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Quello che segue è il racconto, con le sue parole, che un’attivista di RAWA – Revolutionary Association of the Women of Afghanistan – ha rivolto a un gruppo di giornaliste italiane qualche giorno fa, durante una conferenza stampa organizzata dal Coordinamento Italiano di Sostegno Donne afghane, per fare il punto sulla situazione sociale in Afghanistan, non solo riguardo alle donne, a cinque anni dal giorno fatidico in cui il governo americano ha restituito il Paese al regime dei talebani, sconfessando così un quindicennio di guerra “per l’esportazione della democrazia” nel Paese. Ringraziamo le donne in lotta di RAWA e le attiviste del CISDA. Il racconto è in forma anonima per ragioni di sicurezza.
Tra tre giorni, il 15 agosto, saranno passati cinque anni da quando l’imperialismo statunitense ha riportato i talebani al potere.
Cinque anni dopo, i talebani non sono cambiati. L’unica cosa che è cambiata è che sono diventati più spietati. Inoltre, hanno supporto finanziario e accesso alla tecnologia: attraverso questo accesso possono controllare la privacy delle persone.
I talebani hanno anche ricevuto maggiore sostegno internazionale: in definitiva, questa volta i talebani sono stati normalizzati. Inoltre, ancora oggi, alle ragazze è vietato l’accesso alle scuole secondarie e alle università. Le donne sono estromesse dal mondo del lavoro e dalla vita pubblica; i loro movimenti, il loro abbigliamento e persino la loro presenza nella società sono controllati. E non si tratta di qualche singola imposizione, né di una situazione normale, ma di una segregazione sistematica… per questo la chiamiamo apartheid di genere. È l’esclusione e il controllo sistematici delle donne, semplicemente perché sono donne. Non hanno accesso a nulla, come all’istruzione o alla vita pubblica; non possono fare nulla.
Riguardo alla situazione generale della sicurezza in Afghanistan, possiamo constatare che oggigiorno la situazione della sicurezza è così. Le donne rimangono soggette a regole che includono la nostra privacy, i nostri diritti, il nostro lavoro, la nostra istruzione. Non si tratta solo di istruzione, o a volte della loro privacy, dei loro vestiti. Hanno imposto nuove regole, hanno anche vietato la musica.
Un’altra regola che hanno imposto riguarda il lavoro. Non solo è vietato loro l’accesso agli uffici o il lavoro fuori casa, ma è vietato anche il lavoro da casa, come, per esempio, tutto quello che riguarda i trattamenti di bellezze per le donne. Hanno vietato qualsiasi attività produttiva, anche svolgere queste attività in casa è vietato.

Il controllo tecnologico sulle vite delle persone
Gli esempi di utilizzo della tecnologia a fini di controllo sono innumerevoli. Quando vogliamo ottenere una SIM card, dobbiamo mostrare la nostra carta d’identità elettronica, attraverso la quale è possibile ottenere tutte le informazioni, comprese quelle biometriche, che ci riguardano. Inoltre, soprattutto in alcune province lontane dal centro dell’Afghanistan, le donne non possono ottenere SIM card a proprio nome. I talebani vogliono ottenere informazioni sulle famiglie, anche sugli uomini delle famiglie, per controllarli. E questo è uno dei loro modi.
Inoltre, in alcune zone dell’Afghanistan, la rete viene utilizzata per ottenere informazioni quando due o tre persone parlano tra loro. Ad esempio, il Ministero del Vizio e della Virtù utilizza la rete per questo: alcuni operatori di telecomunicazioni, tra cui alcuni funzionari, ascoltano le voci di persone che parlano di questioni specifiche.
Ad esempio, quando ci sono manifestazioni, in alcune province, come quella di Herat, individuano le persone che hanno partecipato alle manifestazioni tramite i numeri delle loro schede SIM. Si rivolgono agli operatori di telecomunicazioni e chiedono loro di fornire le informazioni, le registrazioni vocali di coloro che hanno partecipato alle manifestazioni a Herat, nel Badakhshan e in altre province.
Oggi, in Afghanistan, quando usiamo i nostri telefoni, quando parliamo, quando ci connettiamo, sia che si usi internet o che non la si usi facendo semplici telefonate, i talebani hanno accesso a tutto. Non ci sentiamo a nostro agio a parlare in pubblico, al telefono, nelle diverse applicazioni o reti, proprio per questo motivo, perché hanno accesso a tutto.
