle, Ponte di Nona, Prenestino, Tiburtina, Collatina, Tor Tre Teste, litorale romano. Quartieri diversi ma attraversati dagli stessi meccanismi criminali.

Nel quadrante Tuscolano i carabinieri hanno arrestato diciotto persone accusate di gestire una rete organizzata di spaccio con basi operative, appartamenti utilizzati come centrali logistiche e sistemi di controllo del territorio.

A Tor Bella Monaca continuano le operazioni straordinarie contro piazze di spaccio ormai strutturate come vere infrastrutture criminali permanenti. Vedette ai piani alti, droga nascosta nei tombini o sotto le auto tramite calamite, turnazioni continue, controllo degli accessi ai palazzi popolari.

A San Basilio emergono dinamiche simili: piazze storiche dello spaccio, gruppi criminali radicati nel tessuto urbano e una presenza dello Stato che troppo spesso appare soltanto emergenziale.

A Ostia il fenomeno assume una dimensione ulteriore. Qui la criminalità organizzata intreccia narcotraffico, controllo economico, intimidazione e gestione del territorio. Il litorale romano rappresenta da anni il punto in cui Roma mostra il volto più vicino alle mafie tradizionali.

Ma il salto più inquietante è un altro. La violenza estrema sta diventando metodo ordinario.

Le indagini degli ultimi mesi raccontano una città dove sequestri, torture e spedizioni punitive non sono più episodi isolati ma strumenti sistematici di controllo criminale.

Al Casilino due ragazzi sono stati sequestrati, caricati in auto sotto la minaccia di pistole e coltelli e rinchiusi in uno scantinato trasformato in prigione improvvisata. Picchiati, minacciati e sottoposti a richieste estorsive.

Tra Primavalle e Massimina la Direzione Distrettuale Antimafia ha documentato sequestri di persona, torture con spranghe e acqua bollente, attentati con esplosivi contro abitazioni popolari e spedizioni punitive legate ai debiti di droga. In alcuni casi gli aggressori erano minorenni.

Sul litorale romano le indagini hanno ricostruito un sistema fatto di sequestri, torture, bombe carta e violenze utilizzate per recuperare denaro e imporre il controllo criminale sul territorio. Le vittime venivano rinchiuse in ruderi o appartamenti, legate e torturate con mazze, armi e materiale ustionante

E poi ci sono gli edifici fantasma. Stabili occupati, ex capannoni industriali, strutture abbandonate trasformate in territori paralleli dentro la città ufficiale.

Il caso della donna colombiana sequestrata e violentata per giorni in uno stabile occupato di Tor Cervara rappresenta forse il punto simbolicamente più drammatico di questa trasformazione. Non soltanto una violenza brutale ma il fatto che tutto questo possa avvenire dentro edifici ormai sottratti a ogni controllo reale e diventati zone franche urbane.

La vera trasformazione però è ancora più profonda. Roma non appare più soltanto come una città attraversata dalla criminalità ma come una metropoli dove si stanno consolidando economie criminali permanenti.

I maxi sequestri di droga degli ultimi mesi raccontano numeri impressionanti: centinaia di chili di hashish e cocaina nascosti dentro appartamenti, garage, cantine e depositi logistici disseminati nelle periferie romane. Ad aprile 2026 i carabinieri hanno sequestrato quasi mezza tonnellata di hashish in un appartamento di Prima Porta per un valore stimato di circa 2,5 milioni di euro.

Non si tratta più di piccole bande di quartiere. Ma di vere infrastrutture criminali. Vedette, sistemi di allerta, rider utilizzati per le consegne, staffette, droga nascosta nei serbatoi delle auto, reti mobili di distribuzione che attraversano l’intera area metropolitana. E forse il segnale più inquietante è proprio la capacità di queste organizzazioni di espandersi oltre Roma.

L’indagine sul sequestro di un uomo rapito tra Roma e Sulmona per costringere il figlio a consegnare droga e denaro racconta una criminalità ormai reticolare, mobile, capace di collegare periferie e province attraverso intimidazione e narcotraffico. Non è più la criminalità disordinata della Roma degli anni Novanta.

È una criminalità che cresce dentro il vuoto urbano e sociale lasciato da decenni di periferizzazione, edilizia fragile, marginalità economica, dispersione scolastica e assenza di servizi.

Ed è qui che emerge la vera doppiezza della Capitale. Da una parte Roma investe miliardi nella propria immagine internazionale: nuove stazioni metro, riqualificazioni urbane, grandi eventi, valorizzazioni immobiliari, alberghi di lusso, progetti di trasformazione urbana. Dall’altra esiste una città dove lo Stato entra soprattutto attraverso blitz, retate e operazioni straordinarie.

Due Rome che avanzano a velocità opposte. La città che accumula valore immobiliare e capitale internazionale convive con una periferia dove il controllo del territorio viene sempre più conteso tra istituzioni e organizzazioni criminali.

E il paradosso è che queste due città non sono separate da confini netti. Spesso bastano poche fermate di metro per passare dai nuovi hub della rigenerazione urbana alle piazze di spaccio militarizzate.

Forse ancora più significativo è il tipo di risposta che la città sta mettendo in campo. Più telecamere, più pattuglie, più illuminazione, controlli rafforzati nelle ore notturne, militarizzazione dei quadranti considerati sensibili, sorveglianza permanente della movida e delle periferie. La risposta alla frattura urbana romana appare oggi quasi esclusivamente securitaria. Come se il problema fosse soltanto contenere gli effetti della crisi; non affrontarne le cause profonde.

La stessa città che investe miliardi nella rigenerazione urbana sembra incapace di produrre una vera rigenerazione sociale delle proprie periferie. Così la sicurezza finisce per sostituire la politica urbana. La pattuglia sostituisce il presidio sociale. La telecamera sostituisce il welfare territoriale. Il blitz sostituisce la presenza quotidiana dello Stato.

Più capitali – e securitarismo – da una parte, più abbandono – e securitarismo – dall’altra. La frattura fra due città che evolvono in direzioni opposte, ma che si ritrovano all’incrocio di un autoritarismo crescente: a proteggere chi gode del privilegio di una vita patinata da un lato, a mortificare e schiacciare chi ha diritto solo al degrado dall’altro.


© Kritica – Riproduzione parziale consentita (non più di metà articolo), citando la fonte e inserendo il link all’inizio.

CREDITI FOTO: Polizia di Stato

Se hai apprezzato questo articolo o ti è parso interessante, sostieni il nostro lavoro con un contributo libero. Grazie!
Leave A Reply