domenica 10/05/2026, 0:41

Sacerdote dell’anarco-capitalismo, convinto libertario, cultore di dottrine esoteriche ossessionato dalla figura dell’Anticristo – che per lui oggi sarebbe incarnata dall’attivista Greta Thunberg -, Peter Thiel, “l’anima nera della Silicon Valley” – come viene definito dal giornalista Luca Ciarrocca nel suo libro uscito per Fuoriscena -, è tornato agli onori delle cronache, dopo la pubblicazione degli Esptein files, proprio per i suoi legami con il finanziere pedofilo (come ha rivelato il New York Times, nel 2015 e nel 2016, Epstein ha investito 40 milioni di dollari in due fondi gestiti da Valar Ventures, una società di New York co-fondata da Thiel). Maggiore attenzione mediatica meriterebbero, tuttavia, anche le controverse attività di Palantir Technologies, il colosso operante nel settore della data intelligence fondato dal venture capitalist nato in Germania e naturalizzato statunitense. 

Palantir e Israele: l’IA al servizio della guerra

Solida alleata del Dipartimento della Difesa statunitense, ribattezzato Dipartimento della Guerra da Trump, la società creata da Thiel vanta un consolidato legame con l’ICE, l’agenzia federale che si occupa di immigrazione, alla quale Palantir fornisce un’infrastruttura tecnica di supporto per condurre azioni massive di ricerca ed espulsione delle persone. 

Su Kritica.it, avevamo raccontato, inoltre, dei servizi forniti dal gigante del tech a Israele: da ottobre 2023, Palantir ha approfondito un legame apertamente ideologico con il governo di Tel Aviv e le sue forze armate, presentando le proprie soluzioni basate sull’IA come componenti imprescindibili della guerra contemporanea. Il CEO dell’azienda, Alex Karp, ha dichiarato pubblicamente che sostenere Israele rappresenta un obbligo di civiltà. A riprova di questo, nel gennaio 2024 è stato formalizzato un accordo strategico con il Ministero della Difesa israeliano finalizzato a supportare le operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza. La riunione del consiglio di amministrazione dell’azienda si è tenuta quel mese a Tel Aviv “in segno di solidarietà” con Israele, secondo quanto riportato da Bloomberg. Un anno prima Palantir aveva introdotto la sua piattaforma di intelligenza artificiale (AIP) per aiutare le forze armate ad analizzare e identificare rapidamente gli obiettivi dei bombardamenti. Software che, secondo quanto rivelato da Michael Steinberger nella biografia di Karp intitolata The Philosopher in the Valley: Alex Karp, Palantir and the Rise of the Surveillance State, è stato utilizzato dall’esercito israeliano in diversi raid condotti a Gaza. Nello stesso libro si legge che «la tecnologia dell’azienda è stata impiegata dagli israeliani durante le operazioni militari in Libano nel 2024 che hanno decimato i vertici di Hezbollah» ed «è stata utilizzata anche nell’operazione Grim Beeper, in cui centinaia di combattenti di Hezbollah sono rimasti feriti e mutilati quando i loro cercapersone e walkie-talkie sono esplosi».

Ma la collaborazione tra Israele e Palantir prosegue anche ora, nella presunta fase del cessate il fuoco.

La privatizzazione degli aiuti umanitari a Gaza e il ruolo di Palantir

Lo scorso dicembre Israele ha revocato le licenze di 37 organizzazioni non governative internazionali che operano a Gaza e nella Cisgiordania occupata, sostenendo che non rispettassero i nuovi requisiti su sicurezza e trasparenza che prevedevano, tra l’altro, l’obbligo di fornire a Tel Aviv documenti dettagliati sul personale palestinese, sulle fonti di finanziamento e sulle strutture operative (il provvedimento sarebbe dovuto entrare in vigore il 1 marzo, ma per ora è stato “congelato” dalla Corte Suprema israeliana). Mentre il settore non-profit subisce un attacco, sul piano della fornitura di aiuti si registra un crescente ricorso ad aziende del settore privato, guidate unicamente dalla ricerca del profitto.

