domenica 10/05/2026, 12:12

Il 29 gennaio, nella località di Afungi, nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, si sono svolte le cerimonie per la riapertura del progetto Mozambique LNG di TotalEnergies. Nelle immagini diffuse da emittenti locali e internazionali si vede il presidente mozambicano Daniel Chapo visitare l’impianto di stoccaggio del gas, accompagnato dall’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanné. Accolto da gruppi di donne che sventolavano la bandiera nazionale, Chapo ha presentato la ripresa del progetto come un segnale di stabilità e rilancio economico. 

Il più grande investimento energetico privato in Africa

Il maxi-progetto da 20 miliardi di dollari, il più grande investimento energetico privato in Africa, era fermo dal 2021 a causa dell’ormai decennale insurrezione jihadista legata allo Stato Islamico nella provincia di Cabo Delgado. 

La provincia del nord del Mozambico è una delle più ricche di risorse naturali del Paese, con gas, sabbie pesanti e pietre preziose, ma allo stesso tempo la più economicamente povera del Mozambico, che a livello nazionale regista, secondo la Banca Mondiale, un tasso di povertà pari all’81%. Come spesso accade, i benefici delle risorse non restano alle comunità locali ma vengono spartiti tra funzionari corrotti e aziende estere. Dal 2017 la guerra fra le milizie legate all’ISIS, che intorno a quella data hanno iniziato a combattere nell’area, e dall’altra parte le forze armate mozambicane, contingenti di paesi alleati e milizie private al servizio delle multinazionali, vedono i civili fra incudine e martello.

Una popolazione colpita da numerosi fattori di crisi

Secondo le agenzie ONU, oltre 1,3 milioni di persone sono sfollate interne, molte hanno dovuto abbandonare le proprie case più volte. I dati dell’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED) parlano di almeno 6.257 morti in nove anni di violenze. Il 2025 si è distinto come un anno di rapida e sanguinosa escalation. Secondo l’UNHCR sono state 345.175 le persone sfollate nella provincia di Cabo Delgado nello scorso anno. Per contrastare le azioni dei jihadisti, il governo mozambicano ha chiesto l’aiuto degli Stati della SADC (Southern African Development Community) e del Ruanda.

Al pericolo jihadista si affianca l’emergenza climatica. A Cabo Delgado si lotta con gli effetti della siccità che ha ridotto notevolmente i raccolti con la conseguenza che oltre 1.6 milioni di persone affrontano alti livelli di insicurezza alimentare nella regione e, solo nei primi mesi del 2026, più di 600 mila persone sono state colpite dalle inondazioni. In questo drammatico contesto, le multinazionali dell’energia hanno un peso alquanto rilevante.

L’interesse delle multinazionali non ha migliorato la situazione

Tutto comincia nel 2010 quando al largo della costa di Cabo Delgado è stato scoperto un giacimento di gas da 2.400 miliardi di metri cubi. A bussare alla porta di Maputo si sono subito presentate la francese Total Energies, l’americana Exxon Mobil e l’italiana Eni. L’entusiasmo per una scoperta dal valore potenziale di 120 miliardi di dollari aveva portato il governo a fare promesse di sviluppo e ricchezza: «Utilizzeremo il reddito derivante dalle risorse minerarie per diversificare e ridurre la disuguaglianza» aveva affermato nel 2014 l’allora ministro delle Finanze Manuel Chang. Da quel momento però le cose sono precipitate, con l’inizio della guerriglia nella ricca provincia del nord e con lo scandalo che ha investito il governo mozambicano  riguardo un giro di tangenti da 2 miliardi di dollari, cui seguì l’arresto di Chang in Sud Africa nel 2018. 

Oggi Eni, Total e Exxon, detengono le concessioni sulle due aree di trivellazione, ma l’unica piattaforma in funzione è la Coral South di Eni che oggi sta lavorando alla costruzione di un’altro sito di estrazione, la Coral North. La compagnia italiana al netto di un investimento da 7 miliardi, per Coral South, sta producendo 3,4 milioni di tonnellate l’anno di gas, prevedendo un guadagno di 39 miliardi. Exxon e Total invece hanno lasciato il campo nel 2019 e nel 2021 a causa della situazione di insicurezza nella regione, con la compagnia americana che ancora non è tornata sul campo.

