venerdì 28/08/2026, 20:20
Logo Kritica

Segui Kritica su Google

Aggiungi Kritica tra le tue fonti preferite.

Segui

In piena estate sta montando la mobilitazione contro gli “Israel bonds”, di cui Kritica ha parlato di recente.

Il 31 agosto scade infatti l’autorizzazione alla vendita in Europa di questi titoli che Israele emette attraverso la Development Corporation for Israel (DCI), rivolgendoli al pubblico dei piccoli investitori, e che sono commercializzati esplicitamente come un’opportunità per finanziare la sua macchina bellica.

Per vendere gli Israel bonds all’interno dello Spazio Economico Europeo (che comprende i 27 Stati membri dell’ più , Liechtenstein e Norvegia), ha bisogno dell’autorizzazione da parte di uno Stato membro dell’Ue. Da settembre 2025 questa autorizzazione è stata fornita dalla Commissione di Vigilanza del settore finanziario del Lussemburgo (la lussemburghese, per intendersi), che per questo motivo è finita nell’occhio del ciclone. Come del resto era già accaduto alla Banca Centrale Irlandese (CBI), che aveva svolto tale funzione fino al 2025 e aveva abbandonato proprio per via delle critiche. A mettere pressione in questi mesi su CSSF per aver autorizzato la vendita delle obbligazioni israeliane è stata in particolare la campagna Stop Israel Bonds.

La pressione ha avuto successo, perché a fine luglio il Lussemburgo ha dichiarato che alla scadenza del 31 agosto non rinnoverà l’accordo con Israele in merito all’approvazione del prospetto per la vendita dei bond. Una battaglia vinta, ma si rischia comunque di perdere la guerra: un altro Paese Ue, infatti, potrebbe subentrare al Lussemburgo.

Il dominus della vicenda resta la CBI, perché l’Irlanda rimane “home member state” dell’Ue per l’autorizzazione della vendita dei bond. È il Paese cioè che può decidere, come aveva fatto col Lussemburgo, di trasferire a un altro Paese Ue che ne facesse richiesta la facoltà di approvare il prospetto per la vendita dei bond. O anche di approvare un nuovo prospetto che Israele dovesse sottoporre quest’anno. Al di là dei tecnicismi, si tratta evidentemente di una decisione politica, per giunta incandescente: nel 2025 gli Israel bonds sono stati venduti in Austria, Francia, Germania e Paesi Bassi, oltre che in Lussemburgo; invece Spagna e Belgio, oltre all’Irlanda, hanno messo uno stop.

La campagna Stop Israel Bonds chiede di fare pressione sulla CBI, su ESMA (l’Autorità europea dei mercati finanziari) e sui singoli regolatori finanziari europei, come la Consob, affinché in tutta Europa non si conceda più l’autorizzazione alla vendita di questi bond (la campagna mette a disposizione un testo utilizzabile per un’azione di mail bombing). Se il mercato europeo dovesse essere vietato agli Israel bonds, le conseguenze per Israele potrebbero essere tangibili: potrebbe trovarsi costretto a dichiarare default su una fetta del suo debito pubblico (tra 2023 e 2025 attraverso gli Israel bonds sono stati raccolti oltre 7 miliardi di dollari), compromettendo almeno in parte la possibilità di finanziare ad esempio l’acquisto di armi e munizioni.

A far sua la richiesta è stata Amnesty, che in queste settimane ha organizzato azioni di protesta contro la CBI ma soprattutto ha emesso uno statement in cui avverte gli Stati membri dell’Ue che il coinvolgimento nella vendita degli Israel bonds espone al rischio di complicità nei , a cominciare dal genocidio. La stessa relatrice speciale dell’Onu sulla situazione dei nei Territori palestinesi occupati dal 1967, , aveva dichiarato che la vendita di queste obbligazioni è illegale secondo il , bollandola senza mezzi termini come moralmente e legalmente sbagliata.

Se il mercato europeo dovesse essere vietato agli Israel bonds, le conseguenze per Israele potrebbero essere tangibili: potrebbe trovarsi costretto a dichiarare default su una fetta del suo debito pubblico (tra 2023 e 2025 attraverso gli Israeli bonds sono stati raccolti oltre 7 miliardi di dollari), compromettendo almeno in parte la possibilità di finanziare ad esempio l’acquisto di armi e munizioni.

Per fermare i crimini israeliani occorre prosciugare i flussi finanziari che li consentono. Gli Israel bonds non s’hanno più da vendere: #.


© – Riproduzione parziale consentita inserendo il link e citando la fonte all’inizio.

CREDITI FOTO: Wikipedia

Autore

  • Andrea Di Turi

    Mediattivista per la giustizia climatica, diversamente bocconiano di formazione, ha seguito lo sviluppo del dibattito su sostenibilità e finanza sostenibile dagli anni '90, anche come consulente e docente. Oggi denuncia finanza ed economia fossili che alimentano il collasso climatico. Scrive per Valori, Changes magazine, blogga su il Fatto Quotidiano. È fra i World Champions del Fossil fuel Treaty e membro del network Voci per il Clima. Ogni tanto tiene qualche speech.

Resta in contatto

Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Se hai apprezzato questo articolo o ti è parso interessante, sostieni il nostro lavoro con un contributo libero. Grazie!
Lascia una risposta