Alcune fonti interne al Civil Military Coordination Center (CMCC) – l’hub istituito nel sud di Israele dallo U.S. Central Command a ottobre 2025 “per supportare gli sforzi di stabilizzazione” e “facilitare il flusso di assistenza umanitaria, logistica e di sicurezza dalle controparti internazionali verso Gaza” e che fungerà da quartier generale operativo del Board of Peace – hanno rivelato all’agenzia di stampa statunitense Drop Site News che Palantir sta fornendo l’architettura tecnologica per tracciare la consegna e la distribuzione degli aiuti a Gaza.

La predominanza assunta da Palantir e da altre realtà private sul piano dell’assistenza umanitaria è stata definita una «mostruosità» dalla Relatrice Speciale per i Territori palestinesi occupati Francesca Albanese, la quale ha sottolineato che «le Nazioni Unite hanno già un’architettura umanitaria pronta a intervenire durante le crisi, nel rispetto dei principi umanitari e fondata sul diritto internazionale». 

A destare preoccupazioni negli osservatori sarebbe il possibile doppio uso delle tecnologie fornite da Palantir: esiste infatti il rischio che i dati umanitari raccolti per tracciare gli aiuti – come posizioni di convogli, destinazioni e flussi – vengano integrati con intelligence militare per identificare e colpire presunti obiettivi nemici, trasformando il monitoraggio umanitario in sorveglianza offensiva. I dati inseriti nel sistema Foundry, la piattaforma di Palantir per la gestione della supply chain, tramite una funzionalità chiamata Type Mapping, possono infatti essere sincronizzati e interrogati istantaneamente dalla piattaforma militare Gotham. Per quanto non ci siano informazioni disponibili sul fatto che Gotham e Foundry siano i prodotti specifici utilizzati per tracciare gli aiuti, prove fotografiche pubblicamente disponibili indicano che Gaia, una piattaforma dell’ecosistema Palantir, è in fase di impiego presso il CMCC. 

Oltre al colosso fondato da Thiel, anche contractor militari statunitensi stanno espandendo il loro raggio d’azione nella Striscia. Tra questi, Safe Reach Solutions e Arkel International, entrambi legati alla Gaza Humanitarian Foundation – l’organizzazione sostenuta da Stati Uniti e Israele e incaricata di distribuire aiuti nell’enclave – le cui attività sono state sospese nell’autunno 2025, dopo che erano stati documentati oltre 2.600 palestinesi uccisi e 19.000 feriti nei pressi dei suoi siti di distribuzione, vittime attribuite alle forze israeliane o a contractor privati della sicurezza. L’ex sede della GHF a Kiryat Gat è ora il quartier generale del CMCC. 

In un’intervista rilasciata alla stessa agenzia Drop Site News, l’economista Yanis Varoufakis, ex Ministro delle Finanze greco, ha affermato che «questo è il primo caso nella storia in cui è la sofferenza di un popolo sottoposto a genocidio e bombardamenti – la sofferenza stessa – ad aumentare il capitale di un’azienda che poi utilizza quel capitale per produrre merce da vendere altrove». Le mire degli attori privati nel settore dell’assistenza umanitaria a Gaza, d’altra parte, sono l’ennesimo tassello di una dinamica più ampia che sta trasformando la Striscia in un vero e proprio laboratorio della macchina capitalista, come dimostra anche il profilo da “comitato d’affari” assunto dal cosiddetto Board of Peace, che annovera al suo interno numerose figure provenienti dall’universo economico-finanziario come il miliardario israeliano Yakir Gabay, che ha costruito un impero immobiliare in Germania, e Marc Rowan, ricco investitore e CEO di Apollo Global Management, che aspirano a trasformare la Striscia in una “Riviera Mediterranea” con hotel e isole artificiali.

«Se Gaza non vuole trasformarsi in una tecno-distopia capitalista, è il momento di agire. Gli stati e le aziende che sostengono questa infrastruttura emergente devono essere fermati e chiamati a rispondere delle loro azioni. Non c’è tempo da perdere»: è il nuovo, accorato appello lanciato da Francesca Albanese. 


CREDITI FOTO: Codepink

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