domenica 10/05/2026, 9:32

Mentre il mondo è sottosopra a causa della guerra tra Israele e Iran, Gaza ne paga il prezzo. Mentre il mondo guarda il cielo in attesa dei missili, i palestinesi a Gaza si concentrano sulla situazione alimentare.
Sui social media e in televisione, l’atmosfera sembra quella di una terza guerra mondiale imminente, alla quale nessuno sopravviverà. Il mondo è sotto shock, ma per noi queste notizie sono molto familiari: purtroppo abbiamo vissuto una guerra fra le più devastanti al mondo. Siamo esperti di qualcosa che nessuno dovrebbe mai essere obbligato a capire.

Proprio quando il cessate il fuoco a Gaza stava per diventare una sorta di stabilità e un bene per il mio popolo, l’escalation tra Israele e Iran ci ha riportati in un clima di guerra, ancora e ancora. Ha riportato Gaza nel giro delle notizie, dandole un altro colpo e infliggendo un altro dolore. Come se due anni di guerra non fossero abbastanza. Come se volessero che soffrissimo con loro. Dal primo momento dell’escalation, il 28 febbraio, Israele ha colto l’occasione per punire Gaza in modo indiretto. La loro prima ossessione continua a essere punire Gaza nel modo più orribile possibile. Il cibo.

Chiudere l’unica ancora di salvezza per Gaza. Chiudere le frontiere agli aiuti umanitari e al commercio. Chiudere i confini riaperti alle porte di Rafah. Tutto sotto il pretesto della “sicurezza”. Per il mondo esterno potrebbe sembrare una giustificazione conveniente, ma chi capisce la loro mentalità capirà che si tratta solo di mettere il dito nella piaga. Conoscono i nostri punti deboli, sanno bene come i due anni di fame ci abbiano colpito e usano la guerra per punirci di nuovo.

La contraddizione è sbalorditiva. Su uno schermo, il mondo guarda il prossimo aggiornamento di questo conflitto incerto, ma sul campo a Gaza il terrore appare molto diverso. È un corridoio affollato di un supermercato, con una coda di decine di persone e scaffali vuoti. “Devo andare a mettere al sicuro le cose più importanti prima che i prezzi salgano”, mi ha detto mio padre in una telefonata mattutina dopo il telegiornale.

Il terrore che ritorni la fame

La situazione sul campo a Gaza mostra quanto velocemente le scorte di cibo potrebbero esaurirsi da un momento all’altro. Supermercati, ristoranti e negozi stanno cercando di limitare le vendite a causa delle notizie su una possibile chiusura a lungo termine delle frontiere. C’è una crescente preoccupazione che, se le frontiere rimarranno chiuse, i beni di prima necessità potrebbero presto diventare introvabili.

Questo è ciò che la gente teme, ed è per questo che molte famiglie sentono il bisogno di fare scorta di cibo. La situazione potrebbe peggiorare nei prossimi giorni, ma spero davvero che non sia così. La domanda che continua a tormentare tutti è: perché Gaza deve subire così tante catastrofi?
Non solo le forniture alimentari sono state colpite dalla guerra tra Israele e Iran, ma anche i piani di evacuazione hanno subito ripercussioni. Il processo di partenza da Gaza verso paesi come l’Italia, il Regno Unito e altri, sia attraverso borse di studio che ricongiungimenti familiari, è stato interrotto dai recenti sviluppi.

Proprio nel momento in cui gli studenti credevano di essere vicini all’inizio di un nuovo capitolo del loro percorso formativo e le famiglie speravano di potersi finalmente ricongiungere con i propri cari, è arrivata questa nuova escalation. Ancora una volta, sembra che ogni barlume di speranza venga interrotto. E purtroppo, questo ci ha ricordato che non c’è piena felicità per i palestinesi a Gaza, c’è allerta, c’è qualcosa che manca.

Il mio cuore è con tutti gli studenti che stanno ancora aspettando di essere evacuati. Sento davvero il loro dolore, perché una volta ero al loro posto.

Tornando alla questione del cibo, molte famiglie ora dipendono fortemente da organizzazioni come World Central Kitchen e altri gruppi umanitari. Tuttavia, queste organizzazioni stanno attualmente affrontando una grave carenza di ingredienti e forniture di aiuti, il che limita la loro capacità di fornire pasti e assistenza umanitaria a migliaia di famiglie che vivono in tende o in condizioni inabitabili (World Central Kitchen ha dichiarato di dover sospendere le operazioni a Gaza, ndr).

Tutto questo sta accadendo durante il Ramadan, il mese sacro del digiuno per i musulmani, il che rende la situazione ancora più difficile ed emotivamente pesante rispetto a qualsiasi altro periodo dell’anno.
“Non ricordo l’ultima volta che abbiamo trascorso un Ramadan normale senza dover prestare attenzione ai prezzi e al cibo”, ha commentato mia nonna.

Gaza sta ora pagando il prezzo di una guerra regionale, non solo nei titoli dei giornali o nei telegiornali, ma in ogni cuore che abbia mai conosciuto il vero significato delle frontiere chiuse.
Spero che domani mi sveglierò con buone notizie invece che con titoli ancora più dolorosi. Spero che non ci siano più frontiere chiuse. Spero in un futuro certo e pacifico per il mio Paese e per il mondo intero.


CREDITI FOTO: © Ramzi Abu Amer/APA Images via ZUMA Press Wire – 9 marzo 2026, Khan Younis, Striscia di Gaza, Territori palestinesi: alcuni profughi palestinesi ispezionano le loro tende danneggiate dopo che l’artiglieria israeliana ha bombardato un campo profughi nel campo di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, uccidendo tre donne, tra cui una bambina e una giornalista, e ferendo altre dieci persone, per lo più bambini. Nuseirat, Striscia di Gaza centrale.

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