venerdì 29/05/2026, 11:55

Immaginate di trovarvi oggi nel cuore di Gaza, circondati dal fuoco su tutti i fronti, con la morte in agguato dietro ogni angolo, e di trovarvi improvvisamente di fronte a una scelta strana: proteggere una scatola di documenti e fascicoli, o cercare un sacco di farina? In quel preciso istante, i documenti potrebbero sembrare un fardello irrilevante, ma per chi comprende il valore della storia, quei documenti rappresentavano l’obiettivo finale. Questo è esattamente ciò che è accaduto nei corridoi dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA) durante gli ultimi mesi della feroce guerra.

Mentre il mondo guardava gli schermi televisivi per vedere l’entità della distruzione fisica, dietro le quinte si svolgeva un’altra battaglia silenziosa e nascosta. Era una battaglia i cui eroi erano i dipendenti che hanno rischiato la vita per contrabbandare e mettere al sicuro un archivio contenente milioni di documenti che raccontano generazioni di sfollamento palestinese.

Questo archivio, salvato in un’operazione segreta durata dieci mesi, rappresenta senza esagerare l’identità politica, giuridica ed esistenziale del popolo palestinese, specialmente per la popolazione della Striscia di Gaza, dove i rifugiati costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione. Oltre la semplice distribuzione di aiuti, pur essenziali per la sopravvivenza quotidiana della popolazione, l’agenzia rappresenta oggi, per noi abitanti, un presidio internazionale che contribuisce a sostenere la continuità della presenza palestinese e a conservarne la memoria storica, in un contesto segnato da dinamiche che tendono alla sua progressiva erosione.

Ma per capire perché un dipendente rischierebbe la vita per un disco rigido o una scatola di documenti, bisogna prima comprendere cosa significhi l’UNRWA per la popolazione di Gaza sul campo, lontano dalle sale dell’ONU e dai discorsi diplomatici. A Gaza, l’UNRWA è il tessuto della vita quotidiana; è la farina che la gente impasta nelle code della morte, l’unica clinica che fornisce una pillola per il diabete a un paziente o assistenza a una donna incinta tra le macerie, e la scuola dove intere generazioni sono cresciute imparando a leggere, scrivere e difendere i propri diritti e la propria dignità. L’agenzia nella Striscia non è solo un logo blu posto sui tetti degli edifici, ma piuttosto l’ancora di salvezza esistenziale che impedisce il completo collasso della società sotto il peso dell’assedio e delle guerre successive che non lasciano nulla dietro di sé.

Quando è iniziata la recente guerra e Gaza si è trasformata in un campo di battaglia a tutto campo, le strutture dell’UNRWA, in particolare le scuole, sono diventate l’ultimo rifugio per centinaia di migliaia di sfollati che hanno perso le loro case. Sebbene queste scuole non fossero state progettate per fungere da rifugi a lungo termine, il personale locale ha sopportato il peso maggiore. Le ha trasformate in piccole comunità cercando di fornire il minimo indispensabile in termini di sicurezza, acqua, cibo e sostegno psicosociale ai bambini traumatizzati. Questo ruolo umanitario sul campo ha reso l’agenzia il bersaglio principale; perché chiuderla o distruggere la sua capacità di operare significa semplicemente spingere la società di Gaza verso il caos assoluto e la fame diffusa. Questo è esattamente ciò che vogliono coloro che cercano di svuotare il territorio e facilitare i piani di sfollamento forzato.

