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Mentre le tensioni si intensificano in Cisgiordania occupata, in un contesto caratterizzato dall’aumento degli attacchi dei coloni e delle operazioni militari israeliane, anche da Israele si moltiplicano gli avvertimenti sulla possibilità di una grave crisi di sicurezza nei territori palestinesi.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che Israele lancerebbe una guerra su vasta scala contro l’Autorità Palestinese in Cisgiordania se fosse chiaro che questa si sta preparando a sferrare un attacco simile a quello del 7 ottobre. Katz ha aggiunto: «Non permetteremo che una rivolta in Cisgiordania si protragga per anni. Interverremo per portare il conflitto a una risoluzione rapida e completa».

Katz ha rilasciato queste dichiarazioni a seguito di un attacco con arma da taglio nella zona di Nablus, in cui un colono è rimasto ferito in modo moderato, secondo la versione israeliana. È stato trasportato in un ospedale all’interno di Israele per ricevere cure.

A seguito dell’attacco, le forze israeliane hanno isolato le aree palestinesi circostanti il luogo dell’accaduto. Circa un’ora dopo, l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso il palestinese accusato di aver compiuto l’aggressione.

Ciò è avvenuto mentre proseguivano le operazioni militari israeliane in diversi villaggi e città palestinesi, con le forze israeliane che conducevano incursioni, perquisizioni e arresti.

Avvertimenti israeliani su una rivolta in Cisgiordania

Le dichiarazioni israeliane non si sono limitate alle minacce di scontro con l’Autorità Palestinese. Katz ha anche messo in guardia dalla possibilità di una rivolta palestinese su vasta scala in Cisgiordania.

Da parte sua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso di continuare a dare la caccia a coloro che ha definito «terroristi», così come a chi li manda, e di distruggere quella che ha descritto come l’«infrastruttura del terrore» in Cisgiordania.

Queste dichiarazioni giungono in un momento in cui la Cisgiordania sta assistendo a un aumento degli attacchi dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà, tra le accuse palestinesi secondo cui l’esercito israeliano fornirebbe protezione ai coloni durante molti di questi attacchi.

Nelle ultime settimane, esponenti politici e delle forze di sicurezza israeliane hanno avvertito che il protrarsi degli attacchi dei coloni e delle operazioni militari potrebbe portare a una grave crisi di sicurezza in Cisgiordania.

Attacchi dei coloni

Domenica sera un giovane palestinese è stato ucciso e altri due palestinesi sono rimasti feriti, uno dei quali in modo grave, in un attacco sferrato dai coloni contro il villaggio di Hajja, a est di Qalqilya, nel nord della Cisgiordania. Fonti palestinesi affermano che gli attacchi dei coloni sono diventati quasi quotidiani e comprendono aggressioni a abitazioni, terreni agricoli e veicoli palestinesi sulle strade principali, oltre all’incendio di proprietà e alle aggressioni ai residenti.

I palestinesi, dal canto loro, denunciano l’assenza di misure israeliane efficaci per scoraggiare i coloni coinvolti in tali attacchi, in particolare se confrontate con le rapide misure militari e di sicurezza adottate dalle forze israeliane in seguito agli attacchi contro gli israeliani.

Espansione delle operazioni militari nei campi profughi palestinesi

Katz aveva già annunciato in precedenza l’intenzione di espandere le operazioni militari israeliane nei campi profughi palestinesi, nell’ambito delle operazioni che hanno avuto luogo nei campi di Jenin, Tulkarm e Nur Shams. Le operazioni militari in queste aree hanno provocato lo sfollamento di un gran numero di residenti, nonché la demolizione di abitazioni e strutture palestinesi e la distruzione di parti delle infrastrutture.

Ciò avviene mentre Israele si prepara a tenere le elezioni il 27 ottobre di quest’anno, in un contesto politico interno estremamente teso. Gli osservatori palestinesi ritengono che l’escalation in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza venga utilizzata, in un modo o nell’altro, nella retorica elettorale israeliana, in particolare dai partiti di destra che cercano di rafforzare il sostegno alle politiche di sicurezza intransigenti.

Le stime palestinesi indicano che dal 7 ottobre sono stati istituiti più di 185 avamposti di insediamento su terreni di proprietà dei palestinesi in Cisgiordania.

