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Al Nuseirat – Gaza sta affrontando una crisi ambientale e agricola senza precedenti. I bombardamenti continui hanno drasticamente ridotto i terreni agricoli al punto che la produzione alimentare è diventata quasi impossibile. Il suolo subisce una grave contaminazione e un strutturale a causa dei bombardamenti, delle macerie e delle attività militari, aumentando i rischi di ed erosione. Allo stesso tempo, la biodiversità sta gradualmente crollando mentre gli ecosistemi che un tempo garantivano i mezzi di sussistenza continuano a deteriorarsi: dalla crisi dell’agricoltura di Gaza ci vorranno anni per riprendersi, ammesso che una ripresa sia possibile.

Veleni nel suolo: l’eredità della guerra

Il danno non si limita alla distruzione immediata. L’inquinamento ambientale lascia effetti duraturi sul suolo, sull’acqua e sulle falde acquifere sotterranee, con conseguenze che potrebbero persistere per decenni. I residuati bellici, i metalli pesanti e le macerie non solo distruggono i raccolti, ma introducono tossine nella catena alimentare, minacciando la salute sia degli esseri umani che degli animali e trasformando la terra da fonte di nutrimento a fardello contaminato.

Con il crollo dell’agricoltura, anche l’economia è crollata, scuotendo le fondamenta stesse della società. Prima della guerra, il settore agricolo garantiva il sostentamento a migliaia di famiglie e costituiva un pilastro fondamentale dell’economia di Gaza. Oggi, la maggior parte dei terreni agricoli è inaccessibile; i raccolti, le serre e i pozzi sono stati distrutti e la dipendenza dagli aiuti umanitari continua ad aumentare.

Gli uccelli di Jamal: quando la vita si riduce a una gabbia vuota

All’interno di una piccola tenda nel centro di Gaza, Jamal Salama (40 anni) ha aperto la sua gabbia come se voltasse una pagina del suo passato. Un tempo gli uccelli riempivano la sua casa di canti, e lui se ne prendeva cura come se fossero membri della sua . Ma la guerra ne ha ridotto il numero e ha appesantito le sue mattine di dolore.

«L’allevamento degli uccelli era la mia unica fonte di reddito», dice Salama. «Ora non c’è mangime, né medicine, e le vendite scarseggiano… Ho perso circa 50.000 shekel». In mancanza di cibo adeguato, ha dovuto ricorrere a macinare pane e bulgur, nutrire gli uccelli con erbe selvatiche e liberarne alcuni affinché non morissero di nelle gabbie.

Gli uccelli non erano più solo un hobby; erano diventati un simbolo di resilienza in un momento in cui tutto il resto era crollato. Eppure la guerra li ha trasformati da fonte di gioia a peso.

Biodiversità sull’orlo dell’estinzione

Nonostante le sue piccole dimensioni, Gaza un tempo ospitava centinaia di specie di uccelli, mammiferi e rettili. Oggi, molti di essi rischiano l’estinzione o la forzata. I bombardamenti, lo sgombero dei terreni e la distruzione ambientale hanno spazzato via i loro habitat naturali, compresi gli alberi secolari che un tempo preservavano la fertilità del suolo, riducendo la biodiversità a semplici cifre nei rapporti delle organizzazioni.

In un doloroso paradosso, mentre le persone consumano gli uccelli per sopravvivere, quegli stessi uccelli pagano il prezzo della guerra con la vita e i loro habitat naturali.

«La mia terra è svanita nel nulla»

Ad Al-Mawasi, a ovest di nella Striscia di Gaza meridionale, l’agricoltore Rabee Al-Karzon era in piedi davanti alla sua tenda ricordando la sua terra, che prima della guerra era stata una fiorente fattoria che produceva pomodori, cetrioli e molokhia. Con uno sguardo addolorato alle foto della devastazione sul suo telefono, ha indicato i solchi lasciati dai carri armati nel terreno e ha detto: «Novantasette dunam della mia terra sono svaniti nel nulla… questo era il nostro pane quotidiano, e non c’è più».

Al-Karzon contava sulla coltivazione della sua terra per il suo reddito quotidiano. Oggi, tuttavia, ha perso l’intero mezzo di sostentamento dopo che carri armati e macchinari pesanti hanno distrutto i suoi raccolti all’inizio dell’offensiva. I raccolti che un tempo sfamavano la sua famiglia e venivano venduti nei mercati locali sono stati schiacciati.

