Segui Kritica su Google
Aggiungi Kritica tra le tue fonti preferite.
Il sudario della normalizzazione non è riuscito a nascondere le macerie, i cadaveri e i mutilati di Gaza. Mille iniziative civiche non l’hanno permesso, nemmeno in quest’ultimo anno di cosiddetto cessate il fuoco in cui sono stati massacrati altri 1300 abitanti. Ma oltre alla ribellione dal basso, ci sono state e ci sono le grandi kermesse culturali. La Mostra del Cinema di Venezia è stata duramente contestata da Venice4Palestine per non avere esposto il vessillo palestinese accanto alle altre bandiere; ma ha assicurato una platea planetaria alla denuncia implacabile di NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor. Anche il Festivaletteratura di Mantova è stato contestato dal movimento BDS per la partnership con ENI, a sua volta partner “della multinazionale israeliana Delek Group, inserita dall’ONU nella lista delle imprese complici dell’occupazione illegale dei territori palestinesi”; ma dal suo palco hanno parlato tra gli altri il giovane poeta di Gaza Haidar Al-Ghazali, l’instancabile Paola Caridi, il sociologo francese Didier Fassin, il fondatore di Forensic Architecture Eyal Weizman con il suo definitivo “Ungrounding. Architettura del genocidio”. E poi c’è Pordenonelegge.
Una kermesse che lascia la Palestina fuori dalla Storia
Vero e proprio kolossal del libro, quest’anno l’evento assume un rilievo particolare, visto il titolo di Capitale italiana della Cultura che onorerà il capoluogo di nordest nel 2027. A Pordenone hanno fatto le cose in grande: inaugura Salman Rushdie mercoledì 16 settembre, chiude il presidente Mattarella domenica 20. In mezzo 445 straordinari incontri in 52 magnifiche sedi. Tra questi, però, niente Gaza, e un unico appuntamento dedicato alla Palestina (si parlerà di cartografia storica e contemporanea). Tomaso Montanari ha definito il genocidio di Gaza “il fatto più importante della nostra epoca”. È chiaro che Pordenonelegge la pensa diversamente. La Palestina è un miraggio, Gaza non ha dignità di racconto e riflessione.
Si staglia invece potente la silhouette culturale e politica di Israele: il saggista anti-islam Carlo Panella presenta il suo Israele, il Paese necessario, e dopo tre anni di massacri celebra le vittorie sioniste che “costringono il mondo arabo e musulmano ad abbandonare la logica della guerra santa per quella della trattativa, della mediazione e della convivenza”. E di convivenza si parlerà anche all’incontro con lo scrittore israeliano Assaf Gavron, che offre “il ritratto struggente di una terra ferita dove resta aperta la possibilità della riconciliazione”. Viene da chiedersi riconciliazione con chi, convivenza con chi, visto che di palestinesi almeno a Pordenone non c’è traccia.
Alla vigilia della votazione sul famigerato disegno di legge antisemitismo (che protegge Israele, non gli ebrei nostri concittadini), c’è poi l’intervento della storica Lucetta Scaraffia, fresca di partecipazione alla Giornata europea della cultura ebraica dove ha sostenuto che “l’idea del Nobel ai bambini di Gaza è un altro modo per dire che gli ebrei sono cattivi. Questo schema degli ebrei che non amano il loro prossimo è un alimento dell’antisemitismo”.
Sempre in tema, si segnala anche l’appuntamento con I nuovi antisemiti della francese Nora Bussigny, che ovviamente non parla di fascisti e neonazisti ma di noi, ovvero “dell’antisemitismo che si maschera da antirazzismo e diritti umani, infiltrandosi in media, università e social network”. In attesa di leggere il volume, non possiamo non notarne l’editore, Seferottobre, ovvero l’associazione milanese Setteottobre che il 3 novembre 2024, in risposta a un servizio di Report che denunciava l’immane massacro dei bambini di Gaza, twittava puntuta: “Laddove i dati di Hamas indicano bambini bisogna intendere minorenni, e tenere presente che i gruppi terroristici arruolano anche gli adolescenti”. Praticamente, la casa editrice di “definisci bambino”.