Una società comunque sia non sottomessa
I talebani cercano di dipingere la situazione come normalizzata in Afghanistan. Ma le proteste contro il regime sono costanti. Ad esempio, nel Badakhshan, una provincia nel nord dell’Afghanistan, la popolazione ha organizzato manifestazioni pubbliche contro i talebani e il loro regime. I talebani combattono contro gli abitanti del Badakhshan perché professano una religione diversa, l’ismailismo, e cercano di costringerli a convertirsi. Dicono loro che non sono musulmani, che non possono vivere in Afghanistan e che, se vogliono vivere in Afghanistan, devono cambiare religione.
La lotta contro il regime non riguarda solo le donne
Oltre alle manifestazioni ci sono le lotte clandestine, come quelle che proprio RAWA porta avanti da tempo. “Gli uomini sono alleati cruciali nella nostra resistenza. Specialmente gli uomini delle nostre famiglie. Ad esempio, quando mobilitiamo le nostre squadre sanitarie in diverse province dell’Afghanistan, ci avvaliamo dell’aiuto degli uomini della famiglia durante gli spostamenti. Ad esempio, se lavoriamo in team, come nelle attività delle squadre sanitarie, abbiamo il supporto maschile della nostra famiglia.
Durante gli spostamenti, quando i talebani chiedono informazioni sul mahram, il familiare maschio che deve accompagnare le donne, quando chiedono “Avete un maschio della vostra famiglia?”, ad esempio un marito, un fratello o un padre, noi abbiamo persone, i nostri amici, i nostri familiari, che ci aiutano a essere forti, a viaggiare da una provincia all’altra dell’Afghanistan.
E questa lotta, queste attività, senza l’aiuto dei componenti maschili della nostra famiglia, dei nostri gruppi, sarebbero impossibili, perché le donne non possono uscire di casa senza i parenti maschi: uscire dalle loro case, dalle loro stanze. Quindi, in queste attività, i principali aiutanti e sostenitori ci stanno accanto, ci sostengono e ci appoggiano.
Un altro esempio riguarda le famiglie. Ad esempio, in alcune famiglie, alcune persone che lavorano per RAWA hanno figli; quindi, gli uomini aiutano le donne con le faccende domestiche, con la cura dei bambini. Sono cose molto semplici, ma sono di grande aiuto per le donne, perché le rendono forti, capaci di lavorare con una mente lucida e senza lo stress derivante dalle difficoltà domestiche, dai figli, dalle faccende di casa e anche dalle regole dei talebani.
La centralità dell’istruzione femminile
L’attenzione di RAWA si è concentrata soprattutto sull’istruzione femminile in questi decenni, e in particolare durante gli anni in cui i talebani hanno occupato l’Afghanistan.
Ora abbiamo molti corsi in diverse parti dell’Afghanistan. Ad esempio, nella provincia di Farah, a Herat, Bamyan, nel Badakhsha, e anche a Kabul, Jalalabad, e soprattutto a Nangarhar. Abbiamo molti corsi clandestini in queste province, e anche oggi sono attivi e stiamo lavorando su queste attività, perché RAWA si concentra sull’istruzione femminile. Tutti questi corsi sono clandestini.
Gli insegnanti di questi corsi sono persone che conoscono molto bene la popolazione di quelle zone. I talebani hanno interrotto i corsi, hanno arrestato le insegnanti e le controllano attentamente. Ma le insegnanti che tengono le lezioni si sono assunte la responsabilità di gestire autonomamente le situazioni. Ad esempio, nella provincia di Bamyan, abbiamo alcune classi. Quando i talebani sono venuti e hanno chiesto a queste donne: “Cosa fate in queste classi?”, loro hanno risposto che studiano il Corano e hanno mostrato libri che dimostravano che tenevano corsi di Corano.
Inoltre, abbiamo classi anche in alcune zone di Kabul. Si tratta di una zona ben nota, abitata dalla popolazione del Panjshir. I talebani sono venuti e hanno chiesto alla gente: “Cosa fate qui… in questa zona, in questa parte del quartiere?”. Le studentesse hanno risposto che studiavano il Corano. Le insegnanti hanno spiegato loro che, quando qualcuno si avvicina e chiede: “Cosa fate qui?” o “Che tipo di attività svolgete in queste classi?”, bisogna rispondere che si tengono corsi di artigianato, di sartoria o si studia il Corano. Non bisogna mai nominare i corsi di alfabetizzazione, inglese o altre materie.
