sabato 30/05/2026, 5:31

Il genocidio del popolo palestinese continua, in forma strisciante, mentre calano l’attenzione e la mobilitazione di massa. L’interesse dei media si è rivolto verso altri scenari e la partecipazione popolare alle iniziative in solidarietà con i palestinesi è scemata. Ma non si è interrotta.
Sulle pagine di Kritica, nei mesi scorsi, avevamo seguito le vicende che avevano ingiunto anche alla giunta Gualtieri, che governa la Capitale d’Italia, ad assumere alcune iniziative di solidarietà con il popolo vittima di genocidio; ma oltre le posizioni di facciata, da Roma Capitale non è mai giunta nessuna azione realmente conseguente.

È in questo contesto che alla fine di ottobre scorso, su proposta del Comitato territoriale di solidarietà con la Palestina del III Municipio (che comprende quartieri come Monte Sacro,Tufello e  Val Melaina), si è svolta un’assemblea cittadina molto partecipata, con all’ordine del giorno la ricerca di temi concreti sui quali rilanciare la mobilitazione nella città. È emersa l’idea di mettere il governo cittadino di fronte alle proprie responsabilità e di farlo chiamando i cittadini ad esprimersi direttamente. Lo strumento individuato è quello della Delibera di Iniziativa Popolare, istituto previsto dallo Statuto cittadino e che consiste nella possibilità di elaborare una vera e propria Delibera da sottoporre al voto del Consiglio comunale, che deve verificarsi entro sei mesi dal deposito del testo, sottoscritto da un minimo di 5.000 cittadini romani. Dal momento dell’inizio della raccolta delle firme, il comitato promotore ha tre mesi di tempo per raccogliere le sottoscrizioni.

La definizione del testo della Delibera Popolare è stata opera di un percorso collettivo, che ha visto la partecipazione attiva dei comitati e delle associazioni che hanno aderito alla proposta e costituito il Comitato “Roma sa da che parte stare”, realtà quali ARCI Roma, Libere Cittadine per la Palestina, Sanitari per Gaza, Assopace Palestina, Potere al Popolo, sindacati di base (CUB, USB, USI – CT&S, SGB, SSB), la Comunità Palestinese e molti altri, ai quali si stanno aggiungendo altre organizzazioni, dal Centro Internazionale Crocevia al Movimento 5 Stelle. Il testo su cui è iniziata la raccolta delle firme prevede l’interruzione di ogni e qualsivoglia rapporto fra Roma Capitale e le sue aziende partecipate e lo Stato di Israele e tutte le entità ad esso collegate. In particolare, l’attenzione è rivolta ai rapporti che intercorrono fra le romane ACEA e FARMACAP e le israeliane Mekorot e TEVA. 

ACEA è l’azienda che gestisce l’energia e l’acqua ed è controllata al 51% dal Comune di Roma. Da oltre dieci anni sarebbe in vigore un accordo con Mekorot, che si occupa delle risorse idriche in Israele e nei territori palestinesi occupati, di fatto rubando l’acqua ai Palestinesi. Dei contenuti di questo accordo e dei suoi riscontri pratici si sa ben poco e anche una mozione approvata dal Consiglio comunale lo scorso settembre non ha chiarito i termini della questione. 

Molto chiaro, invece, il rapporto che esiste fra FARMACAP, che gestisce quasi 50 farmacie comunali romane, e TEVA, multinazionale israeliana leader nel settore dei farmaci generici. I prodotti TEVA vengono smerciati nelle farmacie comunali , garantendo così un grande afflusso di denaro verso l’economia di guerra israeliana e contribuendo fattivamente al genocidio. La Delibera Popolare intende porre fine alle complicità di Roma Capitale con il genocidio e la pulizia etnica di Israele.

I goffi tentativi di sgonfiare l’iniziativa popolare

Nei primi due giorni di raccolta delle firme, nonostante il maltempo, nei banchetti posti in diversi quartieri sono state raggiunte e superate le cinquecento sottoscrizioni. L’obiettivo delle cinquemila firme necessarie per portare il testo al voto dell’Assemblea Capitolina appare, dunque, a portata di mano, ma l’ambizione dei promotori è quella di superare ampiamente quella soglia. Corre l’obbligo di segnalare una curiosa vicenda che ha accompagnato il deposito della proposta di delibera popolare.

