domenica 16/08/2026, 19:13
Logo Kritica

Segui Kritica su Google

Aggiungi Kritica tra le tue fonti preferite.

Segui

Il campo di calcio dell’ è l’unico spazio di gioco per i giovani del situato a Betlemme, in Cisgiordania, che ospita più di mille bambini e adolescenti, ragazzi e ragazze. ha deciso che non deve più esistere.

Le autorità israeliane hanno emesso due ordini di demolizione nei confronti del campo da calcio di Aida Refugee Camp. Il secondo, apposto dall’esercito il 31 dicembre sul cancello della struttura, afferma che l’operazione sarebbe avvenuta entro una settimana.

«Non hanno nessun diritto di farlo», spiega , attivista di che gestisce il campetto. Questo, infatti, cresce su un terreno appartenente alla Chiesa Armena, con cui il centro ha stipulato un regolare contratto d’affitto insieme al municipio di Betlemme. La zona, poi, si trova in Area A, che secondo gli ricade sotto il controllo militare e amministrativo dell’Autorità Palestinese.

Ogni giorno – dalla sua costruzione nel 2020 – centinaia di ragazzi e ragazze partecipano ai corsi e alle partite. «Tre atlete della squadra femminile hanno rappresentato la con la nazionale giovanile nel campionato dell’, sono arrivate terze al torneo», racconta Abusrour. E ancora: «con queste operazioni cercano di distruggere la speranza e le possibilità di riscatto dei , eliminano qualsiasi spazio di espressione e crescita perché l’obiettivo finale è farci abbandonare la nostra terra».

Aida Camp è circondato dal muro che separa la Cisgiordania da Israele, crescere a ridosso della struttura significa diventare adulti «pensando che è normale vivere in una gabbia, attraverso lo sport cerchiamo di dimostrare ai ragazzi che non è così, che possono avere delle ambizioni», afferma l’attivista. Nessuna spiegazione giuridica è stata fornita per giustificare la demolizione, nessuna possibilità di appello, nemmeno il tempo di organizzare il trasferimento del campo su un’altra porzione di terreno. L’attacco non arriva dal nulla, da anni Israele porta avanti una politica di delegittimazione e repressione nei confronti dell’Aida Youth Center di Betlemme.

«Dopo il quattro nostri dirigenti sono stati arrestati e detenuti per mesi senza accuse, negli anni hanno demolito il centro, ma l’abbiamo puntualmente ricostruito», racconta Abusrour. All’interno, c’è un piccolo museo informativo, dove testi e filmati narrano la storia dei rifugiati del 1948 e le politiche coloniali dello stato ebraico. La struttura ha sempre mantenuto un approccio non violento, protestando e rivendicando pacificamente il diritto al ritorno dei profughi, «ma a Israele non interessa, che si manifesti con le armi o senza il risultato è lo stesso: la repressione, la criminalizzazione e la confisca della terra», conclude.

Autore

  • Annaflavia Merluzzi e Marco Martini

    Annaflavia Merluzzi è una giornalista freelance. Specializzata nelle aree Africa e MENA, presta particolare attenzione alla copertura di conflitti e movimenti sociali, oltre che alle lotte per i diritti umani.

    Marco Martini è documentarista e viaggiatore. Si occupa di minoranze, conflitti e problemi ambientali.

Resta in contatto

Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Se hai apprezzato questo articolo o ti è parso interessante, sostieni il nostro lavoro con un contributo libero. Grazie!
Lascia una risposta