La linea gialla è il simbolo della Seconda fase del genocidio a Gaza: quella in cui noi abitanti diventiamo dipendenti di un Board privato.
Archivio: Cronache da Gaza
Questa categoria contiene le fotocronache e i videoreportage che i nostri collaboratori, in primis il nostro caro collaboratore Hamed Sbeata, riescono a inviarci direttamente da Gaza.
A Gaza migliaia di feriti vivono senza protesi né cure adeguate: storie di dolore, perdita e resistenza dopo la guerra.
Avere 19 anni a Gaza. Una giovane autrice racconta cosa significa diventare adulti tra libri salvati dalle rovine e sogni interrotti.
Definire la situazione di Gaza una «crisi umanitaria causata dall’inverno» è un modo di esprimersi che assolve dalle responsabilità.
A Gaza Israele ha sterminato il 97% degli animali. Solo il 6% degli asini è ancora in vita. Ahmed, 10 anni, da due anni protegge il suo migliore amico.
Il genocidio ha costretto centinaia di bambini di Gaza a ricorrere all’accattonaggio come unico mezzo di sopravvivenza.
A Gaza oltre 280 mila abitazioni sono distrutte. Israele produce malattie e assideramenti, non lasciando entrare nuove tende né container.
“Si può ammirare un popolo per come soffre?”. “Il popolo meraviglioso” racconta la storia di Gaza negli ultimi due anni con umanità radicale.
I campi di Gaza nel fango sono l’ennesima prova delle condizioni di invivibilità a cui Israele continua a costringere i palestinesi.
Durante il genocidio, le contadine di Gaza riunite in forum locali hanno sperimentato di tutto per continuare a sfamare la popolazione.
Con il collasso delle infrastrutture e il proseguimento del blocco, gli abitanti di Gaza non hanno altra scelta che bere acqua contaminata e salata.
Mohammed non sa cosa significhi nascere a Gaza nel mezzo di un genocidio, ma la sua storia appena cominciata ne porta già tutti i segni.
Il fotoreporter Hamed Sbeata documenta con le sue immagini il triste esodo da Gaza di centinaia di migliaia di abitanti.
A Gaza l’unica risorsa aperta rimasta per cercare da mangiare è il mare. Ma Israele impedisce anche di pescare.
Arkan al Sayed sognava una carriera da architetto a Gaza City. “Per noi abitanti di Gaza oggi resistenza vuol dire conservare umanità”.
Mohammed Ma’rouf non parla da oltre un anno. Non ne ha neanche sei. È sopravvissuto a un attacco aereo israeliano sulla scuola dov’era sfollato.
La malnutrizione a Gaza dovuta all’affamamento forzato imposto da Israele sta rendendo quasi impossibile la sopravvivenza dei neonati.
Prima della devastazione, Yaman andava a scuola. Oggi è un operaio bambino di Gaza. Brucia plastica per 12 euro al giorno.
L’Università islamica di Gaza è stata fra i primi luoghi a essere bombardati da Israele nel 2023. Fra i suoi resti oggi si riparano le famiglie sfollate.
Nella notte fra il sabato e la domenica delle Palme Israele ha bombardato l’ultimo ospedale di Gaza City che era rimasto pienamente in funzione.
Le condizioni in cui lavorano i giornalisti palestinesi, a rischio della vita, sono spesso di sfruttamento e mancanza di riconoscimento.
Titolare di un’accademia di sartoria a Rafah, con i bombardamenti israeliani Walaa abu Dafa ha perso tutto. Tranne la determinazione e la dignità.
A Gaza i bambini hanno cominciato a prelevare i libri dalle macerie dell’Università, per accendere il fuoco e fare da mangiare.
Un giorno parleremo dei campi di Gaza con parole e sentimenti simili a quelli con cui i sopravvissuti del ghetto di Varsavia raccontarono la loro vita.
A Deir al Balah, al centro di Gaza, la scuola di Khadija è allestita fra le tende, nei rifugi di fortuna trovati dagli sfollati.
La Grande moschea di Gaza nella città vecchia ha superato, nella sua storia lunga 700 anni, tante guerre e distruzioni. Supererà anche questa.
