1945. Per “Contemporary Jewish Record” Orwell riflette, senza moralismi, sulla persistenza dell’antisemitismo come forma di nazionalismo.
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La forma mentis che sostiene il nazionalismo, scrive George Orwell nel 1945, è comune a molti più movimenti di quanto non si creda.
Recensendo il Mein Kampf, Orwell riflette sull’ipocrisia delle élite che lo avevano accolto con benevolenza, e sulle ragioni del suo fascino.
“La strada di Wigan Pier” è il libro che Orwell dedica al proletariato inglese. In questo capitolo narra la vita in una miniera di carbone.
Ne “Il futuro di una Germania in rovina” (aprile 1945) Orwell esprime la sua posizione realista, piuttosto che pacifista, sulla guerra.
In “Colonia, dal caos all’ordine” (1945) Orwell osserva la situazione all’indomani dell’insediamento del Governo militare americano.
Un monologo feroce e lirico: una figlia racconta la “bestia”, la madre spezzata, la masia e la sopravvivenza tra colpa, silenzio e destino.
“Si può ammirare un popolo per come soffre?”. “Il popolo meraviglioso” racconta la storia di Gaza negli ultimi due anni con umanità radicale.
La storia di Rajesh, tra identità, integrazione e lotta per la giustizia. Un estratto dal romanzo di Emiliano Locatelli.
Randa Ghazy e Alba Nabulsi raccontano memoria, resistenza e identità palestinese, rivendicando una parola libera e autentica.
Intervista a Sepideh Farsi, autrice di “Put your soul on your hand and walk”, con la fotogiornalista palestinese Fatma Hassona.
L’industria cinematografica nigeriana impiega 250mila persone per circa 2500 film l’anno: è il secondo datore di lavoro in Nigeria dopo l’agricoltura.
La vicenda giudiziaria di Bibbiano e quella mediatica sono, da anni, del tutto divaricate. La giornalista Simona Musco le ha ricomposte in un libro.
Intervista a Omar Alqam, l’operatore della Mezzaluna rossa palestinese che rispose alla chiamata di Hind Rajab.
“Palestine 36” racconta gli anni della rivolta contro la colonizzazione sionista della Palestina, prima che nascesse lo Stato d’Israele.
“La vita va così” di Riccardo Milani ha aperto la Festa del Cinema di Roma con la storia vera di un pastore sardo deciso a difendere la sua terra.
Negli ultimi anni, gruppi queer solidali con i palestinesi hanno smascherato e denunciato la pratica propagandistica israeliana del “rainbow washing”.
“Tutto quello che resta di te” mette a nudo la storia palestinese come il racconto di una lunga lotta di resistenza per rimanere umani.
Nel secolo scorso, l’Europa si fece con le persecuzioni degli ebrei e la loro fuga. Oggi, con il genocidio palestinese, si sta facendo il mondo.
“Qui vit encore”, presentato a Venezia, è un microfono aperto all’umanità e al bisogno di raccontarsi dei sopravvissuti al genocidio di Gaza.
The voice of Hind Rajab dà vita al neorealismo cinematografico di questo secolo. Mette l’arte al servizio della verità della condizione umana.
Una riflessione politica e umana mascherata da recensione di Star Wars e Andor.
Intervista con la giornalista palestinese-israeliana Rula Jebreal sul suo libro “Genocidio. Quel che rimane di noi nell’era neo-imperiale”.
“Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, di Fazi Editore, raccoglie poesie di autori e autrici palestinesi sotto le bombe israeliane dal 2023.
“Il seme del fico sacro” di Mohammad Rasoulof dà vita a una magnifica storia costruita su piani intrecciati, come nelle verità di una rivoluzione.
“Adolescence” filma un mondo adulto incapace di comprendere i codici con cui gli adolescenti di oggi si stanno preparando a un futuro di violenza.
Abbiamo incontrato Sergio Rubini in occasione del Milazzo Film Festival, facendogli una serie di domande sullo stato politico del cinema.
La scrittura di Adania Shibli è un tentativo di dire la balbuzie della condizione palestinese, in cui ogni linearità è impostura.
Candidato agli Oscar 2025, No Other Land racconta con rispetto e senso della verità la vita e la resistenza – tutt’uno – di Masafer Yatta, in Cisgiordania.
L’assenza di contenuti politici dalle canzoni di Sanremo 2025 riflette un clima di spoliticizzazione nazionale funzionale all’autoritarismo.
