Salvo improbabili ricorsi, il 4 giugno si è conclusa una vicenda politico-giuridica per molti versi esemplare. Ne avevamo scritto su Kritica qualche tempo fa. Il 21 novembre scorso, a Trieste, il prestigioso Premio giornalistico Luchetta conferisce un importante riconoscimento alla Relatrice speciale Onu Francesca Albanese. La comunità ebraica locale reagisce con vibranti accuse di antisemitismo e contiguità al terrorismo, mentre i politici di centrodestra, primo tra tutti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, commentano a loro volta con parole ultimative e sprezzanti. Ma le parole non bastano. Siamo in un periodo antecedente la sonora sconfitta referendaria, il centrodestra si sente ancora saldo al volante della Nazione, e il libero seppur sgradevole confronto di idee si traduce presto in un drastico provvedimento amministrativo: il 29 dicembre 2025 il Premio Luchetta si vede azzerare il contributo regionale che da sempre ne rende possibile la realizzazione.
Il provvedimento della Regione è sorprendente nel merito e surreale nella motivazione: per i prossimi tre anni i contributi passano da una media di 120mila euro a zero, e tale improvviso tracollo viene ufficialmente imputato alle scarsissime referenze quanto a “capacità organizzativa, continuità e affidabilità gestionale”. Ora, il Premio Luchetta è da ventidue anni uno dei pilastri del calendario culturale regionale. Possibile che da un anno all’altro abbia perso ogni capacità organizzativa, non sia più affidabile e non offra sufficienti garanzie di continuità?
Ecco, il 4 giugno 2026 il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha detto che no, non è possibile: “È infatti, ictu oculi evidente che un’iniziativa sino ad oggi ininterrottamente organizzata già per ventidue anni consecutivi, con pieno successo di partecipazione e di pubblico, e che ha goduto del supporto e della collaborazione della TV di Stato è, indubbiamente, non solo pacificamente (e decisamente) continua, ma anche particolarmente degna di motivata fiducia sotto il profilo dell’amministrazione/conduzione da parte del soggetto che l’ha istituita, promossa e ancor oggi, per l’appunto, la organizza”. L’ironia che traspare tra le righe dell’impeccabile eloquio giuridico, permette di tradurre liberamente questo e altri passaggi della sentenza con un lapidario: “Come vi è passato per la mente di approvare un simile provvedimento!”.
La Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin riceverà quindi i meritati e dovuti finanziamenti, e il Premio da loro organizzato vedrà nel 2026 la sua agognata ventitreesima edizione. Il commento della presidente Daniela Luchetta è come sempre privo di rancore e concentrato unicamente sulla memoria personale e il bene comune: “La Fondazione esprime una grande soddisfazione perché con questa sentenza del Tar viene riconosciuto il lavoro di quanti si impegnano, da oltre vent’anni, per la riuscita di una manifestazione che ha assunto un rilievo internazionale e che è sempre stata al fianco dei più deboli ma soprattutto dei bambini, ricordando così i quattro giornalisti che hanno perso la loro vita nella difesa di valori che sono alla base della nostra attività”. Eppure da questa vicenda c’è da trarre una lezione ulteriore, forse la più importante: noi, in Italia, oggi, abbiamo ancora tanto da perdere. La Fondazione Luchetta ha premiato Francesca Albanese. Il potere politico ha prima reagito con rabbia scomposta, e poi con un atto amministrativo punitivo e arbitrario. Poteva finire così. Ma è andata diversamente. Oltre ogni retorica sul fascismo pervasivo e vigente, viviamo (ancora) in uno Stato di diritto. La stampa è tendenzialmente libera (se no Kritica che ci farebbe?) e i giudici sono generalmente indipendenti. L’una e gli altri sono un patrimonio non scontato. Teniamoceli stretti.
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CREDITI FOTO: Fondazione Luchetta – Giovanni Aiello

Raffaele Oriani (Trieste, 1965), giornalista, è stato caporedattore del mensile Reset, redattore di Iodonna-Corriere della Sera e per 12 anni collaboratore del Venerdì di Repubblica da cui si è allontanato in dissenso rispetto alla copertura dello sterminio di Gaza da parte del gruppo Repubblica. Tra i suoi libri: A nord. Volti e storie dal tetto d’Europa (Editori Riuniti, 2000), I cinesi non muoiono mai (Chiarelettere, 2009), Gaza, la scorta mediatica (People editore, 2024), Hassan e il genocidio (People editore, 2025), Il popolo meraviglioso (People editore, 2025).