Israele onnipresente
Non è un caso che a Pordenone sparisca la Palestina e spopoli Israele. Il presidente di Fondazione Pordenonelegge Michelangelo Agrusti presiede anche Confindustria Alto Adriatico, che nella sua sede di Palazzo Klefisch ha tenuto esposto un bandierone dello Stato di Israele dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025, quando a Gaza si erano ormai superate le 60mila vittime accertate (almeno diciottomila i bambini). Dicono che oggi la bandiera adorni una parete del suo ufficio, ma questi sono per fortuna fatti suoi. Ci riguarda invece fin troppo che due mesi fa, a Trieste, Agrusti e la sua Confindustria siano stati tra i promotori dell’inquietante e surreale incontro su “Italia e Israele: l’una nello sguardo dell’altra”, in cui a genocidio ormai quasi compiuto, nella sala più prestigiosa della Regione Friuli Venezia Giulia e in presenza dell’entusiasta governatore Massimiliano Fedriga, si è sentita risuonare la voce del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar secondo cui “La lotta di Israele, che con l’aiuto di Dio vinceremo, avrà conseguenze dirette anche sulle società europee”.
Una lavanderia d’immagine per uno Stato terrorista e genocida
No, non c’è da stupirsi che da Pordenone non si scorga il genocidio, e che il Premio “La storia in un romanzo” in collaborazione tra Crédit Agricole e Pordenonelegge, quest’anno vada allo scrittore israeliano Eshkol Nevo. Pordenonelegge onora in Nevo la capacità di “interrogare legami, memoria, identità israeliana e possibilità di convivenza”. A noi viene in mente soprattutto il suo “Diario da Israele” che, che dall’ottobre 2023 all’ottobre 2025, ha occupato le colonne del Corriere della Sera senza mai una parola per le vittime e i carnefici di quello che il suo connazionale Raz Segal già nella prima settimana di massacri ha chiamato “un caso da manuale di genocidio”.
Vogliono che si torni a parlare di Israele come fosse la Svizzera, e a sussurrare Palestina nell’amena cornice dei blabla su convivenza e riconciliazione.
Il controfestival: Palestinalegge
Ma la società civile è viva. Scoraggiata, affaticata, ma c’è. Tra Veneto e Friuli non sono mai cessate le manifestazioni, i presidi, gli incontri di solidarietà ai torturati di Gaza. E così, dal 16 al 19 settembre, negli stessi giorni della ventisettesima edizione di Pordenonelegge, una serie di associazioni raccolte attorno al Comitato Palestina Pordenone e ai Cittadini per la Palestina di Portogruaro, darà vita alla seconda edizione di Palestinalegge. Nata lo scorso anno sull’onda di una petizione contro il genocidio firmata da oltre un terzo degli autori della kermesse principale, Palestinalegge animerà la centrale via Mazzini di dibattiti, incontri con gli autori, presentazioni di progetti sociali e raccolte fondi. Una piccola rassegna dove si ricorderà l’esempio di Vik Arrigoni, si leggerà Ghassan Kanafani, si discuterà di ddl antisemitismo, ci si collegherà con attivisti in Cisgiordania. Roberto Cirelli parlerà di “Cronache da un paese interrotto” (Gemma edizioni) sui suoi sette intensissimi anni da professore di italiano in Cisgiordania. E, a un anno dalle manifestazioni oceaniche che accompagnarono la Flotilla 2025, la portavoce Maria Elena Delia presenterà il suo “Global Sumud Flotilla. La storia siete voi”, pubblicato da Ponte alle Grazie. Delia è un volto televisivo come piacciono ai festival, e segna una ricorrenza sentita proponendo un libro corposo con un editore importante. Ma se non fosse per Palestinalegge, non sarebbe a Pordenone. Il kolossal del libro ha fatto le sue scelte, i lettori faranno le proprie.
© Kritica – Riproduzione consentita inserendo il link e citando la fonte all’inizio della notizia.
Crediti foto: Wikimedia Commons