Armi palestinesi e coordinamento in materia di sicurezza

Allo stesso tempo, i funzionari israeliani continuano a discutere della quantità di armamenti in possesso delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Secondo le dichiarazioni israeliane, il numero si aggirerebbe intorno alle 70mila armi. Le preoccupazioni israeliane sono aumentate a seguito degli attacchi compiuti individualmente da diversi membri delle forze di sicurezza palestinesi contro obiettivi israeliani, senza ordini da parte della leadership politica palestinese.

In base agli accordi di sicurezza derivanti dagli Accordi di Oslo, l’Autorità Palestinese si è impegnata a cooperare con Israele in materia di sicurezza e a prevenire attacchi contro gli israeliani, nell’ambito di quello che è noto come coordinamento di sicurezza.

Un paradosso della sicurezza

A seguito dell’ultimo attacco con accoltellamento nella zona di Nablus, le forze di sicurezza israeliane hanno lanciato un’operazione su larga scala, mentre l’esercito israeliano ha utilizzato elicotteri per cercare il presunto autore dell’attacco.

Allo stesso tempo, i coloni continuano ad attaccare le abitazioni palestinesi e ad aprire il fuoco sui residenti, mentre nelle ultime settimane alcuni palestinesi sono stati uccisi in attacchi perpetrati dai coloni.

Timori di sfollamento

Con il protrarsi dell’escalation, cresce tra i palestinesi il timore che il deterioramento delle condizioni di sicurezza ed economiche, unito agli attacchi dei coloni e alle operazioni militari, possa spingere un numero sempre maggiore di residenti ad abbandonare le proprie comunità.

Il graduale sfollamento dei residenti da determinate aree è visto dai palestinesi come una delle conseguenze più gravi della situazione attuale. Le politiche israeliane in Cisgiordania dal 7 ottobre stanno andando nella direzione di imporre una nuova realtà sul campo.

Mentre il governo israeliano parla di combattere ciò che definisce «terrorismo» e di impedire il ripetersi dell’attacco del 7 ottobre, per i palestinesi il protrarsi delle operazioni militari, l’espansione degli insediamenti e il numero crescente di attacchi da parte dei coloni rischiano di trasformare la Cisgiordania in un’arena aperta di scontro, con conseguenze politiche e di sicurezza potenzialmente di vasta portata per entrambe le parti.

Assenza di una risposta palestinese

Purtroppo, finora non abbiamo sentito una chiara risposta ufficiale dell’Autorità Palestinese alle dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Israel Katz, che includevano minacce di estendere lo scontro in Cisgiordania e di lanciare una guerra su vasta scala contro l’Autorità Palestinese qualora Israele ritenesse che fossero in corso preparativi per un attacco simile a quello del 7 ottobre.

In un contesto di escalation degli attacchi dei coloni e delle operazioni militari israeliane in tutta la Cisgiordania, i palestinesi si interrogano sulla posizione della leadership palestinese e si chiedono se questa si limiterà a monitorare l’escalation sul campo e sul piano politico, oppure se adotterà misure chiare in risposta a queste minacce.

Le minacce israeliane non si limitano a una possibile operazione militare contro i gruppi armati. Esse sollevano la possibilità di un’escalation del conflitto che coinvolga la stessa Autorità Palestinese, in un momento in cui i palestinesi stanno già affrontando gravi condizioni di sicurezza ed economiche e gli attacchi contro villaggi, città e proprietà palestinesi sono in aumento.

La domanda rimane: dov’è la risposta ufficiale palestinese a queste minacce? Ed esiste un piano politico e di sicurezza chiaro, da parte palestinese, per affrontare la possibilità di una grave escalation israeliana in Cisgiordania?


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CREDITI FOTO: © Mosab Shawer/JNA via ZUMA Press Wire via ANSA

Autore

  • Giornalista palestinese, ha lavorato per vent’anni presso l’Associated Press. Ha seguito tutti i principali eventi in Cisgiordania, tra cui l’assedio alla Basilica della Natività a Betlemme, l’assedio al presidente Arafat e i suoi funerali a Ramallah, la guerra di Gaza del 2014 e la Grande Marcia del Ritorno a Gaza. Ha seguito anche la Primavera araba in Tunisia, Egitto e Libia, realizzando interviste esclusive come quella a Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Muammar Gheddafi.

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