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Hour ha due anni. Ha vissuto tutta la sua vita in un genocidio, pagando il prezzo dell’odio contro il suo popolo tutto intero, con il suo piccolo corpo. Ha contratto il cancro e deformazioni degli arti dovute alla malnutrizione. In un campo allestito nello Stadio Yarmouk, nel nord di Gaza, dove vive in una tenda con sua madre, suo padre e la sua sorella maggiore, Hour aspetta da mesi di poter evacuare, per cercare una speranza di guarigione. La sua famiglia è in lista, la loro destinazione è decisa, la Giordania. Ma i giorni, e poi le settimane, sono passati, e Hour continua ad aspettare, e a soffrire, senza potersi curare, senza poter crescere.
Come ha scritto su Kritica Eman Abu Zayed, sono decine di migliaia i feriti che a Gaza vivono senza cure adeguate, né protesi né altri ausili, in una condizione di dolore fisico e psicologico destinato a farsi permanente. Bambine e bambini come la piccola Hour Saber Al-Dawwas sono stati puniti, in questi due anni, per la sola colpa di essere nati a Gaza, di essere una piccola palestinese di Gaza.
CREDITI FOTO: © Hamed Sbeata (sostienilo direttamente qui)
