Tuttavia, l’aspetto più pericoloso del ruolo dell’UNRWA, che la pone perennemente nell’occhio del ciclone politico, è il suo fondamento giuridico. L’agenzia è stata istituita dalla Risoluzione internazionale 302 emanata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1949, e il suo mandato era chiaro: fornire soccorso e assistenza ai rifugiati palestinesi in attesa di una soluzione giusta e praticabile alla loro situazione, in conformità con la Risoluzione 194, che sancisce esplicitamente il diritto al ritorno e al risarcimento. Questa correlazione giuridica significa che l’esistenza dell’UNRWA è la testimonianza internazionale concreta che nel 1948 è stato commesso un crimine storico e che esiste uno sfollamento in corso che richiede una soluzione politica, non solo compassione umanitaria. Da qui, i palestinesi si rendono conto che prendere di mira l’agenzia e prosciugarne le fonti di finanziamento non è semplicemente una crisi economica che colpisce gli aiuti, ma piuttosto un complotto politico malizioso volto a cancellare la questione dei rifugiati, a far cadere il diritto al ritorno e a trasformare i legittimi proprietari in semplici casi umanitari in cerca di un sostentamento in qualsiasi parte del mondo.

Al centro di questa grande battaglia politica sta l’importanza dell’archivio segreto che è stato salvato. Immaginiamo per un momento cosa accadrebbe se il fuoco o i proiettili riuscissero a consumare completamente gli edifici e i registri dell’UNRWA. Milioni di rifugiati si trasformerebbero in persone senza una storia documentata a livello internazionale. L’archivio dell’UNRWA contiene l’albero genealogico biologico e politico del popolo palestinese. Include gli elenchi originali scritti a mano dei primi rifugiati che furono espulsi dai loro villaggi e città durante la Nakba. Questi documenti tracciano meticolosamente i dettagli di cinque generazioni successive, documentando le loro nascite, matrimoni, morti e spostamenti tra i campi. Ciò significa che l’archivio è la prova decisiva che impedisce lo scioglimento della comunità dei rifugiati e confuta le falsità che per decenni hanno cercato di promuovere l’affermazione che i palestinesi non fossero un popolo stanziale, ma piuttosto gruppi di popolazione transitori.

Il grande valore dell’archivio non si limita all’aspetto emotivo o storico; si estende alla solida dimensione giuridica. Queste scatole, file digitali e documenti contrabbandati contengono atti di proprietà e documenti che ne attestano il possesso per terreni, case e beni immobili che i palestinesi hanno lasciato nelle loro città e villaggi d’origine. Questi documenti sono certificati e registrati sotto supervisione internazionale, il che li rende una risorsa giuridica inconfutabile che non potrà essere contestata in futuro davanti a nessun tribunale internazionale quando si discuterà del meritato risarcimento o dei diritti di ritorno dei proprietari. Quando l’occupazione cerca di distruggere gli uffici dell’agenzia a Gaza o a Gerusalemme Est, non sta cercando obiettivi militari; sta cercando proprio questi documenti. Vuole bruciare le prove che la incrimina e dimostrano il diritto delle vittime, in modo da poter chiudere il fascicolo per sempre con il pretesto che la realtà si è imposta.

La complessa operazione segreta condotta per trasferire e mettere al sicuro questo archivio nell’arco di dieci mesi, in condizioni di combattimento impossibili e in un blackout totale delle comunicazioni, dell’elettricità e del carburante, è una storia di resilienza ed eroismo che merita di essere raccontata con grande rispetto. I dipendenti sono stati costretti a spostare server elettronici, dischi rigidi e persino documenti sensibili sotto il fischio dei proiettili e il rombo dei bombardamenti, spostandoli da un luogo all’altro, da un nascondiglio all’altro, e contrabbandandoli attraverso complessi posti di blocco fino a raggiungere luoghi sicuri al di fuori della zona di pericolo diretto. Oggi la guerra non si limita più al controllo del territorio; è una guerra su chi possiede la narrazione e chi scrive la storia. La conservazione dell’archivio garantisce che la narrazione palestinese rimanga presente, pura, onesta e documentata con l’inchiostro delle Nazioni Unite stesse.

