Fra le rovine di Gaza e le difficoltà di un mestiere quasi estinto dal genocidio, Ibrahim Naji Al-Dabbeh continua ad allevare le api.
Autore: Eman Abu Zayed
Ai palestinesi va tolto anche il lutto. A Nuseirat, una commemorazione funebre diventa per Israele l’ultima occasione per un massacro.
Con mezzi molto spesso di fortuna, la protezione civile si incarica dello straziante lavoro di recupero dei corpi dei dispersi di Gaza.
I giornalisti a Gaza non soltanto rischiano la vita in bombardamenti e attentati ma lavorano in condizioni professionali fragili e precarie.
A Gaza gli abitanti provano a rimettere in piedi case e vite tra le macerie, ma Israele blocca aiuti e materiali per la ricostruzione.
Abbiamo intervistato Amani Al Naouq, portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) a Gaza.
78 anni fa, la catastrofe, la Nakba, si abbattè sulla popolazione palestinese. Da allora, noi palestinesi continuiamo a viverla ogni giorno.
Da qui, da Gaza, sapere che la Flotilla è in viaggio è un modo per sentirci meno soli, e che l’assedio che subiamo non ci isola dal mondo.
Le elezioni a Gaza, le prime dopo 22 anni e un genocidio, dicono che desideriamo riprenderci in mano il futuro.
Nei campi sfollati di Gaza, i roditori entrano nelle tende, mordono i bambini e provocano malattie e infezioni. Eman Abu Zayed.
Il 17 aprile è la Giornata dei prigionieri palestinesi. Eman Abu Zayed racconta alcune fra le loro storie.
Il movimento BDS è nato nel cuore della società palestinese, ed è in Palestina, a Gaza in particolare, che ritrova la sua ragione di esistere.
L’agricoltura di Gaza è al collasso: oltre il 90% dei terreni è distrutto o improduttivo. La crisi ambientale ed economica durerà decenni.
Le storie delle famiglie sfollate in Libano riecheggiano ciò che noi palestinesi di Gaza abbiamo vissuto e continuiamo a sopportare.
Quasi tutto il patrimonio librario di Gaza è andato distrutto, ma molte persone hanno fatto di tutto in questi anni per proteggere i libri.
Durante l’iftar, spezzando il digiuno, lasciamo vuote le sedie per i morti di Gaza, ricordando persone e intere famiglie spazzate via.
A Gaza migliaia di feriti vivono senza protesi né cure adeguate: storie di dolore, perdita e resistenza dopo la guerra.
Il genocidio ha costretto centinaia di bambini di Gaza a ricorrere all’accattonaggio come unico mezzo di sopravvivenza.
A Gaza oltre 280 mila abitazioni sono distrutte. Israele produce malattie e assideramenti, non lasciando entrare nuove tende né container.
Con il collasso delle infrastrutture e il proseguimento del blocco, gli abitanti di Gaza non hanno altra scelta che bere acqua contaminata e salata.