Guardando il cielo, chiede con voce carica di dolore e sofferenza: «Non eravamo forse esseri umani che meritavano di coltivare la propria terra e nutrirsi dei suoi frutti?».

I numeri della devastazione: i dati FAO e UNOSAT

La perdita di Rabee Al-Karzon non è un caso isolato, ma fa parte della devastazione diffusa che ha colpito l’agricoltura in tutta la Striscia di Gaza. Secondo un rapporto congiunto dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e del Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT), oltre l’80% dei terreni agricoli ha subito gravi danni, mentre il 77,8% è diventato inaccessibile a causa dei rischi per la sicurezza e delle macerie.

L’area coltivabile si è ridotta da 688 ettari (4,6%) ad aprile a 232 ettari (1,5%) ad agosto 2025, lasciando il 98,5% del territorio di fatto inutilizzabile. Le serre non sono state risparmiate: il 71,2% è stato danneggiato, con perdite che raggiungono il 100% nella parte settentrionale di Gaza. Inoltre, l’82,8% dei pozzi agricoli è stato danneggiato, aggravando la crisi dell’irrigazione e accelerando il degrado del suolo.

Queste perdite riflettono non solo la distruzione dei raccolti e delle aziende agricole, ma lo smantellamento dell’intero sistema agricolo e alimentare di Gaza, con conseguenze a lungo termine per la sicurezza alimentare e l’economia locale. L’inquinamento derivante da residuati bellici, macerie e metalli pesanti si infiltra nel suolo e nelle acque sotterranee, entrando nella catena alimentare e raggiungendo sia gli esseri umani che gli animali, creando rischi per la salute che potrebbero durare per generazioni.

Con le infrastrutture agricole, le serre e i pozzi distrutti, il ripristino dei terreni diventa un processo lungo e complesso. Nel frattempo, gli agricoltori non possono tornare a causa dei continui bombardamenti e degli ordigni inesplosi, trasformando la terra da fonte di sostentamento a fardello contaminato che minaccia il futuro di Gaza.

Un collasso strutturale irreversibile

L’esperto agricolo Nizar Al-Waheidi avverte che la distruzione delle infrastrutture agricole di Gaza non si limiterà alla perdita di una singola stagione, ma creerà cambiamenti strutturali a lungo termine nel sistema alimentare locale. La distruzione diffusa di terreni agricoli, serre e pozzi d’acqua sta spingendo la catena di produzione alimentare verso il collasso, il che significa che la produzione locale non può più soddisfare i bisogni dei residenti come un tempo.

Secondo Al-Waheidi, questa situazione spingerà la Striscia verso una dipendenza quasi totale dagli aiuti esterni, con una diminuzione della diversità alimentare e un aumento dei prezzi, esacerbando la fame e facendo regredire Gaza di anni nel recupero dell’autosufficienza produttiva. I danni alle serre e ai pozzi ostacolano la ripresa agricola anche dopo la fine dei combattimenti, poiché entrambi erano essenziali per proteggere i raccolti e garantire l’irrigazione in condizioni di scarsità d’acqua. Di conseguenza, la sicurezza alimentare rimane minacciata a lungo termine.

Animali e allevamenti: un settore azzerato

Altrove, Marwan Al-Astal a Khan Younis ha perso un allevamento di pollame e pecore che gli garantiva un reddito stabile. Dopo la distruzione delle strutture veterinarie e il deterioramento delle scorte di mangime, ora fatica a provvedere al sostentamento della sua famiglia e del . “Ciò che resta dei miei polli e del mio gregge di pecore sopravvive a malapena. Non posso più fornire mangime, né tantomeno cure agli animali», afferma.

I rapporti della FAO confermano che le infrastrutture zootecniche di Gaza hanno subito danni ingenti, compresi allevamenti avicoli, stalle per bovini e ovini e altre strutture. Ciò ha portato a un crollo quasi totale della produzione di carne, latticini e uova, costringendo molti agricoltori ad abbandonare i propri progetti o a non essere più in grado di continuare.

560.000 vite spezzate: il peso umano della crisi agricola

Prima del conflitto, il settore agricolo di Gaza sosteneva circa 560.000 persone e rappresentava il 10% dell’economia della Striscia. Oggi, la maggior parte di loro rischia di perdere i propri mezzi di sussistenza, con allevamenti di bovini, ovini, pollame e ittici distrutti e una produzione drasticamente ridotta.

