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La Grande di , anche detta Grande moschea di Omar, è la più antica moschea archeologica della . È stata distrutta più volte, a partire dall’epoca ottomana. Durante l’ultima brutale guerra israeliana nella Striscia di Gaza è stata, ancora una volta, distrutta e bombardata, nel dicembre 2023. Composta di diverse sezioni, la moschea può ospitare più di tremila fedeli. La sua sala archeologica, al piano inferiore, ha più di duemila anni di storia.

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La moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, fra le macerie. Gaza, febbraio 2025.
La moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, fra le . Gaza, febbraio 2025. © Hamed Sbeata
La moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, fra le macerie.
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
Un vecchio, seduto, legge, all'ingresso della Grande Moschea di Omar, a Gaza.
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
I libri all'interno di una delle sezioni della moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, ridotta in macerie da Israele. © Hamed Sbeata
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
I libri all'interno di una delle sezioni della moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, ridotta in macerie da Israele.
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
L'ingresso della moschea di Omar, la Grande Moschea di Gaza, fra le macerie. © Hamed Sbeata - Gaza, febbraio 2025.
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
Due bambine parlano davanti a una scalinata della Moschea di Omar, a Gaza.
© Hamed Sbeata – Gaza, febbraio 2025.
Un giovane conversa con un vecchio davanti all'ingresso della Grande Moschea di Omar, a Gaza. Febbraio 2025.
© Hamed Sbeata –Gaza, febbraio 2025.

Per approfondire, leggi l’articolo: “Che cosa significa la distruzione della Grande Moschea di Omar” di Kate Wagner, pubblicato su The Nation il 24 gennaio 2024.

Ecco l’incipit dell’articolo:

“Se guardiamo le immagini di Gaza oggi, a confronto con quelle di città dove abitavano migliaia di persone, tutto ciò che vedremo sono macerie sparse. I resti di case e condomini sono ovunque, ridotti a brandelli irriconoscibili. Negozi, , , , edifici religiosi, antichi o nuovi (ormai non fa molta differenza), sono stati tutti ridotti a cumuli di pietra e irrecuperabili, alcuni bombardati al punto da essere irriconoscibili, leggibili ormai solo nei ricordi di chi li conosceva. C’è una parola per indicare quando edifici e città vengono distrutti nell’ambito di una campagna di : “urbicidio”. È una tattica usata per assicurarsi che non rimanga nulla a cui tornare, nulla a cui aggrapparsi o a cui essere affezionati. L’obiettivo è una colonizzazione totale del paesaggio, che cancelli tutto ciò che c’era prima.”

Autore

  • Hamed Sbeata

    Sono nato nel 2001 e sono di Gaza. Regista e direttore di fotografia, ho lavorato a lungo come media producer per numerosi canali TV e agenzie. Non mi sarei mai aspettato di diventare un fotografo di guerra. Mi sono avventurato nel periodo difficile che stiamo attraversando per raccontare ciò che le persone vivono qui, e produrre storie e documentari sulla realtà umana di Gaza.

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2 commenti

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