Le 112 vittime commemorate a Gaza nel più grande funerale della storia moderna sono rimaste sotto le macerie per quasi mille giorni.
Autore: Enas Abu Ghayad
Il sistema giudiziario di Gaza è completamente saltato per via del genocidio. A farne le spese per prime sono le donne vittime di violenza.
La fotoreporter Kifah Al-Fakhouri ha subito 18 amputazioni. Giocare a calcio con altre giovani mutilate di Gaza le sta ridando la forza.
“Nawal Gaza”, la scuola fondata fra le macerie da Nawal Asqoul, cura i traumi dei bambini devastati dal genocidio. Reportage da Khan Younis.
Private della salute, senza più spazi per sé, custodi del proprio lutto e di quello comune: le madri di Gaza sono l’emblema della dignità.
La copertina della rivista italiana L’Espresso, per noi palestinesi, ha rappresentato l’erompere della verità sulla disumanizzazione che subiamo.
La fame a Gaza è tornata e colpisce soprattutto le donne, costrette al digiuno per sfamare i figli e a inventare nuovi lavori per sopravvivere.
È solo grazie all’incredibile coraggio dei giornalisti di Gaza se il genocidio del popolo palestinese non è avvenuto nel più totale silenzio.
Il comparto della pesca di Gaza, che impiegava migliaia di persone, è stato quasi interamente cancellato da Israele dal 7 ottobre a oggi.
Il Ramadan di quest’anno si chiude con la moschea Al Aqsa di Gerusalemme blindata per l’Eid, e la libertà di culto sfacciatamente negata.