Il giorno stesso del deposito delle firme per la Delibera popolare, appare un comunicato delle RSA di Filcams Cgil e USI 1912 di Farmacap che annuncia l’avvenuta interruzione dei rapporti fra la stessa Farmacap e TEVA. Nel comunicato si afferma che “l’Azienda ha interrotto i rapporti commerciali con la multinazionale israeliana TEVA e sue controllate (Ratiopharm, Dorom, ecc). Relazioni che si esplicavano nell’ordinare farmaci e parafarmaci direttamente al produttore” e si prende atto “con soddisfazione dell’interruzione dei suddetti rapporti commerciali, a seguito delle richieste in merito, da parte delle RSA Farmacap, risalenti allo scorso luglio 2025, in solidarietà al martoriato popolo palestinese, e a sostegno del boicottaggio dell’economia genocidaria israeliana. Un risultato che rappresenta una vittoria del movimento di solidarietà con il popolo palestinese (…)” .

Seguono, nei giorni immediatamente successivi, dichiarazioni trionfalistiche del Partito della Rifondazione Comunista e del Consigliere capitolino Nando Bonessio, dell’Alleanza Verdi Sinistra. I media mainstream non riportano la notizia, non esiste alcun comunicato di FARMACAP o di TEVA e non si registrano reazioni da parte della comunità ebraica e dell’ambasciata israeliana, solite lanciare grida strazianti per molto meno, come avvenuto in occasione dell’esposizione per qualche della bandiera palestinese in Campidoglio. Il solo segnale di cambiamento è la repentina scomparsa del banner di TEVA nella sezione “I nostri partner” del sito ufficiale di FARMACAP. 

Da parte sua, il Comitato “Roma sa da che parte stare” adotta una condotta prudente: non si interrompe la raccolta delle firme e, contestualmente, si cercano riscontri e verifiche. Il risultato non tarda ad arrivare e legittima la prudenza del comitato: le farmacie comunali non hanno affatto smesso di commercializzare i farmaci TEVA, anzi, è possibile anche prenotarli. L’arcano si spiega con una semplice diversificazione del metodo di approvvigionamento da parte di FARMACAP: in sostanza, anziché rivolgersi per gli acquisti dei farmaci direttamente a TEVA, l’azienda comunale si rifornisce degli stessi farmaci presso grossisti. Un banale cambiamento di policy aziendale, quindi.

La prova di quanto sia insensato il comunicato di CGIL e USI 1912, e quantomeno imprudenti e intempestive le dichiarazioni trionfalistiche di PRC e AVS, la fornisce lo stesso Direttore Generale di FARMACAP, Giorgio Casati, che così risponde ad una mail che chiedeva chiarimenti: “Buongiorno Sig.ra [nome],

Le scrivo a seguito della Sua mail per precisare quanto segue:
Farmacap è l’Azienda speciale del Comune di Roma che gestisce le farmacie comunali e, nell’espletare tale ruolo, è del tutto rispettosa delle scelte mediche e dei pazienti nella scelta delle specialità medicinali richieste; verso la fine del 2024, Farmacap decise, in assoluta autonomia, di interrompere il rapporto di partnership con Teva, con particolare riferimento all’acquisto diretto di farmaci generici, a seguito della valutazione di offerte di altre ditte a condizioni più vantaggiose;
la richiesta, formulata da alcune OO.SS., di sospendere la partnership commerciale con Teva giunse durante il 2025 e l’azienda non diede, come si evince anche dal loro comunicato, alcun riscontro poiché ritenuta irricevibile per ragioni ben comprensibili.
Sulla base di quanto Le ho rappresentato, resta evidente che nelle farmacie comunali di Roma i prodotti Teva restano oggetto di dispensazione, l’unica modificazione rispetto al passato riguarda le modalità di approvvigionamento di Farmacap che, anziché essere dirette con la Ditta produttrice come nel passato, passano attraverso i fornitori grossisti. 
In questo senso, anche a Roma come a Milano, ogni paziente può scegliere liberamente di quale prodotto approvvigionarsi in base alle prescrizioni mediche.
Augurandomi di aver risolto la Sua condivisibile perplessità, la saluto con viva cordialità.
Giorgio Casati

Nessuno stop alla commercializzazione nelle farmacie comunali romane dei farmaci TEVA, La sospettosa prudenza adottata dal Comitato “Roma sa da che parte stare” di fronte al comunicato sindacale e alle trombe suonate a pieno fiato da PRC e AVS si è rivelata lungimirante. Ora, la raccolta delle firme per la Delibera popolare entra nel vivo e sarà su questo che, nei prossimi mesi, si misurerà la vera attitudine delle forze politiche che governano la Capitale, perchè in presenza di un genocidio deve essere chiaro da che parte si vuole stare: o lo combatti con ogni mezzo necessario, o sei complice.


CREDITI FOTO: Roma sa da che parte stare

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