Complicità imperialistiche
Formalmente, nessuno – tranne Putin, che invece lo riconosce anche formalmente – riconosce il regime talebano. Di fatto, molti governi, comprese le Nazioni Unite, lo riconoscono indirettamente, non fosse altro che facendo arrivare loro dei soldi, sotto forma di aiuti umanitari.
Un altro esempio: quando alcune persone provenienti da fuori dell’Afghanistan, dicendosi visitatori, turisti, girano dei video, ad esempio nella città di Kabul, e mostrano che a Kabul o in Afghanistan non c’è niente, che non ci sono problemi di sicurezza, questo dice al mondo che in Afghanistan va tutto bene. Il mondo, così, non vede i fatti reali. La vera situazione dell’Afghanistan, non la vedono. Anche questo è una sorta di riconoscimento.
E ancora, quando alcune persone dall’estero invitano i talebani alle loro cerimonie, nei loro paesi, è una sorta di riconoscimento nei loro confronti.
Tutto ciò va nella direzione della normalizzazione del regime, e delle diverse regole che il regime applica contro le donne, contro i bambini, contro tutto il popolo afghano.
Un regime corrotto
Una delle attività che RAWA svolge è l’assistenza sanitaria durante situazioni di emergenza, per esempio il recente terremoto a Herat. Durante il terremoto, una delle nostre squadre sanitarie si è recata a Herat e ha trovato alcune donne che erano rimaste sotto le macerie delle case, perché non avendo parenti maschi, non erano state aiutate da nessuno.
Inoltre, la nostra squadra sanitaria si è recata anche nelle province di Samangan e Mazar durante il terremoto: anche in quelle province, le persone più a rischio erano donne e bambini. In queste circostanze abbiamo verificato di persona che i talebani sfruttano le persone che portano sostegno. A Paktia, per esempio, al nostro team di medici, ostetriche e infermieri che portava medicinali, il governo ha detto: “Dovete consegnare quei medicinali a noi e non vi daremo l’opportunità di visitare le persone, ad esempio le donne o i bambini”.
In altri casi intimano di vistare prima gli uomini, e solo dopo le donne. Usano i medicinali e i materiali che diverse ONG forniscono alla popolazione e li distribuiscono loro stessi.
Le ONG che continuano a operare in Afghanistan sono costrette in generale a versare soldi al regime, ma questa pressione di stampo mafioso riguarda tutta la popolazione.
Per esempio, quando vuoi vendere qualcosa per strada, i talebani ti impongono delle regole, ti chiedono soldi per permetterti di vendere la tua frutta, la tua merce. In più, espongono le persone al ricatto, costringendole a riferire di movimenti sospetti e violazioni dei codici comportamentali, pena la chiusura dell’attività o la richiesta di ulteriori tangenti.
I talebani impongono tangenti su tutti gli strati della società, su tutte le attività della società. In alcune cerimonie, ad esempio fidanzamenti o matrimoni, chiedono soldi alle persone che festeggiano il fidanzamento e solo dopo il pagamento, il permesso per la cerimonia viene rilasciato.
Le persone sono stanche di questo stato di cose. E le donne lo sono ancora di più.
Il Ministero del Vizio e della Virtù arresta le donne per strada per questioni legate all’hijab. Una volta trasferite in prigione, subiscono violenze, abusi sessuali e stupri. Sappiamo che alcune donne hanno abortito in ospedale dopo essere state abusate dai talebani in prigione.
Tutto questo è inaccettabile per il popolo afghano. E le proteste e le rivolte non mancano, anche se sono sempre più complicate. Ad esempio, a Herat, alcuni giorni fa, gli abitanti dell’area di Jebrail, dove si concentra la comunità hazara, hanno manifestato contro i talebani. Le forze di Amr al-Ma’ruf, la polizia morale, hanno arrestato alcune donne a causa dell’hijab, e in risposta, la popolazione di Jebrail si è opposta. Si sono ribellati e hanno organizzato manifestazioni contro l’esercito e contro il Ministero del Vizio e della Virtù.
Per noi di RAWA, fin da quando esistiamo, la lotta è la bussola, e continuerà a esserlo. Sappiamo che tutto il popolo afghano rifiuta gli ideali dei talebani, le loro attività e le loro pressioni. Tutti sanno che i talebani e chi li sostiene non lavorano per il popolo afghano. I talebani sono in una rete di accordi con potenze straniere e alleanze straniere.
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CREDITI FOTO: EPA/SAMIULLAH POPAL e Wikimedia Commons


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