Mentre il genocidio in atto nella Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano suscita indignazione crescente in tutto il mondo, anche fra i governi storicamente più vicini allo Stato ebraico, in Italia il governo italiano di estrema destra è riuscito ad esprimere solo una qualche velata condanna della violenza israeliana a Gaza solo negli ultimissimi giorni, e solo per compensarla con reiterate espressioni di fedeltà a Israele, fra cui la dichiarazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, secondo cui “non è il momento” per riconoscere lo Stato di Palestina.
Contemporaneamente, il governo respingeva la mozione delle opposizioni per la sospensione del Memorandum di collaborazione Italia-Israele. Mentre il suo vice, Matteo Salvini, riceveva il premio per l’amicizia italo-israeliana.
Nel contesto italiano, dunque, così impermeabile a livello istituzionale alle proteste in corso contro lo sterminio dei palestinesi – colpisce in particolare il reiterato silenzio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ndr –, assumono particolare rilievo le iniziative locali: i Comuni di Napoli, Torino e Padova hanno approvato mozioni che impegnano ad interrompere ogni collaborazione con lo Stato di Israele, mentre il Comune di Sesto Fiorentino ha deliberato la sospensione della vendita dei farmaci prodotti dalla multinazionale israeliana TEVA nelle proprie farmacie. A Roma, invece, la situazione appare molto diversa.
Roma titubante
Ad oggi, l’Assemblea Capitolina non ha assunto alcuna iniziativa, se si eccettua lo spegnimento per un’ora delle luci che illuminano la Fontana di Trevi, con la scritta, in italiano e in inglese: “Gaza, spegniamo la guerra”. Non molto, eppure – secondo i Consiglieri del Movimento 5 Stelle sentiti da Kritica – anche questa iniziativa è costata molta fatica.
Il 14 luglio, i consiglieri di maggioranza Michela Cicculli e Alessandro Luparelli (Sinistra civica ecologista) hanno presentato una mozione di solidarietà con Francesca Albanese, Relatrice ONU per i Territori Palestinesi Occupati. Albanese è da tempo nel mirino del governo israeliano. Non contento di averle proibito l’ingresso in Israele e negli stessi territori occupati, conduce una campagna diffamatoria nei suoi confronti, definendola “antisemita” e complice di Hamas; al momento, la mozione non è stata ancora discussa.
Ora i Consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, che vorrebbero allineare la Capitale a quanto hanno già fatto Napoli, Torino e Padova, hanno preparato una mozione che, richiamando in premessa diverse Risoluzioni dell’ONU ed altri documenti internazionali, impegna il Sindaco e la Giunta a “condannare fermamente le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario perpetrate dallo Stato di Israele nella Striscia di Gaza, sollecitando un cessate il fuoco immediato, il ripristino del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese ed esponendo sul Palazzo Senatorio in piazza del Campidoglio la bandiera Palestinese, in segno di vicinanza alla stremata popolazione palestinese e di rispetto dei diritti umani”.
Una mozione da discutere al più presto
Inoltre, la mozione impegna a “redigere un elenco di enti e aziende riconducibili direttamente o indirettamente allo Stato di Israele, con i quali sospendere ogni eventuale esistente forma di collaborazione, partenariato o intesa commerciale, istituzionale, educativa, tecnologica o scientifica, ogni rapporto contrattuale, commerciale o di fornitura con Roma Capitale e le sue agenzie e società partecipate, impegnandosi anche a non stipulare nuovi accordi finché Israele non rispetterà il diritto internazionale”.
Fra le conseguenze pratiche, perciò, il Comune di Roma si impegnerebbe a sospendere la fornitura di farmaci generici TEVA nelle 45 farmacie comunali romane. Così come dovrebbe evidentemente rivedere la collaborazione fra ACEA – il fornitore pubblico-privato di energia e servizi idrici, controllato in maggioranza dal Comune di Roma – e l’azienda israeliana Mekorot. Quest’ultima è da tempo nel mirino degli attivisti per i diritti del popolo palestinese perché impegnata in quello che è chiamato “l’apartheid dell’acqua”: pratiche di sottrazione di acqua dalle falde dei territori palestinesi, per dirottarla verso le colonie israeliane e costringere i palestinesi a lasciare le loro terre. Rispettivamente nel 2023 e nel 2024, i municipi XIII e VIII hanno votato mozioni per la cessazione dell’accordo con Mekorot.
La mozione chiede anche a Sindaco e Giunta di aderire alla campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) nei confronti di Israele, di promuovere iniziative umanitarie e di cooperazione internazionale in favore della popolazione civile palestinese, e di sollecitare formalmente il Governo italiano a riconoscere lo Stato di Palestina.
