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Ad agosto, la Farmacia Usai di Bari Sardo (OG) e la Farmacia Vesuvio di Genova sono diventate le prime farmacie in Italia a far parte di una realtà che sta crescendo a vista d’occhio in uno slancio di solidarietà attiva verso la Palestina: la rete SPLAI, Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana.

SPLAI è una campagna nata su iniziativa del movimento BDS. «A livello internazionale era già attiva la campagna Apartheid Free Zone, in Italia è partita nel 2019 e l’abbiamo ribattezzata SPLAI, direi con successo perché è un nome che funziona», dice Erica Di Florio, portavoce del nodo BDS di Lanciano (CH) e membro del gruppo SPLAI (a cui aderisce con l’Enoteca di cui è titolare). A SPLAI possono unirsi esercizi commerciali, centri culturali, collettivi, movimenti, associazioni, istituzioni. Spazi, cioè, fisici ma anche “virtuali”. A patto che siano rappresentativi di una collettività.

Gli impegni da prendere in coerenza con i principi BDS

La procedura per aderire è semplice. «Il primo passo – spiega Di Florio, che si occupa di vagliare e rispondere alle richieste di adesione – è compilare il modulo sul nostro sito».

Nel modulo si chiariscono gli impegni che chi aderisce a SPLAI è chiamato a prendere per evitare di contribuire alle violazioni israeliane della libertà e dei diritti umani del popolo palestinese.

Il primo è l’impegno a non acquistare o vendere prodotti o servizi di aziende israeliane o internazionali che sono oggetto di boicottaggio per la loro complicità con l’occupazione o l’apartheid di Israele. «Inviamo il volantino – sottolinea Di Florio – con la guida al boicottaggio e l’elenco dei marchi a cui è diretto in Italia (in prima fila c’è ad esempio Eni), che possono in parte anche differire da quelli a cui è rivolto il boicottaggio di BDS a livello internazionale». Nel caso delle due farmacie di cui si diceva, hanno preso l’impegno a non distribuire né sponsorizzare prodotti del ramo generici (riguarda solo i farmaci sostituibili con altri farmaci equivalenti, per non danneggiare i pazienti) della multinazionale farmaceutica israeliana Teva, nel mirino di BDS.

Il secondo impegno è a non ospitare e partecipare a eventi culturali e accademici che prevedano la presenza di istituzioni israeliane che contribuiscono all’oppressione e alla discriminazione contro il popolo palestinese, nonché di rappresentanti dello Stato di Israele. E a rifiutare finanziamenti o sponsorizzazioni da organi ufficiali israeliani.

Il terzo è a non ospitare e partecipare a eventi sportivi che prevedano la partecipazione di squadre israeliane o che siano sponsorizzati da Israele: viene in mente il match di calcio del 20 agosto scorso a Bergamo, tra l’Atalanta e una squadra israeliana, di cui BDS aveva chiesto l’annullamento.

Boom e adesioni eccellenti alla rete SPLAI negli ultimi tre anni

L’adesione è semplice ma tutto viene verificato nei dettagli. «Ci accertiamo in modo rigoroso che ogni richiesta di adesione – dichiara Di Florio – sia coerente con i principi BDS. Molti aderiscono per un moto di solidarietà e di indignazione, ma sono magari meno attenti a seguire le indicazioni che inviamo. Rispondiamo a ogni SPLAI in modo mirato, e li mettiamo in contatto con il nodo BDS più vicino e con gli altri SPLAI sul territorio». A chi aderisce, BDS chiede che nello spazio SPLAI venga esposto il Manifesto in cui sono riassunti tutti gli impegni presi.

Da ottobre 2023 la crescita della rete SPLAI è stata prepotente. Fino ad allora le adesioni erano 300, ma già a luglio 2025 si era arrivati a 500. Oggi sfiorano quota 900, il che significa che in tre anni sono triplicate e solo nell’ultimo anno e poco più sono quasi raddoppiate. «Con questi numeri – dice Di Florio – l’Italia è ufficialmente il Paese con più Apartheid Free Zone, almeno in Europa. E sono anche nati tantissimi nuovi nodi BDS locali».

A fare da traino sono state in particolare alcune adesioni eccellenti. Come quella di ARCI nazionale, che ha innescato l’adesione di decine di comitati e circoli ARCI locali. O quella della community del turismo sostenibile Ecobnb, che ha poi invitato i suoi membri a fare altrettanto.

Il caso della Taverna Santa Chiara a Napoli

Un’altra forte accelerazione nelle adesioni è avvenuta all’indomani del noto caso che a maggio 2025 ha visto protagonista a Napoli la Taverna Santa Chiara e la sua titolare, Nives Monda. In breve, Monda era stata accusata di antisemitismo da turisti israeliani frequentatori del suo locale che avevano preso male il fatto che si trattasse di uno spazio SPLAI, con alterco a seguire. Ma Monda ne era uscita a testa alta: la procura aveva archiviato e le manifestazioni di solidarietà dei concittadini, ma non solo, di Monda erano state vibranti. BDS Italia aveva espresso ufficialmente la propria solidarietà.

