La traduzione integrale in italiano del discorso di premiazione alla Berlinale del regista palestinese-siriano Abdallah Al-Khatib.
Archivio: genocidio
Durante l’iftar, spezzando il digiuno, lasciamo vuote le sedie per i morti di Gaza, ricordando persone e intere famiglie spazzate via.
Il racconto intimo di un Ramadan a Gaza, dove i mercati non sono vuoti, nonostante le ristrettezze, ma a essersi svuotata è l’anima.
Sugli studenti palestinesi in Italia la realtà dei fatti finora smentisce le promesse di Tajani. 160 sono ancora bloccati, senza certezze.
La piccola Hour ha vissuto tutta la sua vita nel genocidio, contraendo un cancro e malformazioni, aspettando un’evacuazione che non arriva mai.
Non è l’estetica fascista storica a poter tornare in vigore, ma le caratteristiche del “fascismo eterno” di cui parlava Umberto Eco.
A Gaza gli uomini adulti soffrono la perdita del lavoro e un declassamento sociale totale, mentre continuano a cercare di sfamare le loro famiglie.
Dopo Grottaglie, anche i lavoratori dello stabilimento torinese di Leonardo si mobilitano contro i rapporti con Israele.
Sara Awad, studentessa di Gaza evacuata in Italia, racconta com’è difficile, forse impossibile, ambientarsi in questa nuova normalità.
La linea gialla è il simbolo della Seconda fase del genocidio a Gaza: quella in cui noi abitanti diventiamo dipendenti di un Board privato.
