venerdì 29/05/2026, 12:16

Mentre il governo di destra guidato da Giorgia Meloni continua a rifiutarsi di sanzionare Israele e riconoscere lo Stato di Palestina, si allunga la lista degli enti locali che, al contrario, hanno intrapreso azioni in quel senso. Alle Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Puglia si sono aggiunti – fra gli altri – i consigli comunali di Bari, Bologna, Empoli, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Pesaro, Sassari, Sassuolo, Spoleto, Torino, Trani e Verona. Oltre al loro significato politico, queste azioni comportano aspetti pratici, quali l’interruzione dei rapporti economici con enti e aziende israeliani. A parte regioni e comuni governati da giunte di destra, nella lista di chi si è impegnato contro il genocidio e la pulizia etnica in atto si registra un’assenza molto vistosa: Roma, Capitale d’Italia, comune con il maggior numero di abitanti, nonché capitale della cristianità e città storicamente dalla vocazione universalistica. Città guidata da quasi quattro anni da una giusta di centrosinistra capitanata dal Sindaco del Partito Democratico Roberto Gualtieri.

Negli ultimi giorni del luglio scorso, subito prima della pausa estiva, la capogruppo Linda Meleo e gli altri consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno depositato una mozione analoga a quelle approvate negli altri comuni e ricalcata sul documento nazionale promosso dai leader nazionali del centrosinistra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (che aveva costituito la piattaforma della manifestazione unitaria delle opposizioni del 7 giugno scorso, ndr). Era legittimo attendersi che la mozione venisse approvata dai partiti che compongono la maggioranza capitolina e, in particolare, dal Partito Democratico, quello con il più alto numero di consiglieri, ma le cose sono andate molto diversamente e vale la pena di ricordare che Kritica è stato il solo media a dare subito conto di quello che è accaduto.

Il documento dei 5 Stelle, oltre a riprendere i contenuti generali di quello dei leader nazionali, impegnava il Comune di Roma ad interrompere i rapporti in essere fra le aziende comunali ed entità israeliane, in particolare quelli esistenti fra l’ACEA (Azienda Comunale per l’Energia e l’Acqua) e l’israeliana Mekorot, responsabile del continuo furto delle acque palestinesi e fra FARMACAP (azienda che gestisce le 46 farmacie comunali) e la multinazionale farmaceutica israeliana TEVA, condannata qualche anno fa dal Tribunale Federale di New York per le sue responsabilità nella diffusione del fentanil, la micidiale sostanza stupefacente che sta facendo strage negli Stati Uniti. A fine ottobre 2024, TEVA era stata anche sanzionata dalla Commissione europea per abuso di posizione dominante nel mercato dei farmaci contro la sclerosi multipla.

Come avevamo raccontato su Kritica, dopo un tentativo di non far mettere ai voti dell’Assemblea Capitolina la mozione dei 5 Stelle, i Consiglieri del PD hanno proposto quella che – secondo loro – era una mediazione, cioè un altro testo dal quale, però, erano scomparsi tutti gli impegni a sospendere le collaborazioni commerciali con le aziende israeliane, così come quello a sollecitare il governo nazionale a riconoscere lo Stato di Palestina, riducendo tutto ad un generico impegno a fornire aiuti umanitari. Inaccettabile, ovviamente.

Di fronte al rifiuto dei 5 Stelle di ritirare la propria mozione, la difficoltà politica dei consiglieri del PD si è manifestata platealmente: non potevano votare contro un documento che recepiva le indicazioni nazionali anche del loro partito, ma non se la sentivano nemmeno di irritare l’influente comunità ebraica romana, rappresentata in giunta dall’Assessore al Patrimonio e alla Casa, Tobia Zevi. Quindi, se ne sono semplicemente andati, facendo così mancare il numero legale e, di conseguenza, chiudere la seduta.

Il problema – per il PD romano – è stato solo rinviato, perché la mozione dei 5 Stelle sarà riproposta alla ripresa dei lavori consiliari dopo la pausa estiva, direttamente in assemblea; e a quel punto il PD non potrà cavarsela uscendo di nuovo dall’aula, anche perché nella città stanno crescendo l’insoddisfazione e l’indignazione: oltre alle mobilitazioni di comitati e associazioni, per l’interruzione dei rapporti con Israele si sono pronunciati sia diversi Municipi sia i Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del partito.

Nei prossimi giorni, quando i 5 Stelle, riproporranno la loro mozione in Assemblea Capitolina, si capirà se il Sindaco Gualtieri, il Partito Democratico romano e gli altri partiti della sua maggioranza sceglieranno di essere in sintonia con il sentimento della cittadinanza e dei loro stessi sostenitori o se invece subire l’influenza della comunità ebraica romana, che nei mesi scorsi aveva stigmatizzato molto negativamente la mozione unitaria presentata dalle opposizioni parlamentari e non può dunque non vedere con fastidio qualsiasi mozione ricalcata su di essa anche al comune di Roma. La comunità è ben lontana, tuttavia, dal rappresentare effettivamente la maggioranza dei cittadini ebrei romani, fra le 15mila e le 20mila persone a fronte delle circa 3.600 che si sono recate a votare per le ultime elezioni degli organismi della comunità.

Secondo quanto siamo riusciti a ricostruire in via non ufficiale, i consiglieri del PD sarebbero orientati ad astenersi: scelta che non cambierebbe nulla rispetto al dato politico, poiché l’astensione, come avviene al Senato, in Assemblea Capitolina equivale al voto contrario. Qualcuno temerebbe, infatti, una crisi di giunta, paventata dall’ipotesi – come tale la presentiamo – che l’assessore Tobia Zevi potrebbe dimettersi se passasse la mozione dei 5 Stelle, e questo il Sindaco Gualtieri proprio non lo vuole. D’altra parte, in caso di affossamento della mozione da parte propria, il PD e Gualtieri – sulla cui ricandidatura a un secondo mandato di sindaco pochi dubbi si possono nutrire –, sanno che pagherebbero un prezzo politico (e, probabilmente, elettorale) molto alto. A Roma si vota per l’elezione comunale fra poco più di un anno: troppo poco per dimenticare.


CREDITI FOTO: European Committee of the Regions, Flickr | CC BY-NC-SA 2.0

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2 commenti

  1. A Milano il sindaco Sala e la giunta di (finta) sinistra hanno bloccato la proposta del M5S e appoggiata dalle firme della gente di cancellare il gemellaggio della città con Tel Aviv

  2. Pingback: Roma, un'iniziativa popolare per superare l'immobilità della Giunta Gualtieri sul genocidio - Kritica.it

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