Nuove promesse, nuovi tradimenti

Ora il LNG Mozambique Project, di cui TotalEnergies detiene il 26,5% ed è azionista di maggioranza, dovrebbe essere in grado di produrre 13 milioni di tonnellate di gas all’anno, con prospettive di espansione fino a 43 milioni di tonnellate. Il progetto è completato al 40%, mentre il 90% della sua produzione avrebbe già trovato acquirenti. Sulla carta e nelle parole di Chapo e Pouyanne, la ripresa di questo progetto miliardario sarà una svolta per la popolazione mozambicana. Secondo quanto detto dall’Amministratore delegato di Total, questo progetto è «una pietra miliare» che «posizionerà il Mozambico come uno dei principali esportatori di gas e porterà benefici economici alla popolazione mozambicana». Parole cui fanno eco quelle del presidente Chapo che nel corso del suo intervento ad Afungi ha voluto presentare il Mozambico come luogo sicuro dove investire: «Ribadiamo che il nostro paese è in grado di superare le sfide, ripristinare la fiducia degli investitori e creare le condizioni per investimenti sicuri, responsabili e duraturi». Stando a quanto affermato dal governo mozambicano e dalla società francese, la costruzione e il funzionamento del progetto genererà in tutto circa 10mila posti di lavoro diretti, di cui l’80% è occupato da persone mozambicane e quasi la metà originarie di Cabo Delgado. La previsione del presidente Chapo, infine, è che durante tutto il suo ciclo di vita, Mozambique LNG produrrà entrate per lo stato mozambicano per 35 miliardi di dollari. Pouyanne ha poi dichiarato l’impiego di 2.6 milioni di dollari per il sostegno alla popolazione di Cabo Delgado, per far fronte alla disastrosa situazione umanitaria. Ma se da una parte Total prova a mostrare il proprio volto umano, dall’altra ha chiesto al governo di Maputo la copertura di 4.5 miliardidi dollari di perdite derivate dalla chiusura per quattro anni per “cause di forza maggiore”. La società francese ha inoltre ottenuto il prolungamento del periodo di sfruttamento e produzione di 10 anni, visto che si prevede che l’impianto inizierà a fornire gas naturale utilizzabile dal 2029, e non dal 2024.

TotalEnergies denunciata da ONG per la difesa dei diritti umani

Ad oggi però si riescono a vedere solo gli effetti negativi che questo investimento sta creando in Mozambico. La multinazionale francese è stata citata in giudizio dall’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), una delle più importanti ONG europee per la difesa dei diritti umani. Lo scorso novembre la ONG tedesca ha denunciato TotalEnergies in Francia con le accuse di complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate. Secondo le informazioni in possesso dell’ECCHR, nel 2021, quando i ribelli avevano conquistato la città di Palma, a ridosso dell’impianto di Afungi, e il personale internazionale di Total aveva evacuato il sito, la Joint Task Force composta da soldati dell’esercito mozambicano, istituita nel 2020 attraverso un memorandum tra la filiale mozambicana di TotalEnergies e il governo di Maputo per la sicurezza del progetto Mozambique LNG, avrebbe rapito oltre 150 civili in fuga dalla città. Secondo l’inchiesta di Politico, che ha denunciato il fatto, i soldati hanno fermato i fuggitivi accusandoli di essere ribelli. L’inchiesta racconta di come le donne siano state separate dagli uomini per poi essere stuprate e i prigionieri siano stati stipati per tre mesi in container all’ingresso dell’impianto di gas naturale Mozambique LNG, di TotalEnergies. 

Lo sfruttamento capitalistico ha creato terreno fertile per l’arruolamento jihadista

L’impatto socio-ambientale dei progetti di estrazione a Cabo Delgado, di cui uno dei principali attori è l’italiana ENI, è ritenuto uno dei propellenti del conflitto nel nord del paese. I trasferimenti forzati di popolazione per la costruzione degli impianti e gli effetti dell’industria estrattiva sull’ambiente hanno creato il terreno fertile all’arruolamento dei giovani mozambicani nelle file dei jihadisti. Ma se da una parte le accuse contro Total ricadono nell’ambito delle violenze nella regione, ReCommon nel rapporto “Fiamme Nascoste”rivela che Eni ha provato a dissimulare le difficoltà operative di Coral South e a sottostimare gli effetti delflaring: la pratica di bruciare il gas in eccesso estratto insieme ad altri idrocarburi. Come detto nel rapporto, solo tra giugno e dicembre 2022 le operazioni di flaring di Coral South avrebbero comportato lo spreco di 435.000 metri cubi di gas, circa il 40% del fabbisogno annuo del Mozambico. Ma oltre allo spreco, le sole emissioni associate al flaring avvenuto fra giugno e dicembre 2022 sarebbero ammontate a 1.098.188 tCO2e, mentre le emissioni totali del Mozambico per il 2022 sono state di 10.028.180 tCO2e. 

Una promessa di sviluppo “irresponsabile e pericolosa”

Per queste ragioni, le ONG Justica Ambiental, BankTrack, Friends of the Earth France e Reclaim Finance hanno definito «irresponsabile e pericolosa» la decisione di riavviare Mozambique LNG di TotalEnergies e hanno invitato a non finanziare il progetto.

A questa richiesta è arrivata invece la risposta della nostra agenzia di credito all’esportazione SACE, che si è detta disposta a rilasciare una garanzia di 950 milioni, per la copertura dei prestiti, tra cui si trova anche quello della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) del valore di 650 milioni di euro. La riapertura del progetto di Afungi viene così presentata come una promessa di sviluppo, ma sul terreno continua a produrre insicurezza, devastazione ambientale e violazioni dei diritti umani. Mentre il gas del Mozambico prende la via dei mercati internazionali, a Cabo Delgado restano povertà, sfollamenti e una crisi che appare tutt’altro che risolta.


CREDITI FOTO: Sigrid Ekman

Se hai apprezzato questo articolo o ti è parso interessante, sostieni il nostro lavoro con un contributo libero. Grazie!
Leave A Reply