Le da campo, gli ortaggi e i frutteti hanno subito danni stimati tra l’80 e l’89%, minacciando la sicurezza alimentare dell’intera Striscia e aumentando la dipendenza dagli aiuti umanitari. La devastazione si è estesa oltre la terra e il bestiame fino a raggiungere la vita quotidiana delle persone, poiché gli agricoltori non possono più accedere ai propri campi, procurarsi mangimi e fertilizzanti, né tantomeno curare i propri animali a causa dei continui bombardamenti e dei residuati bellici.

Uno shock economico strutturale

L’economista Ahmed Abu Qamar ritiene che la distruzione dell’ non solo incida sulla produzione e sull’occupazione, ma provochi anche uno shock strutturale all’economia locale. Con la perdita di aziende agricole e infrastrutture, scompare una delle principali fonti di liquidità e reddito, aumentando la dipendenza dalle importazioni e dagli aiuti, facendo lievitare i costi alimentari e alimentando l’inflazione e la povertà.

Aggiunge che la ripresa non sarà possibile senza massicci investimenti nelle infrastrutture agricole e finanziamenti a lungo termine per gli agricoltori; altrimenti, l’agricoltura rimarrà un settore debole, incapace di sostenere la ripresa economica.

Contaminazione invisibile: una minaccia che persiste nel tempo

Al di là della distruzione diretta di terreni, colture e aziende agricole, il conflitto rappresenta una minaccia ambientale a lungo termine per Gaza. Resti di proiettili e razzi, macerie e metalli pesanti si diffondono nel suolo e penetrano nelle acque sotterranee e in quelle di irrigazione, creando una contaminazione difficile da bonificare.

Queste sostanze tossiche non rimangono sul posto. Entrano gradualmente nella catena alimentare, passando dalle piante agli animali e infine agli esseri umani, creando potenziali rischi per la salute che potrebbero persistere per decenni, tra cui disturbi dello sviluppo, malattie croniche e problemi respiratori e riproduttivi.

Lo specialista ambientale Saeed Al-Aklouk avverte che il suolo contaminato potrebbe perdere gradualmente la sua fertilità, rendendo il risanamento del territorio un processo lungo e complesso che richiede la rimozione degli inquinanti, il ripristino del suolo e il reimpianto della vegetazione per proteggerlo dall’erosione. Con i bombardamenti in corso e la presenza di ordigni inesplosi, è difficile per gli agricoltori tornare in sicurezza nei propri campi o condurre valutazioni accurate dei livelli di contaminazione.

Al-Aklouk avverte che questo inquinamento rende il settore agricolo più fragile e aumenta la probabilità che la crisi di sicurezza alimentare persista anche dopo la fine dei combattimenti, poiché potrebbero essere necessari molti anni prima che la terra torni ad essere adatta alla produzione. In questo contesto, la contaminazione ambientale diventa una delle minacce più gravi per il futuro alimentare di Gaza, non solo oggi, ma per le generazioni a venire.

2,8 miliardi di dollari di perdite

Il portavoce del Ministero dell’Agricoltura di Gaza, l’ingegnere Mohammed Abu Odeh, ha dichiarato che le perdite finanziarie nel settore agricolo sono stimate a circa 2,8 miliardi di dollari e che oltre il 90% dei terreni agricoli è stato danneggiato o reso improduttivo. Ha aggiunto che la produzione di olive è diminuita fino al 92% e che le infrastrutture agricole, i pozzi e i servizi agricoli sono di fatto crollati.

Gaza è la sua terra

La distruzione a Gaza non prende di mira solo le persone, ma la terra stessa: fattorie, serre e pozzi sono stati distrutti, e il suolo e l’acqua sono stati contaminati da residuati bellici, minacciando la sicurezza alimentare a lungo termine. Mentre gli organismi internazionali documentano le perdite, il Centro per i diritti umani invita la comunità internazionale a proteggere i civili e le loro risorse. Gaza non è semplicemente un luogo dove vivono delle persone; è la terra che le nutre e plasma il futuro dei loro figli. Se lasciata alla devastazione, le sue cicatrici dureranno per decenni.

Autore

  • Eman Abu Zayed

    Traduttrice e scrittrice di Gaza. Collabora con diverse riviste fra cui Kritica e il manifesto.

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