Racconta Monda, che ha alle spalle una lunga storia di attivismo per la causa palestinese e una robusta esperienza su cibo e consumo etico (la Taverna è una Osteria Slow Food, più volte premiata con la Chiocciola): «Dopo il 7 ottobre 2023 mi sono chiesta come avrei potuto dare un maggiore contributo. Mi presentarono la campagna SPLAI e coi miei soci decidemmo di aderire. Ma fino all’episodio di maggio non ci sono mai stati problemi».

Monda non è ovviamente l’unica ad aver vissuto situazioni del genere. A luglio, sempre a Napoli, è accaduto al Decumani Hotel de Charme, che aderisce a SPLAI e a “No Room for Genocide”, una campagna di turismo etico partita nel 2025 che chiede ai gestori di strutture ricettive di impegnarsi a non ospitare criminali di guerra o persone coinvolte in genocidi. Il Decumani, al quale pure il movimento BDS ha espresso ufficialmente solidarietà, è stato oggetto di azioni diffamatorie dopo che una turista israeliana aveva cancellato la sua prenotazione avendo preso male, anche qui, il messaggio di benvenuto in cui l’hotel dichiarava la propria adesione alla campagna.

Dopo la tempesta dell’episodio di maggio, l’attivismo di Monda si è intensificato. Ne è nato il nodo BDS di Napoli, che a settembre 2025 ha organizzato un convegno in cui è intervenuto Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS. Inoltre, altri esercizi e botteghe del centro storico partenopeo hanno aderito a SPLAI, per fare del centro storico uno spazio libero dall’apartheid israeliano.

«L’adesione a SPLAI – consiglia Monda a chi ci stesse pensando – non va fatta con leggerezza. Si tratta di una materia delicata. E BDS non è una moda, ma un metodo strategico e un impegno civico. Soprattutto bisogna sapere come proteggersi. Ad esempio con la formazione, per conoscere il modo e le parole con cui rispondere, perché basta una parola per rovinare il lavoro di anni. Se capitano situazioni potenzialmente pericolose, come la mia, bisogna saper tutelare sé stessi, la propria attività e anche la campagna. Ma ne vale la pena, anzi direi che è doveroso. Qui non si tratta di cacciare nessuno, ma di essere accoglienti con le persone giuste. Perché non si può rischiare di servire qualcuno che viene da noi a riposarsi dopo aver magari sparato a un bambino: è inaccettabile».

Cresce l’impegno organizzativo di rete SPLAI

La valanga di nuove adesioni ha imposto uno sforzo organizzativo ulteriore. Uno dei frutti più visibili è la mappa interattiva degli SPLAI disponibile online, scaricabile e filtrabile per luogo, nome e categoria, oggetto ovviamente di un fine tuning continuo per stare al passo coi nuovi ingressi. «La mappa serve agli stessi SPLAI per fare rete con realtà simili e solidali nel resto d’Italia – afferma Di Fiorio – ed è uno strumento utile anche per tutti noi in vista del Natale. Perché coi regali possiamo sostenere quelle attività che hanno scelto di stare dalla parte dei diritti del popolo palestinese e si impegnano a non intrattenere rapporti con aziende complici di apartheid e genocidio». Si è intensificato anche il lavoro sul territorio, per connettere gli SPLAI con gli attivisti e i nodi BDS. Allo studio c’è anche l’ipotesi di organizzare in futuro un evento su tutto il territorio nazionale, potrebbe essere una Giornata SPLAI che ogni Spazio declina poi a suo modo.

«C’è grande fermento – conclude Di Fiorio – anche perché avvertiamo che la campagna SPLAI dà molto fastidio, quindi funziona. Ma non bisogna mai dimenticare che dobbiamo fare molta attenzione ai temi che affrontiamo e al modo in cui ne parliamo. Per questo ci vuole studio. Essere SPLAI non è una scelta d’impulso: è una presa di posizione importante».


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Autore

  • Andrea Di Turi

    Mediattivista per la giustizia climatica, diversamente bocconiano di formazione, ha seguito lo sviluppo del dibattito su sostenibilità e finanza sostenibile dagli anni '90, anche come consulente e docente. Oggi denuncia finanza ed economia fossili che alimentano il collasso climatico. Scrive per Valori, Changes magazine, blogga su il Fatto Quotidiano. È fra i World Champions del Fossil fuel Treaty e membro del network Voci per il Clima. Ogni tanto tiene qualche speech.

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