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Il 4 ottobre scorso, in occasione del congresso annuale di Brighton, il Green Party britannico, con una decisione che sta facendo da quel giorno enorme scalpore, ha votato una mozione intitolata “Il sionismo è razzismo”, frutto di un dibattito acceso anche nello stesso partito come dimostra l’esito stesso della votazione: 1.022 voti favorevoli (il 56% circa) e 813 contrari. La mozione è quindi diventata politica ufficiale del partito, che ora si definisce ufficialmente un “partito antisionista”.

Si tratta della prima volta che un partito politico chiarisce con una mozione ad hoc la sua posizione nei riguardi della dottrina sionista. La scelta ha una importanza capitale, non tanto per l’esito del voto quanto perché aiuta a dipanare la mistificazione principale portava avanti da Israele e dai suoi sostenitori, ovvero quella che il sionismo sia un tutt’uno con l’appartenenza ebraica, e che sia impossibile distinguere fra loro sionismo come dottrina, ed ebraismo come religione. Qualsiasi antisionismo, dicono i sostenitori di Israele più oltranzisti (la maggioranza), cela dietro di sé antisemitismo.

Una posizione che si scontra con il fatto che sono milioni nel mondo, in verità, gli ebrei che si considerano antisionisti e che si oppongono al sionismo, e che questi sono esistiti fin dagli albori della costituzione dell’agenda politica sionista.

Tanto più importante, in questa circostanza, è il fatto che il leader del Green Party, Zack Polanski, è egli stesso un ebreo antisionista. Polanski non ha partecipato al voto della mozione, sulla quale ha espresso perplessità e una opinione sostanzialmente contraria, legata al fatto che “non spetta a un partito britannico decidere del futuro della regione”. Il riferimento è in particolare al punto forse più controverso dell’intera mozione, quello in cui si dice “il Green Party sostiene la creazione di un unico Stato palestinese democratico in tutta la Palestina storica con Gerusalemme come capitale, pari diritti per tutti e il diritto al ritorno per i palestinesi e i loro discendenti.” La reazione del leader alla vittoria di una posizione diversa dalla sua è stata in ogni caso di difesa e riconoscimento.

La contrarietà di Polanski al testo non ha dunque impedito al governo israeliano di scagliarsi contro di lui come principale bersaglio, dopo il voto, dichiarandogli interdetto l’ingresso in Israele. Una deliberazione molto significativa, in quanto Polanski, da ebreo, secondo le leggi israeliane avrebbe diritto “al ritorno” in quella che, secondo la dottrina sionista per l’appunto, rappresenta la terra ancestrale ebraica, casa e nazione, di diritto, di ciascun ebreo.

Intanto, in Gran Bretagna l’approvazione della mozione ha portato a denunce nei confronti del partito, che è stato denunciato da numerosi deputati, laburisti in primis, e da alcune associazioni ebraiche di dottrina sionista, sia alla polizia sia presso la Equality and Human Rights Commission (EHRC), un organo indipendente britannico. Anche Lubna Speitan, autrice della mozione, attivista palestinese, è nel mirino di media e gruppi di pressione sionisti, che vorrebbero la sua espulsione dal partito.


La mozione “Il sionismo è razzismo” nella sua sintesi e deliberazioni principali

La presente mozione definisce il sionismo, ne riconosce il danno persistente nei confronti dei palestinesi e mira a chiarire che il Partito dei Verdi si oppone al sionismo. Afferma inoltre il diritto all’autodeterminazione e alla liberazione del popolo palestinese e sostiene la creazione di un unico Stato palestinese democratico in tutta la Palestina storica.

TESTO DELLA MOZIONE:

Il sionismo è un’ideologia politica che ha invocato la creazione – e, ora che esiste, la continuità – di uno Stato ebraico etnonazionalista nella Palestina storica, attraverso l’esclusione e/o il dominio della popolazione non ebraica. La manifestazione reale e concreta del sionismo è stata la disumanizzazione, lo sfollamento, l’espropriazione, la privazione dei diritti civili e la distruzione dei palestinesi, fenomeni storici e tuttora in atto. Ciò si basa sui sistemi coloniali europei di dominio e oppressione, che hanno anche creato gerarchie razziali tra ebrei di diverse etnie in Palestina.

La pratica dell’ideologia sionista, che promuove l’etnonazionalismo, privilegia un gruppo etnico sulla base della sottomissione degli altri. Il sionismo è l’ideologia fondante di Israele.

Il sionismo ha creato e cerca di mantenere – e, ove possibile, espandere – un regime di apartheid tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, concepito per consolidare la supremazia di un gruppo, gli ebrei, su un altro, i palestinesi. In quanto tale, il sionismo è razzista.

La presente mozione è rivolta all’ideologia politica e alla pratica del sionismo, così come definito, e non al background religioso o etnico di coloro che potrebbero identificarsi come sionisti. Non tutti gli ebrei sono sionisti e non tutti i sionisti sono ebrei.

Rifiutare il sionismo e sostenere la liberazione del popolo palestinese non costituisce una discriminazione nei confronti del popolo ebraico. Né è discriminatorio sostenere la creazione di un unico Stato palestinese democratico tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, con pari diritti per tutti.