Il pericolo di perdere questo archivio avrebbe anche significato far precipitare la vita quotidiana e gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza in uno stato di totale caos amministrativo. Esso rappresenta la banca dati essenziale e la base logistica da cui dipendono la distribuzione degli aiuti, la gestione delle scuole e delle cliniche e l’identificazione di coloro che hanno realmente diritto all’assistenza, specialmente nelle attuali condizioni catastrofiche che hanno reso ogni informazione accurata una questione di vita o di morte. Proteggere questi dati e mettere al sicuro i server da sabotaggi, attacchi informatici e tentativi di hacking rappresenta una tutela della sicurezza sociale nazionale dei palestinesi. È una conferma del fatto che questo popolo, e le sue istituzioni, possiedono la consapevolezza e la capacità di gestire i propri affari e proteggere i propri diritti anche nelle condizioni più buie, sanguinose e crudeli.

I legami che uniscono il popolo di Gaza all’UNRWA sono legami di vita e destino condivisi. La stragrande maggioranza del personale e dei lavoratori dell’agenzia, inclusi insegnanti, medici, infermieri e operatori umanitari, sono essi stessi rifugiati provenienti dai campi. Vivono le stesse sofferenze, affrontano gli stessi pericoli e condividono con i loro vicini un’esistenza intrisa di sangue e fatica. Quando i martiri del personale dell’UNRWA cadono durante i bombardamenti, l’agenzia non piange dei dipendenti stranieri di passaggio, ma piuttosto Gaza piange i propri figli che sono morti mentre cercavano di consegnare un sorso d’acqua, un sacco di farina o delle medicine a un paziente. Questa coesione umana rafforza la posizione dell’agenzia nel cuore della gente, rendendo la sua difesa, la difesa del suo bilancio e della sua continuità un dovere nazionale e morale che non può essere negoziato o compromesso sotto alcuna pressione politica o finanziaria internazionale.

I tentativi di porre fine al ruolo dell’UNRWA prima di raggiungere una soluzione politica giusta e globale che restituisca i diritti ai loro legittimi proprietari equivalgono a dare il via libera alla liquidazione totale della causa palestinese, trasformando la Striscia di Gaza in un luogo dimenticato e privo di identità politica, e facilitando l’attuazione di progetti di reinsediamento e sfollamento volti a svuotare la terra dei suoi legittimi abitanti. Da qui, diventa chiaro che la sopravvivenza dell’agenzia e la conservazione del suo archivio e dei suoi documenti non sono un lusso o una questione puramente umanitaria, ma piuttosto il cuore del conflitto e l’ultimo baluardo di difesa che protegge l’identità nazionale dalla frammentazione e dalla perdita nell’esilio della diaspora e dell’alienazione.

Alla fine, ci appare chiaro che la battaglia per l’UNRWA e la battaglia per salvare l’archivio sono un’unica battaglia volta ad ancorare l’essere umano palestinese alla propria terra e a preservarne il diritto al ritorno e alla libertà. L’UNRWA, con le sue scuole, le cliniche e l’assistenza, è il presente che permette al popolo di Gaza di sopravvivere, resistere, affrontare la macchina di morte e distruzione e aggrapparsi alle ragioni della vita. Nel frattempo, l’archivio conservato e protetto rappresenta il futuro con le sue dimensioni giuridiche, politiche e storiche, garantendo che i sacrifici di generazioni non vadano vani e che il diritto al ritorno non si perda nei corridoi dell’oblio e delle cospirazioni internazionali. Ogni documento salvato dalle macerie e ogni file digitale messo al sicuro è un chiaro messaggio al mondo che la narrazione palestinese non morirà e che il sangue dei martiri e la sofferenza di milioni di persone nei campi non si trasformeranno in semplici numeri in registri di passaggio, ma rimarranno vivi e testimoni fino a quando non sarà fatta giustizia e lo sfollamento non finirà con il ritorno, la libertà e l’indipendenza.


© Kritica – Riproduzione parziale consentita per non più di metà articolo, citando la fonte e inserendo il link all’inizio.

CREDITI FOTO: © Omar Ashtawy/APA Images via ZUMA Press Wire – 6 giugno 2024, Nusairat, Striscia di Gaza, Territori palestinesi: alcuni palestinesi ispezionano la scuola danneggiata in seguito a un attacco aereo israeliano contro una scuola per sfollati appartenente all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) nel campo profughi di Nuseirat.

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