Un fatto eclatante
L’eventuale approvazione di un simile documento da parte dell’Assemblea Capitolina risulterebbe un fatto politico eclatante. Roma è la Capitale d’Italia, la città più grande e popolata e la Capitale della cristianità. In più, quest’anno ospita il Giubileo, evento che vede arrivare milioni di persone da ogni parte del mondo.
La risonanza, dunque, andrebbe ben oltre i confini cittadini e nazionali. E si capisce benissimo perché le resistenze e le pressioni in senso contrario siano tanto forti (a Roma risiede anche una storica comunità ebraica saldamente legata a Israele, ndr). Ma è proprio questo il motivo per cui è importante mettere ai voti subito la mozione del Movimento 5 Stelle.
I partiti della maggioranza in Campidoglio, dal PD a Sinistra Civica Ecologista e i Verdi, a livello nazionale hanno sottoscritto una mozione comune che contiene gli stessi punti di quello elaborato dai 5 Stelle romani, dal quale, quindi, risulta difficile dissociarsi, anche alla luce dell’imponente manifestazione nazionale dello scorso 7 giugno a Roma, convocata su quei punti e che ha visto una grande partecipazione anche dei loro simpatizzanti ed elettori.
Eppure, esiste la concreta possibilità che i Consiglieri del Movimento 5 Stelle – che al Comune di Roma occupano i banchi dell’opposizione – si ritrovino da soli a sostenere la mozione nell’Aula Giulio Cesare.
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Cavilli di regolamento
Il rischio infatti, secondo la Consigliera Linda Meleo, capogruppo dei 5 Stelle in Campidoglio, “è che si utilizzi la discussione per l’approvazione dell’assestamento di bilancio per rinviare il dibattito e il voto sulla loro mozione almeno fino a settembre, stante il fatto che da qui alla pausa estiva tutte le sedute dell’Assemblea Capitolina saranno dedicate a questo tema”.
Il punto, però, è che si tratterebbe di un pretesto; non esiste nessuna norma che impedisca all’Assemblea di esprimersi in qualunque momento su argomenti “di rilevanza nazionale o internazionale o che presentino carattere di urgenza”. Lo dispone l’articolo 58 del Regolamento del Consiglio Comunale, dettando anche le regole pratiche:
- Comma 2. La manifestazione di intenti, redatta in forma di mozione e sottoscritta da almeno tre Consiglieri, è sottoposta, anche per il tramite dei Segretari del Consiglio, al Presidente entro un‘ora dall’effettuazione dell’appello da cui risulti la presenza dei Consiglieri nel numero valido agli effetti deliberativi.
- Comma 3. Il Presidente, ricevute le mozioni nei termini di cui al comma precedente, ne informa l’Aula e dispone che siano messe a disposizione delle Consigliere e dei Consiglieri per la loro consultazione.
- Comma 4. Il Presidente verificata la sussistenza dei requisiti di cui al precedente comma 1 e riscontrata la volontà dei Presidenti dei Gruppi Consiliari di votare la mozione nella stessa seduta, dispone la votazione delle mozioni negli ultimi trenta minuti della riunione. Qualora il Presidente non riscontri la sussistenza dei predetti requisiti o non vi sia l’accordo unanime dei Presidenti dei Gruppi Consiliari di porre in votazione la mozione, la stessa è iscritta all’ordine dei lavori della seduta successiva per essere votata negli ultimi trenta minuti della riunione”.
Se non ora, quando?
Non esiste, quindi, alcuna motivazione normativa che possa impedire la presentazione, la discussione e il voto sulla mozione del Movimento 5 Stelle, che affronta indubbiamente argomenti di rilevanza nazionale ed internazionale e che presentano caratteri di urgenza. Se non è argomento rilevante e urgente, infatti, un genocidio in mondovisione e la denuncia dell’assassinio quotidiano per bombe o per fame di potenzialmente centinaia di migliaia di uomini, donne, vecchi e bambini, non si comprende a cos’altro possa riferirsi l’articolo 58 del Regolamento del Consiglio Comunale di Roma.
L’Assemblea Capitolina è convocata tutti i giorni da lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 luglio dalle 10.00 alle 19.00 e giovedì 31 luglio dalle 19.00 ad oltranza. È necessario presentare, discutere e votare subito la mozione contro il genocidio del popolo palestinese, nella prima seduta dell’Assemblea Capitolina; dove ognuno si assumerà le proprie responsabilità, morali e politiche.

Ex operatore sociale, marxista convinto, attivista per i diritti umani, innamorato di Irlanda e Palestina. In poche parole, un tipaccio.


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