Il sionismo è fondamentalmente incompatibile con i principi antirazzisti, l’uguaglianza e la giustizia. LA CONFERENZA DELIBERA CHE:

  1. Il Green Party si dichiara un partito antisionista.
  2. Il Green Party respinge i tentativi di normalizzare la sottomissione e l’oppressione razziste dei palestinesi; di equiparare l’antisionismo all’antisemitismo; di negare o minimizzare i diritti umani dei palestinesi; di creare gerarchie razziste; e di normalizzare o tentare di giustificare l’apartheid, la pulizia etnica o il genocidio.

Il Green Party si opporrà e condurrà campagne contro l’uso o l’adozione di qualsiasi esempio o definizione (comprese, ma non limitate a, le definizioni dell’IHRA e della JDA) che confonda Israele con l’ebraismo, l’antisionismo con l’antisemitismo o che violi i diritti dei palestinesi. Tali definizioni dovrebbero essere rimosse e/o sostituite con definizioni chiare e concise di discriminazione antiebraica che non comportino tali confusioni né violino i diritti dei palestinesi e dei loro sostenitori.

Il Green Party applicherà questo principio alle organizzazioni controllate o gestite dallo Stato britannico. Ciò include il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) e i servizi sanitari, le autorità locali, la pubblica amministrazione, l’istruzione, la magistratura, l’emittenza pubblica e tutti gli enti finanziati con fondi pubblici. Affermiamo inoltre che le definizioni di discriminazione antiebraica non dovrebbero mai equiparare l’identità ebraica all’ideologia sionista o alla pratica politica. Come per qualsiasi gruppo etnico o religioso, nessuna singola ideologia politica dovrebbe essere attribuita a un intero popolo.

  1. In linea con la mozione E05, che ha affermato che Israele è uno Stato di apartheid che commette genocidio, e con la mozione E07 a sostegno dei risarcimenti e della responsabilità, il Green Party sostiene la creazione di un unico Stato palestinese democratico in tutta la Palestina storica con Gerusalemme come capitale, pari diritti per tutti e il diritto al ritorno per i palestinesi e i loro discendenti.
  2. Il Green Party afferma il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione, compreso il diritto alla resistenza e alla liberazione dall’occupazione, dal dominio e dalla sottomissione israeliani, e riconosce che la lotta per ottenere tale liberazione con tutti i mezzi disponibili ai sensi del diritto internazionale è legittima.
  3. Il Green Party risponde all’appello della società civile palestinese di imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di disinvestimento contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica durante l’era dell’apartheid, e invita il governo del Regno Unito a imporre embarghi e sanzioni totali contro Israele.
  4. Il Green Party chiede il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza palestinesi (compreso Marwan Barghouti), la fine del ricorso alla detenzione amministrativa dei palestinesi da parte di Israele e il trattamento dei combattenti palestinesi in conformità con il diritto internazionale umanitario, comprese in particolare le disposizioni relative ai prigionieri di guerra contenute nel Primo Protocollo aggiuntivo alle modifiche del 1977 alle Quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali. 7. Il Partito dei Verdi chiede la rimozione di Palestine Action dall’elenco delle organizzazioni vietate nell’Allegato 2 del Terrorism Act 2000 (ovvero la revoca del divieto).
  5. Il Green Party chiede il rilascio di tutti i detenuti arrestati per azioni dirette non violente a sostegno dei diritti dei palestinesi e per porre fine al genocidio, all’apartheid e all’occupazione illegale della Palestina, e sostiene le richieste dei «Prisoners for Palestine» (4)

AZIONI CHE IL PARTITO DEVE INTRAPRENDERE:

Il Partito dei Verdi adotta i seguenti punti d’azione:

  1. La presente mozione sarà inserita, come opportuno, nel Registro delle Dichiarazioni Politiche del Green Party e promossa in conformità con le nostre regole e procedure.
  2. Il sionismo, come definito sopra, sarà trattato come qualsiasi altra forma di razzismo, e la presente mozione sarà attuata dal Gruppo di lavoro sulla politica antirazzista, come opportuno e in conformità con la sua prassi ordinaria.
  3. Le posizioni in materia di politica internazionale contenute nella presente mozione saranno attuate dal Gruppo di lavoro sulla politica internazionale, come opportuno e in conformità con la sua prassi abituale.

Ribadiamo il nostro impegno a opporci esplicitamente al sionismo nelle nostre comunicazioni interne ed esterne d’ora in poi.

I Parlamenti del Regno Unito e del Galles, le Assemblee di Londra e del Sindaco, nonché i Consigli locali e le Autorità locali devono esercitare la propria autorità per porre fine al genocidio, all’occupazione e all’apartheid. I rappresentanti eletti del Green Party continueranno a esercitare pressioni su tutti gli organismi competenti per il raggiungimento di questi obiettivi. La presente mozione garantisce che le nostre posizioni siano conformi al diritto internazionale, all’equità e al nostro impegno a favore della giustizia e dei diritti umani.

I parlamentari, i membri dell’Assemblea di Londra e di quella del sindaco, i consiglieri comunali e i futuri membri del Senedd dovrebbero adottare misure nelle rispettive camere per promuovere azioni a livello locale, subnazionale e nazionale a favore della Palestina, ponendo fine a qualsiasi investimento in Israele; esigendo la pace e la responsabilità, nonché la fine delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle convenzioni sul genocidio, e un immediato passo verso la responsabilità, il risarcimento e la giustizia per il popolo palestinese.

SCARICA O LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE “SIONISMO È RAZZISMO”


CREDITI FOTO: Green Party.

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